Mario le accarezzava dolcemente la mano. Nell'assordante locale, le loro voci si perdevano tra le note della musica che, prepotente, entrava nelle loro anime.
Adele riconobbe il pezzo. Era dei Velvet Underground, anche se sul momento non riusciva a ricordarne il titolo.
Mario le chiese se l'amasse ancora. Adele scosse il capo, e si rifugiò, dal suo sguardo, sul bicchiere di vodka ancora pieno.
Si trovava in imbarazzo; proprio in quel periodo in cui non ne era del tutto certa del suo amore, ecco che la domanda del suo fidanzato la coglieva di sorpresa.
Alzò lo sguardo verso Mario, rassicurandosi del fatto che all'esterno non traspariva la sua indecisione.
Come un tuono che sconvolge il silenzio della notte e piano arriva ad essere percepito dall'orecchio, così lei si ricordò quella stessa scena, un anno indietro, col suo ex ragazzo, Luca.
Anche allora lui, accarezzandole la mano, le aveva chiesto se l'amasse ancora; ed anche allora lei aveva scosso il capo, aveva risposto alla mano del ragazzo che stringeva con calore, rispondendo di si.
Divenne rossa, al pensiero che quel ricordo potesse indirettamente ferire Mario.
Gli si avvicinò e lo baciò con impeto, tanto che lui fu costretto ad allontanarla imbarazzato.
Chiediamo il conto?, chiese. Adele annuì con la testa.
"Cos' hai stasera? Sei più silenziosa delle altre volte" disse Mario scrutandola in viso.
"Non è niente" rispose Adele "sarà per via del fatto che non reggo bene gli alcolici".
Quella piccola bugia, la prima da quando stavano insieme, violò quel tacito accordo, che esiste tra gli innamorati, di dirsi sempre la verità.
Usciti dal locale, piombati nel silenzio della strada deserta, ancora più assordante della musica nel locale, rimasero per un poco di strada, senza scambiarsi una parola.
L'Estate soffiava il suo vento leggero, scalzando quello che pochi giorni prima, era stato il tempo della primavera.
Alcuni ragazzi, in lontananza ridevano forte, pur non riuscendo a distinguersi bene le loro figure, ma solo ombre che in lontananza venivano animate da quel brusio indefinito, che inizialmente poteva confondersi con una risata.
"Dimmi la verità, c'è qualcosa che non và?" le chiese nuovamente, stavolta con una leggera dose di apprensione.
"No, sono stanca. Mi riaccompagneresti a casa? Non mi sento molto bene".
Poi vedendo che Mario si stava preoccupando sul serio, aggiunse: "non è niente di grave, forse lo stress della giornata che si è accumulato tutto in un colpo".
Ed accennò un sorriso.
Mario che aveva rallentato il passo, riprese con tranquillità a camminare a braccetto con Adele.
Siamo spaventati dalle nostre verità, pensiamo che ignorandole potremmo non far soffrire le persone a cui vogliamo bene; non ci rendiamo conto che questo tacere, questo proseguire nascondendo il nostro cuore, è il più grande tradimento che commettiamo verso gli altri e verso noi stessi.

Il silenzio della luna
prima parte

di Giuseppe Ferro

online da giugno 2002
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