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"Religioni"
Il
camuffamento e l'ipocrisia del predicatore religioso si maschera nella
frase che esiste un solo Dio qualunque sia il suo nome,anche se il suo
ha sempre un nome fisso. Dopo, quando non ha più niente da dire,
rimescola l'argomento adornandolo di salvezze, paradisi e ricompense come
se fosse stato lui stesso il ricompensato. Ma non meno imbrigliato nel
fatto religioso è l'ateo, il quale ti parla sempre di Dio come
se questo non esistesse ma te ne parla lo stesso. Lo stesso, ma opposto
sentimento lega il religioso e l'ateo. A me basta la prova di Anselmo,
anche se Kant faticò il passaggio dalla pura alla pratica.
"Teologia negativa"
Se
ineffabili e inconoscibili furono i termini principali con i quali la
teologia neoplatonica cercò di definire il concetto di Dio e l'implicita
negatività di ogni possibilità di giudizio dell'uomo su
Dio, allora Plotino anticipava per certi versi Kant. Quest'ultimo seppe
poi trovare l'artificio per non cancellare Dio, l'anima e il mondo e farli
tornare in sede pratica. Ma io vedo nella teologia negativa una positività
di giudizio estrema; il trucco è insito nel "negativo"
destato dalla inaffidabilità del linguaggio il quale non aveva
più i termini adatti per parlare di Dio, ma non nel pensiero che
tali filosofi avevano nei confronti di Dio. A tal punto la negatività
assumeva il ruolo della iper-positività che nel sensibile non trovava
credito e che nell'intellegibile non ispirava fiducia; ma ciononostante
la teologia dell'ineffabile diventa la più positiva che esista
in quanto sino ad allora nessuno aveva parlato tanto "bene"
di Dio e del suo rapporto con l'uomo. La vera negatività non consiste
nella negazione della possibilità di dare giudizi, operazione implicante
un concetto positivo e benevolo di Dio, ma nell'affermazione del carattere
negativo di tale possibilità. Sgombrare il terreno da concetti
quali provvidenza, bontà, sapienza, è il primo passo verso
la "vera negatività" implicita nell'obbrobrio e nel pasticcio
di Dio. Io non sono ateo e non voglio parlare male dell'onnipotente, ma
al contrario dell'ateo che ne parla bene lo stesso illudendosi che non
esista, io, appunto perché credo che esso sia l'ente realissimo,
inveisco contro di esso; la morte, le distruzioni e le catastrofi più
terribili annullano, vanificando , qualsiasi sforzo morale, facendomi
apparire la nostra masochistica venerazione priva di senso. A tal punto
invertirei i termini e gli attributi con i quali si vuole identificare
Dio: morte, entropia, caos, cosmo, tutto ciò che annulla la parte.
L'infinito contro il finito, Dio contro l'uomo: questa è la vera
teologia negativa.
"Pessimista
e ottimista"
Entrambi
assumono un atteggiamento sentimentale nei confronti dell'esistente, come
se quest'ultimo dovesse accollarsi colpe o meriti.
Che significa, mi chiedo, essere pessimisti o ottimisti?
Niente, semplicemente che uno non sa dove sbattersi la testa mentre l'altro
se la spassa.
Che nel pensare, ci siano condizioni e condizionamenti, non lo metto in
dubbio, ma che il pensiero abbia tale scopo, cioè che l'uomo debba
stare al centro, come la terra prima di Copernico, su questo non sarò
mai d'accordo, su una tale concezione del pensiero. Del resto bastano
terremoti, uragani, e quant'altro di tale via dicendo a dettarmi le evidenze
sui destini umani tanto da farmi credere che parlare dell'uomo valga meno
che osservare le minuziose operazioni con cui le parsimoniose api accantonano
il miele.
Allora il punto è stabilire un nuovo statuto del pensiero, un rovesciamento
dei suoi valori, in cui economia, politica, sociologia e psicologia non
siano più i fuochi da cui lo specialista trae la propria visione
del mondo e delle cose, ma piacevoli passatempi che ci distraggono dall'ineluttabile
destino.
"Pretese
di un epicureo"
Equilibrio dello spirito.
Per una nuova eudemonologia: eliminare sia il piacere per l'oggetto ideale
sia il dispiacere dell'oggetto reale.
"Umano"
Leggo una frase: "l'uomo va superato".
Sorge spontanea la domanda: "da chi, da Batman, l'Uomo Ragno?"
Oltre i films ed i fumetti non se ne sa niente.
"Sull'Arte"
"L'infinita riserva di senso" è tale per un altrettanto
Infinito Spirito: caso contrario la gnoseologia non combacerebbe.
Ma la storia è fatta di chiodi appesi alle pareti per quadri cestinati
giusto un secolo prima.
p.s. per una giustizia ideale, l'arte avrebbe la fisionomia della trascendenza
assoluta rispetto alla storia.
"Teleologia
della casa"
La
casa del borghese medio, arredata ed adornata al gusto e al ritmo della
moda, sembrerebbe avere una sua finalità ben definita - l'abitabilità-
con gli atti ad essa inerenti: mettere al mondo figli, allevarli, soddisfare
bisogni, ospitare comparse. Ma tutto ciò è insignificante
agli occhi del nomade di professione; per lui la casa è diventata
una rappresentazione come le altre e non l'inconscio prolungamento del
grembo materno ancora in agguato. Egli, realmente disilluso, ne sovverte
il valore e la teleologia.
"Entrata": nell'insulso gesto dell'aprire la porta di casa,
sembra che Hegel avesse veramente visto lo Spirito Assoluto passeggiare
a cavallo e gli asini volare.
"Uscita": "in sè", "fuori di sè"
e "per sè". Ma quale? Solo "fuori", rassegnamoci!
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