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Nella cittadella "storica" della mitologia democratica, l'Atene del IV secolo Avanti Cristo, si confrontavano due scuole di pensiero: l'una socratica, intellettualmente irriverente e baldanzosa, alla continua ricerca e "riscoperta" del vero, del bello e del giusto; l'altra sofistica, dotta e fumosa, dedita all'esercitazione accademica e al "vendere" conoscenze preconfezionate, fatte assai spesso di sottili rigiri di parole.
La seconda scuola, quella sofistica, prestava anch'essa servigi ai potenti, offrendo molte soluzioni ai problemi. Tali soluzioni non ambivano a seguire la strada del vero, del bello e del giusto: agli esseri umani - affermavano i sofisti - è assolutamente negata la possibilità di raggiungere una conoscenza autentica del mondo, ed essi devono accontentarsi di vivere esercitandosi in raffinate ed eleganti rappresentazioni. Essi esercitavano così le loro abilità razionali, disinteressandosi della veridicità delle proprie asserzioni e limitandosi a quella che consideravano essere la propria utilità, misurata - in ultima analisi - da quanto i potenti fossero disposti a pagarli. Da allora in avanti la storia ha conosciuto molte "cittadelle" che hanno cercato di edificarsi pienamente democratiche, e altre che hanno preferito semplicemente rinunciare all'ideale democratico per intraprendere altre strade: in quasi tutte queste cittadelle sono vissute almeno due scuole, l'una socratica (o molto vicina alla socratica), l'altra sofistica (o molto vicina alla sofistica). In quasi tutte le cittadelle queste scuole hanno sviluppato le loro dottrine e duellato, più o meno alacremente. C'è chi dice che quella socratica abbia definitivamente perduto, poiché oggi pochi riterrebbero che la ricerca di concetti universali di vero, di bello e di giusto nelle democrazie moderne sia ancora utile. Essi ritengono che la realtà in definitiva non è conoscibile, che non vale la pena cercare di "scoprirla", e occorre accontentarsi di raffinate ed eleganti rappresentazioni. C'è chi ritiene che la lotta tra le due scuole continui e che, pur senza avere eletto un vincitore, abbia comunque prodotto, fino ad oggi, alcuni importanti progressi. Ci sono infine alcuni che pensano che la fiammella della democrazia e del progresso riacquisti vigore ogni qual volta la "voce" che Socrate dichiarava di avere al suo interno ricomincia a parlare… e aumenta la sua forza. Affinché ciò accada, intuiscono alcuni moderni filosofi, è talvolta necessaria una qualche percezione di "uscita" da situazioni vigenti. * * * Riconoscere e rivitalizzare la "voce interna" dentro le organizzazioni pubblico-private, le reti sociali, le amministrazioni locali, e tutte le diverse componenti dello Stato e della Società al fine di incanalarla verso la democratizzazione, la qualità ed il recupero di efficienza, è il principale obiettivo della "favola del metodo" |
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