Oggetti dal nord e sud del mondo



di
Sergio Nicotra

L'intrecciarsi voluminoso dei pensieri, il dimenarsi tra il cogito ed il percepito, l'affanno cerebrale della cosa interiorizzata, incorniciano, come in un bel quadro delle terrificanti immagini, ciò che io concepisco come il fine ultimo del pensiero e la sua oscurità. Nelle minuzie del quotidiano, l'esperienza, felice e leggiadra ci inoltra nel fantastico ed incantato mondo dei fenomeni, i quali col disincantato perdono la loro capigliatura dall'aspetto consolante e fanno la fine dell'idea di Bello di Bene vigente nella grecità. Anzi, dopo che il Bello ed il Bene persero le ali e caddero in picchiata dal cielo alla più cruda terra i nostri sensi trovarono il cosiddetto pane per i loro denti i quali con la "trascendenza" e con il misticismo vissero nella più bruta astinenza.
Dopo il ribaltamento della dialettica operata da Marx, alla quale il filosofo riconsegnò gambe salde su cui affrontare il frastagliato terreno della storia, l'uomo si godette l'esperienza sensibile con tutti i connotati che ad essa appartengono, anche i più malvagi.
Dunque, nell'appetitoso oggetto della percezione io intravedo la consolazione con la quale la nostra esperienza smussa la spigolosità del pensiero. Non si fraintenda, l'oggetto non perde Bellezza e Bontà nel mondo delle idee per riacquistarli nel mondo sensibile, ma svela semplicemente di non averli mai avuti, e di essere solo modi del soggetto di vedere l'oggetto. In altre parole la gnoseologia si scrolla di dosso nella definizione dell'oggetto, la morale e l'estetica di troppo.
Ma allora in cosa consiste la consolazione visto che l' oggetto è solo il nostro modo di vederlo? Semplice, essa si attua nel medesimo processo del percepire e nella "intenzionalità " che vuole l'oggetto a tutti i costi bello e buono. In ciò consiste la bontà e la consolazione del percepire occidentale il quale eredita dall'idealismo ciò che invece le realtà non occidentali svelano come un misero trucco. Ma tale "rifiuto occidentale" degli aspetti più desolanti e malvagi dell'oggetto, non solo è indice di un basso livello di conoscenza, ma implica la viltà del mancato riconoscimento delle proprie colpe storiche segnate dalle più disparate forme di sfruttamento: tratta degli schiavi, colonialismo, lavoro infantile etc…
In soldoni l'oggetto occidentale, rivestito di bellezza, bontà e comodità (attributo che e' molto di moda) per una questione di equilibri cosmici, inasprisce e incattivisce quello del sud del mondo, il quale si mostra nudo e crudo solo agli occhi dell'indigeno ma indifferente e negletto ai nostri. Kant nel ventunesimo secolo avrebbe urlato forte: "agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere, insieme, come principio di una legislazione universale".

In pratica la ridistribuzione della ricchezza è un dovere morale oltre che economico.


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