|
Sono uno studente
dell'università statale di Milano sto preparando una tesi di laurea
che discuterò a novembre su una parte del pensiero di Michel Foucault,
filosofo francese del dopoguerra.
Premetto queste considerazioni perché in un certo senso sono legate
a ciò che esporrò, soprattutto per ciò che concerne
le dinamiche del potere che, in questo momento, mi hanno dato da riflettere
su ciò che è accaduto a New York e di riflesso su ciò
che sta accadendo nel mondo. Non solo, ho pensato anche al modo in cui
noi "problematizziamo" ciò che accaduto. Mi pongo alcuni
quesiti e li pongo per avere una considerazione su ciò che mi sento
di dire.
Ho avuto modo di udire molte cose ( per non dire molti "luoghi comuni,
o meglio, "frasi fatte") sull'Islam, sul mondo musulmano, del
tipo: "provate ad andare a costruire una chiesa dalle loro parti",
"non si possono mandare in giro le donne conciate in quel modo",
(riferendosi al velo), "le donne non possono fumare in pubblico",
oppure considerazioni disinvolte sul Corano da esegeti improvvisati che
probabilmente non hanno avuto mai sottomano neppure la Bibbia!
Considerando ciò che Foucault afferma ne la "Volontà
di sapere", dove dice che il potere non è solo repressivo
ma costituito anche da un carattere di controllo che si manifesta al di
là di una semplice costrizione, mi chiedo se sia più legato
ad una dinamica del potere l'impossibilità di costruire chiese
in un paese a maggioranza musulmana, costringere le donne a portare un
velo, proibire di fumare in pubblico, oppure garantire la possibilità
di costruire moschee dalle nostre parti, rendendo così più
facile il controllo del "diverso" sul nostro territorio: globalizzare
in questo senso potrebbe significare ottenere una forma di controllo sempre
più onnipervasiva fino agli angoli più infimi del mondo,
ottimizzare una visibilità "panottica" che Foucault per
esempio intravede a partire dall'architettura del progetto carcerario
di Jeremy Bentham. ( Sorvegliare e punire). Ora però non saremmo
più legati ad una visibilità condizionata dalle strutture
che ci circondano ma andiamo verso una visibilità quasi impalpabile
ma assolutamente funzionale agli scopi di controllo e di gestione di una
microfisica del potere connessa ad una "biopolitica" di organizzazione
degli esseri viventi, di omologazione dell' "Altro". Detto ciò
mi pongo una questione: siamo veramente scandalizzati da ciò a
cui vengono sottoposte le donne musulmane, o ciò che ci da noia
è il fatto che quelle forme di potere siano ancora in simbiosi
con un principio di visibilità di esercizio del potere che si manifesta
attraverso una costrizione del modo di vestire, del modo di porsi in pubblico,
del modo di agire. Quindi la loro arretratezza non sarebbe ricollegabile
ad una mentalità antiquata, ma ad una forma di esercizio di potere
arretrata ( tutto ciò potrebbe dipendere da un'economia poco sviluppata,
dalla mancanza di tecniche e tecnologie di controllo? Forse.) che in Occidente
esisteva ai tempi delle grandi monarchie (metà del XVIII secolo),
dove il principio di potere del sovrano si manifestava per esempio sul
corpo dell'individuo attraverso le torture (eseguite in piazza). Ciò
che pensiamo è allora questo: "insomma, non è plausibile
che nel corso del XXI secolo il potere si manifesti ancora con questi
metodi scandalosi, devono imparare da noi occidentali, l'esercizio del
potere dovrebbe essere molto più subdolo, trasversale, deve agire
in silenzio non farsi scoprire, offrire come libertà tutto ciò
che invece risulta così più controllabile". Mi sembra
di notare un parallelo con ciò che Foucault affermava al riguardo
del mito filantropico di Pinel e Tuke (Storia della follia), coloro
i quali garantirono la libertà ai folli soggetti alle catene nei
manicomi ma che li sottoposero alle catene più infime del rigore
morale, e il nostro mito filantropico di coloro che vogliono liberare
il mondo da forme di potere castranti, per meglio controllarli attraverso
la concessione del benessere, della libertà in nome della tolleranza!
Veramente noi crediamo di essere più liberi quando per esempio
noi giovani dobbiamo stare attenti come ci vestiamo altrimenti esistono
locali notturni dove dei determinati soggetti non ti fanno entrare, oppure
considerato il fatto che i ruoli più importanti nella nostra società
della new-economy sono ancora occupati dagli uomini, o ancora, dove la
produzione di opere di pensiero vede impegnati, per la maggioranza, solo
uomini? E le nostre donne? Sono meglio trattate delle donne musulmane
perché non sono costrette a portare un velo? O perché a
loro è concesso fumare in pubblico? Ed inoltre siamo costantemente
monitorati, abbiamo telecamere dappertutto, ogni nostro singolo gesto
sarà presto scandagliato nei minimi particolari e recentemente
il garante alla privacy Rodotà ha confessato che i nostri sms vengono
archiviati (controllati) per almeno cinque anni!! Progresso tecnologico
e controllo esaustivo andrebbero di pari passo. La nostra è vera
libertà? Quello che è accaduto l'11 settembre, e ciò
che sta accadendo tutt'ora, non solo deve farci riflettere sul fatto che
qualcuno sta minacciando la nostra quotidianità e chiederci perché
lo sta facendo, ma anche metterci di fronte al fatto che pretendere di
omologare il diverso attraverso una reprimenda del loro essere è
anche questo vessatorio.
La mia non è una posizione paradigmatica, è solo un modo
di dubitare di tutte queste certezze che pensiamo di avere ormai in cassaforte
da tempo!
|