- 13/10/2001 -
James Hillman
a Catania.



di
Vince Ferrara


Catania 13 ottobre. Nell'aula magna della facolta di lettere si tiene la conferenza di James Hillman su Civilizzazione e cultura. Ai colleghi dell'ordine degli psicologi siciliani Hillman espone alcune sue riflessioni avente a tema "lo psicologo come protagonista di trasformazione culturale". Illuminante il suo esordio nell'aula gremita ed afosa benché sia di prima mattina: E' necessario operare una distinzione. A cosa appartiene la psicoterapia? Alla cultura o alla civilizzazione? La cultura è un meccanismo di difesa contro la civilizzazione, è una modalità che "disfa" la civilizzazione - la quale nient'altro è che una forma di "privatizzazione" - della cultura stessa. Mai enunciazione mi è parsa maggiormente riscontrabile nella realtà contemporanea anche per la sorprendente analogia col lessico corrente: civiltà, una parola che ricorre spesso di questi tempi come argomento principe del dibattito pubblico. Le dichiarazioni di politici tristemente eminenti sulla superiorità di questa o quella civiltà e la zuffa pecorona del popolo intellettuale che, dopo l'11 settembre, si è affrettato a schierarsi da questa o quell'altra parte, questa o quella civiltà, quasi a sancire l'esistenza dei due integralismi odierni: uno a sfondo economico, l'altro a sfondo religioso, due facce di uno stesso delirio civilizzante. Mentre, qui in Occidente, aboliti i manicomi, il mercato della farmacologia psichiatrica annovera una nuova ondata di medicinali che sempre più investono sul controllo della personalità e nella sua riduzione a ad un livello accettabile di tollerabilità sociale; Hillmann lancia un accorato appello a disfare, risolvere, rifiutare la pressione imposta dalla civilizzazione (…) la psicoterapia dovrebbe stabilire questa protezione della persona nei confronti della spinta omologante della civiltà. Lo studioso americano narra questo curioso aneddoto: "per accedere allo studio di Freud a Vienna, così come in quello di Jung a Zurigo, si doveva superare una doppia porta. Quelle due porte tengono lontana la civilizzazione. Il meccanismo di difesa si trova nella pratica della terapia- e prosegue - tale pratica non ha il criterio della scienza che è quanto più possibile pubblica, quanto più uniforme in ogni parte del mondo. Cita poi Joyce: " io pratico in segretezza il nascondere e l'esilio", tutto ciò a che fare con la cultura, sia come fermentazione che come culto. Ribadisce infine - La cultura è una forma di resistenza alla civilizzazione…. Molta della terapia oggi praticata è accomodante, anti-sovversiva, è civilizzante, riduce alla civiltà. Il terapista deve resistere al compromesso con la civiltà che fa del paziente un sovversivo;
La pratica psichiatrica al giorno d'oggi è per lo più condizionata dal dilemma se l'ego debba sottomettersi alle altre dominanze della psiche o se l'ego debba invece sottomettere tutto il resto, è il tipico dilemma di ogni civiltà, a mio avviso, che, per suo stesso statuto, deve affermare analogie, estendere uniformità e dirimere incongruenze: molta parte della terapia si costituisce della capacità di sottomettere tutte le altre dominanze; il principio è che la forza viene prima del cedere e della morbidezza. Penso d'istinto a Pasolini che in Petrolio, al termine di una lunga sequenza narrativa sui rapporti omosessuali del suo protagonista riflette sulla superiorità dell'essere posseduti rispetto al possedere (pg. 323) cognizione che probabilmente gli costò la vita per l'odio che tali affermazioni dovevano e devono suscitare in quegli odierni, e purtroppo eterni, fautori della civiltà.
All'idea di io tradizionale Hillmann contrappone un altro tipo di ego che chiama immaginale, si tratta dell'ego che ritroviamo nell'arte, nell'ambiente, nel sogno e nel mito, fautore della sovversione delle relazioni, propaggine cognitiva di rapporti che si fondano sui sogni ed hanno come luogo l'incoscio collettivo di jungiana memoria: la psiche non è ne mia né tua; esiste una comunità di vita psichica che noi condividiamo, questa vita è fondata anche dall'ambiente, anche dalle piante , dalle costruzioni e anche dalle città; pensare ciò rappresenta una continua sovversione del narcisismo contemporaneo. Il narcisismo che caratterizza la società contemporanea - descritta da Freud come portato di una carenza di libido affettuale - può risolversi solo riscoprendo l'anima mundi: liberarsi dal fascino della propria soggettività perché il mondo ci chiama (distoglie da noi) sempre con la bellezza, la bruttura, la sua vitalità, ma la concentrazione su noi stessi ci divide da questo contatto col mondo.
Alla base della nostra civiltà vi è una sovversione di tipo cartesiano, meccanicista che fu anche la sovversione del cristianesimo, in particolare. Da duemila anni risediamo in questo mondo cristianizzato per il quale l'anima risiede nella persona e solo nella persona, non negli animali, nelle piante, questi ultimi sono solo corpi che offrono resistenza all'anima, sono impermeabili ad essa. La diversità - a livello ontologico - si risolve in eterodossia, per la società civile tutto quel che non và è patologia.
Poliedrica e mutevole la cultura è un processo in continuo movimento che "coltiva" la psiche attraverso un processo di "fermentazione, di rottura in pezzi della psiche: Dioniso richiama a qualcos'altro oltre la Psiche stessa, e' mito dell'infanzia e della permanenza perversa nell'indistinto, perverso polimorfo, il cucciolo dell'uomo è portatore della "patologia" che fonda la stessa esistenza umana.
Tra i domini contrapposti e coesistenti di civiltà e di cultura l'analista rimane come un martire; testimone di cosa? Egli è Vittima della proiezione e del transfert; la sua identità sociale risiede nel mezzo di una contraddizione che vede ogni persona membro della civilizzazione e un rappresentante della cultura. Quale la salvezza? Quale il metodo? Hillman chiude il suo intervento rivolgendosi ai colleghi con l'invito: Tutto il lavoro che facciamo di aiutare ed accettare è minore: fondamentale è solo l'aspetto sovversivo.
Parole Sante, ma rimane il dato attuale che vede i dipartimenti di igiene mentale, in Italia e in Occidente, sempre più affollati dalle vittime della cosiddetta civiltà. Sempre più persone vengono affidate o si affidano alle cure psichiatriche, cresce il numero di coloro che si consegnano ai dipartimenti di Sanità mentale degli Ospedali incalzati dai cani sciolti del neo-liberismo che, avviandosi al controllo totale del Pianeta, viaggia sulle ali della civiltà. Non a caso, quello di igiene mentale, è uno dei servizi più a buon mercato offerti dalla sanità di Stato in Italia: è più facile e molto meno costoso imbattersi in uno psichiatra "di Stato" che fare un'analisi al sangue a (sempre più) parziale carico dello Stato medesimo. Quale cultura? A Catania i depositari di quella cultura di cui parla Hillman non vivono certo all'Università e nemmeno nelle redazioni dei giornali, vivono nei quartieri ghetto o in appartamenti circondati d'oblio.

 

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