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L'intrecciarsi voluminoso
dei pensieri, il dimenarsi tra il cogito ed il percepito, l'affanno cerebrale
della cosa interiorizzata, incorniciano, come in un bel quadro delle terrificanti
immagini, ciò che io concepisco come il fine ultimo del pensiero
e la sua oscurità. Nelle minuzie del quotidiano, l'esperienza,
felice e leggiadra ci inoltra nel fantastico ed incantato mondo dei fenomeni,
i quali col disincantato perdono la loro capigliatura dall'aspetto consolante
e fanno la fine dell'idea di Bello di Bene vigente nella grecità.
Anzi, dopo che il Bello ed il Bene persero le ali e caddero in picchiata
dal cielo alla più cruda terra i nostri sensi trovarono il cosiddetto
pane per i loro denti i quali con la "trascendenza" e con il
misticismo vissero nella più bruta astinenza.
Dopo
il ribaltamento della dialettica operata da Marx, alla quale il filosofo
riconsegnò gambe salde su cui affrontare il frastagliato terreno
della storia, l'uomo si godette l'esperienza sensibile con tutti i connotati
che ad essa appartengono, anche i più malvagi.
Dunque, nell'appetitoso oggetto della percezione io intravedo la consolazione
con la quale la nostra esperienza smussa la spigolosità del pensiero.
Non si fraintenda, l'oggetto non perde Bellezza e Bontà nel mondo
delle idee per riacquistarli nel mondo sensibile, ma svela semplicemente
di non averli mai avuti, e di essere solo modi del soggetto di vedere
l'oggetto. In altre parole la gnoseologia si scrolla di dosso nella definizione
dell'oggetto, la morale e l'estetica di troppo.
Ma allora in cosa consiste la consolazione visto che l' oggetto è
solo il nostro modo di vederlo? Semplice, essa si attua nel medesimo processo
del percepire e nella "intenzionalità " che vuole l'oggetto
a tutti i costi bello e buono. In ciò consiste la bontà
e la consolazione del percepire occidentale il quale eredita dall'idealismo
ciò che invece le realtà non occidentali svelano come un
misero trucco. Ma tale "rifiuto occidentale" degli aspetti più
desolanti e malvagi dell'oggetto, non solo è indice di un basso
livello di conoscenza, ma implica la viltà del mancato riconoscimento
delle proprie colpe storiche segnate dalle più disparate forme
di sfruttamento: tratta degli schiavi, colonialismo, lavoro infantile
etc…
In soldoni l'oggetto occidentale, rivestito di bellezza, bontà
e comodità (attributo che e' molto di moda) per una questione di
equilibri cosmici, inasprisce e incattivisce quello del sud del mondo,
il quale si mostra nudo e crudo solo agli occhi dell'indigeno ma indifferente
e negletto ai nostri. Kant nel ventunesimo secolo avrebbe urlato forte:
"agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre
valere, insieme, come principio di una legislazione universale".
In pratica la ridistribuzione
della ricchezza è un dovere morale oltre che economico.
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