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Si sa quanto
sia strana quella impressione quando vedi qualcuno per la prima volta
e pensi di conoscerlo da molto tempo, chissà, magari dall'infanzia.
In clinica eravamo una ventina di pazienti, tutti con problemi abbastanza diversi, anche se le patologie più frequenti erano la depressione, la schizofrenia e varie forme di esaurimento nervoso. Dovete sapere che la giornata, in un posto del genere, trascorre fumando, ascoltando, mangiando e stando a letto. Poi c'è l'orario di visita quando vengono i parenti, per chi ce li ha, e gli amici. Qualche telefonata e qualche passeggiata in giardino, ed è proprio tutto. Io ho parlato e ascoltato molto, durante i miei dieci giorni di ricovero, e l'argomento principale, assoluto, ossessivo, era la religione cattolica. "Dio mi ha parlato sotto la calotta cranica", "Io sono Gesù di Nazareth", "Tu vai all'inferno tu in paradiso", "Preghi Dio di farmi morire presto", "Ci sono tot categorie di angeli", "Dio mi ha fatto Imperatore, tu cosa studi? Scienze politiche, Allora ti faccio ambasciatore dell'America del Sud e dell'Australia del Nord", "Viva la madonnina dei Raggi", "Viva Sant'Agata", "Dio manderà un altro Diluvio Universale", "Ma che spacchio dici, Dio ci porterà tutti in Cielo".
La notte nella centotre non si dormiva: il signor Giuseppe continuava ad accendere le sue Diana rosse, io mi sforzavo inutilmente di bloccare il pensiero che era un flusso ininterrotto di colori, di ombre, di città immaginarie, insomma come una vecchia pellicola rimessa in movimento a velocità altissima, Peppe stava in ginocchio sul letto e parlava e pregava, "Perdonami, perdonami..." La mia eccitazione mentale, insieme a questa situazione inusuale, mi rendeva ilare, quel caos schiaffato in una stanza mi divertiva; poi però le cose precipitarono, Peppe si buttò per terra col suo peso enorme e incominciò a strisciare gridando "Renato credici! Ti prego salvati!" Urlava come un Giovanni Battista quando entrò l'infermiera e accese la luce. Prepararono una fiala di EN per Peppe, lui non voleva farsi l'iniezione, gli interessava solo di convertirmi, a lui. Fu una fatica terribile per i due infermieri pungerlo nel culo, ma alla fine ce la fecero. Buonanotte, dissero, e richiusero la porta. Adesso si calma, spetta che adesso si addormenta, pensavo io, e invece niente, Peppe disteso sul letto con le braccia incrociate mi diceva "se tu non dici che ci credi, io non dormo", "Peppe tu ci credi in Dio?" "See...", gli rispondeva il signor Giuseppe con una voce incatarrata da orco; io temevo che il signor Giuseppe si incazzasse a un certo punto con me perchè non volevo rispondere di sì, ce ci credevo in Dio. Allora non sapevo che fare, ero dibattuto tra la voglia di mantenere una sana sincerità amicale e l'esigenza di riportare l'ordine in quella stanza invasata. Alla fine cedetti, "Sì, credo in Dio Peppe, ora dormi". "Ahh, davvero?" fece lui, "Davvero", dissi io, ... "Che gioia, che felicità, andiamo a svegliare tutti e facciamo festa, perchè la pecorella smarrita è tornata al suo ovile! Alleluia!" Di nuovo l'infermiera, "Shhh... ancora svegli siete! Basta! Sono le quattro, dormite". "Signorina", disse Peppe, "s'è convertito, ora ci crede in Dio Renato, lei ci crede?" "Certo", disse l'infermiera, "tutti ci crediamo. Ora dormiamo, eh, buonanotte". Buonanotte. |
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