Un grido soffocato taglia l'atmosfera sublime.
La notte trova conforto nel breve riflesso della luna sulle sue vesti bianche e un leggero luccichio di gocce salate sono il suo saluto alla non-esistenza.
Silenzio.
Nel suo affondare, i ricordi si fanno chiari, come il freddo pungente dei suoi interminabili inverni. Credeva di aver vissuto l'inferno di tutte le vite. Ignara dell'Errore, ha voluto cancellare ogni traccia di stelle in quello scorcio di cielo. Adesso la morte è lenta e i pensieri la distolgono dal fine: raggiungere l'agognata Altra-vita.
Si allontanano le fameliche onde e la memoria la investe: immagini di un prato, sorrisi materni, brevi lampi di occhi amati e desideri incompiuti. Ricorda le luminosità rossastre della non-ancor-vita e la paura di affrontare la Luce. E l'improvviso calore di un abbraccio, forse il più sincero di tutto ciò che non è stato.
Poi una confusione di giochi, parole sussurrate, carezze appena percepite le annebbiano la mente. Fluttuanti colori negli oceani del caos e immediata limpidezza. Psichedelico il battito del suo cuore rende incomprensibili le volontà.
Ora si delinea il sapore salino del primo scambio di respiri e le prime mani sovrapposte ad altre mani, ma tutte inconfondibili.
Ora la forma di una costruzione dalle voci confuse e un suono perforante che le fa sentire l'ansia di quei momenti: la lunga prigione della giovinezza.
Ora un improvviso gelo penetra le sue membra: corridoi dalla freddezza sconfinata nei lamenti della malattia. Il suo corpo si piega alla sofferenza altrui: inevitabile.
Ora una strada. L'asfalto rovente e macchiato dal sangue delle sue morti sfiorate.
Ora le sue dita si disegnano sui tasti bianchi e neri e sulle corde dell'incompiuto.
Ora lentamente dalle oscurità della mente si affacciano i suoni inconfondibili delle sue passioni. Chiare le righe che le hanno insegnato a parlare delle intimità. E uno scorrere di lettere e fogli e poesie mai assaggiate. Ecco l'immenso dolore dell'inizio. Ecco il momento esatto della nascita all'anti-vita. Sopravvivenza di falsi gesti sperduti nell'egoismo e un ampio dispiegarsi di sabbia e blu-immensità, di cielo e deserto. Il paesaggio è tutto uguale ed è uguale lo sfondo delle sensazioni. Ma le azioni contrastano: ipocrisia. Buio si alterna ad oscurità più grandi. Non una candela ad esprimere il flebile bisogno di sciogliersi in tenerezze e debolezze.
Sembra interminabile: è il cuore dalle pulsazioni più lunghe a dominare i fiumi della psiche. Ecco il lungo sonno di Anima.
Ma una leggera spinta fa esplodere l'incubo di inaspettata speranza. E non una candela ma una folgore squarcia i cieli morti. Si lascia trascinare dalla corrente, ma non c'è un ramo cui aggrapparsi e la cascata è vicina: inesorabile. Centinaia di piacevoli istanti diventano uno: è un treno e corre e corre e corre. Un breve saluto e il ritorno, come grandine, perfora le illusioni. Ma procede annaspando su finte rive, finti ponti. E un nuovo porto sveglia l'inverno e l'estate è ancora più calda. Di nuovo illusioni e le mancano quei piccoli gesti a costruire i castelli infantili. Come da bambina sognava campi di fiori incantati ed eroi piumati, adesso crede. Ma ora c'è uno scoglio sul quale sbattere e il sogno svanisce in un improvviso precipitare nel nulla bagnato. Eppure la fine sembra non arrivare mai.
Cade nelle profondità più vaste della sua vita.
Ora cammina lentamente verso la scogliera, ma non si vede il mare che sanguina schiuma bianca sulle pareti del suo futuro addio. E non vede alle sue spalle la Salvezza che grida muta e la rincorre.
Ma, avvolta nell'immagine dell'ignota dimensione, è irraggiungibile. Lascia che un passo tocchi il vuoto e che il suo sguardo si volga a ciò che alle sue spalle ha ignorato.
L'ultima interruzione di battito: eterna. E scolpiti sui brandelli dell'intelletto infinitamente i Suoi occhi.

A-volontà

di Laura La Rocca

Nel suo affondare, i ricordi si fanno chiari, come il freddo pungente dei suoi interminabili inverni. Credeva di aver vissuto l'inferno di tutte le vite


foto di Matteo Carta
online da aprile 2002
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