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Romanzo bianco

Il romanzo bianco è una finestra aperta a chiunque voglia cimentarsi nel continuare il racconto secondo la propria fantasia.
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Indice:

                                                                                                                         i.            Josè rientra in casa (Mirko Rizzelli)

                                                                                                                                 ii.            Ophelia e Lisbona (Debora)

iii. La visione (Davide)

i. Josè rientra in casa

A quell’ora, tutte le strade di Lisbona risplendevano della loro vera luce, tutto il caos della giornata aveva lasciato il posto alla quiete notturna: la città si era riappropriata sdei propri vicoli, alcuni cani, sembravano conoscere perfettamente quelle vie: salivano da Rua dos Poias de Sao Benta sino all’angolo con Rua Caetano Palha e di lì giù per la chiesa di Conceicao Velha. Da Cais do Sode giungeva un rumore di passi poco lucidi che mal s’inserivano nella musicalità della notte lisbonese. In Rua de Sao Paulo, l’uomo impugnò una chiave e si diresse, con andatura incerta, verso una porta che aprì dopo una breve lotta con il buco della serratura.

“Questi buchi” – pensava, e con una smorfia simile ad un sorriso, entrò, andò in camera da letto e affondò tra le coperte lasciandosi sopraffare da un sonno senza sogni. Molta gente si preoccupava di andare a mangiare quando Josè riaprì gli occhi, e a stento riconosceva quell’immagine riflessa nello specchio del bagno; un’immagine opaca da dove ancora lo si vedeva chiaramente, l’alcool bevuto la sera prima, faticava ad uscire. Ma adesso necessitava reinserire quel che restava di quel corpo nella vita quotidiana, uscire, cercare il mezzo per passare indenne il resto del mese, riuscire a risolvere qualche problema che in quella città non mancano mai.

“A Lisbona serve gente onesta, come te” gli diceva sempre Ophelia. Leggeva attentamente il giornale cercando notizie su cui lavorare.

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ii. Ophelia e Lisbona

Ophelia era molto diversa da Josè. In assoluto era diversa. Aveva portato via dalla Danimarca le sue guance sempre congestionate e sempre fuori luogo nell’atmosfera dell’ormai gelida Christiania: popolata ormai da ombre, così come la mente stessa di Ophelia non era ormai che ricovero per fate insonni e viscidi sogni.

Fu un giorno che Ophelia decise di donare alla variopinta Lisbona le sue guance e formare un insolito contrasto tra sé e la sua immagine, stagliandola indolentemente sul paesaggio circostante.

In realtà, dunque, Ophelia era diversa: aveva quasi dimenticato la sua malattia cronica e trovava seducente la solare Lisbona.

“D’ora in poi sarò quasi e solo un caldo girasole, giallo, vistoso, tremendamente incosciente”, per fermare gli attacchi bulimici di vita e vuoto, cui era stata soggetta a Copenhagen, pensava.

Josè no, Josè era nero; annullava in sé, nella sua complessità i colori della vita tanto amati da Ophelia. S’incontravano, tuttavia, ed entrambi mettevano in scena ogni giorno lo stesso spettacolo: ogni giorno camminavano in cerca di occupazioni ed avevano cominciato a credere nella loro normalità ed onestà.

Avevano a tal punto abusato della loro arte di fingere!

Ophelia, almeno, credeva che Josè lo fosse davvero “onesto”,  ma non sapeva…

 

iii. "La visione"
".....che la vita stessa di Josè, onesta, non lo era mai stata.
Il primo lampo lo vide a sei anni, una notte, mai realmente vissuta, mai
distinta da un incubo canonico; un'apparizione, inizialmente un viso o ciò
che sembrava tale, un uomo dai tratti decisi, forse troppo, forse
innaturali, l'occhio destro socchiuso percettibilmente inespressivo, a
tratti, profondissimo. Josè riconobbe in quella visione una sensazione nota,
un chè di già "vissuto", indefinibile, per la sua fantasia di bambino; Non
ne ebbe paura, e istintivamente....tremò di questo. I lampi annunciavano
cose, apparentemente insignificanti, il volto di uomo schiudeva le labbra
dal lato destro e l'occhio buono da quello opposto, in una smorfia
indecifrabile, beffarda che distingueva, istintivamente il bene dal male e
sceglieva....
Come quella volta che a sei anni vide il padre, cadere da una barca e
picchiare contro un remo non fissato....e svenne, semplicemente per sempre.
Josè lo seppe prima, lo vide la notte, gli sorrise quel volto macabro e
sentì, nell'anima un grido disperato subito spezzato. Un sussulto di sete lo
svegliò e gli mostrò la sua scuola nel chiaro sole di giugno. Capì, che
notte non era.
"Una disgrazia", si disse in paese, ma lui sapeva che in parte, era un
omicidio. Quell'urlo Josè lo sentì molte ore prima, cinque o sei, che
sgorgasse dalla bocca del padre.
Capì, che giorno non sarebbe più stato.
Anni dopo...

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