Ekpirosìs



di
Sergio Nicotra

Dando uno sguardo alla copertina dell’album “In the Court of the Crimson King” dell’eccellente gruppo King Crimson, vedo ritratta e contestualizzata perfettamente l’immagine dell’uomo contemporaneo, smanioso di progresso scientifico-tecnologico e sull’orlo della nevrosi. Nella fredda quotidianità, i rapporti sociali, mascherati formalmente di cordialità, nascondono con molta cura l’immagine terrificante e schizoide indice dell’originario senso di conflitto ereditato dalla preistoria e riproponentesi in chiave di lotta per la sopravvivenza psicologica più che fisica. Nel teatro mentale della rappresentazione sociale, l’individuo cela tale disagio in quanto ancora per poco lo spettatore esige che l’accordo etico vada rispettato; Epicuro dice che in ogni nostra azione c’è sempre un sorvegliante, anticipando di un paio di millenni il Super-Io di Freud. Ai primordi, lo spettatore-sorvegliante non aveva un suo ben definito apparato su cui agire e la resistenza non era tale dal frenare un individuo nell’annientare l’altro per il solo scopo di un pezzo di carne. Esisteva uno sconfinato e potenziale spazio dialettico su cui creare le condizioni di formazione della civiltà di cui l’esternazione del Leviatano e il medesimo accordo con esso ne sarebbe diventato il suggello.


Oggi, ai confini della catastrofe, la società ha fallito il tentativo di ritorno in se e per se a livello d’Autocoscienza; la dialettica ha fallito il suo intento e la coscienza si smarrisce nella fitta boscaglia della rappresentazione, la quale da Kant in poi, meno che in Schopenhauer, non ha fatto un passo in avanti.


Questo a mio avviso è l’ingenuità hegeliana del rovescio delle figure in cui comunque lo Spirito avrebbe dovuto riacquisire la coscienza di sé; costruire un edificio filosofico sul proprio Ego non ancora sceso dalle nuvole è follia. In pratica, i milioni di dati che l’individuo contemporaneo subisce, superano di gran lunga la sua capacità di percezione, per tale motivo i fenomeni non potranno mai più ritornare in una coscienza globale che diventi Autocoscienza. Tale percorso della società verso il falso progresso, è preso sul serio dallo scienziato e pensatore positivo dimenticandosi di converso cosa accade nei paesi sottosviluppati. Il pensatore pessimista si avvicina più del primo alla concreta visione, ma entrambi nascondono un desiderio d’autoaffermazione costruita a misura sulle coordinate su cui si basa questo sistema di organizzazione mentale della società. Il terso pensatore tenta di estrapolare il proprio punto di vista dal contesto, anche se è gnoseologicamente impossibile scavalcare i confini della rappresentazione, comunque ne permane l’intenzione.
Si può arrivare ad affermare che la massima decontestualizzazione degli schemi del mondo sociale è la visione entropica del mondo: nel gran processo dello spirito ogni volta che la ruota torna nello stesso punto qualcosa si perde, noi umanità di sicuro. A questa visione, l’uomo contemporaneo si dovrebbe abituare e dovrebbe accettare il misero destino che gli tocca; solo così, credo ci si può immedesimare nel dolore altrui e soprattutto in colui che non vive nel nostro progresso: una compassione universale prima della grande Ekpirosìs.

 

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