Mediterraneo

di Eugenio Cappello


"Altri viaggiano ( ho viaggiato anch'io ), altri stanno al sole (sono stato al sole anch'io, o ho creduto di starci) tutti hanno ragione, o vita, o ignoranza simmetrica, vanità, allegria e sociabilità, ed emigrano per tornare, o per non tornare, in navi che li trasportano semplicemente ".
FERNANDO PESSOA

Saper leggere i segni per decifrarne l'essenza, saper leggere i gesti e il vociare delle persone, le diverse forme della costa, i venti, la storia che si disegna nei volti degli uomini, nelle rughe dei pescatori, saper leggere le case bianche, le onde, le diverse tonalità dell'azzurro del mare, il tramonto e i suoi colori, saper leggere l'odore del
vino e dell'olio, i pini e i cipressi, i traffici dei mercanti che trasportavano spezie e profumi, immaginare il legno delle navi, le corde tirate dai marinai, le ragazze e le vedove avvolte di nero, naufragi e partenze, ritorni e leggende.
Saper leggere un viaggio come un libro, viaggiare per viaggiare, per non arrivare, cercando l'essenziale attraverso l'illusione che il giorno si porta con sé.
Vedere il Mediterraneo come un caleidoscopio, mosaico che tutti ci riguarda.
"L'Europa, il Magreb e il Levante; il giudaismo, il cristianesimo e l'Islam;
il Talmud, la Bibbia e il Corano; Atene e Roma; Gerusalemme, Alessandria, Costantinopoli, Venezia; la dialettica greca, l'arte e la democrazia; il diritto romano, il foro e la repubblica; la cultura araba, la poesia provenzale e catalana; il Rinascimento in Italia; la Spagna delle varie epoche, straordinarie e atroci;
gli Slavi del sud sull'Adriatico e molte altre cose ancora.
... I naviganti dell'evo antico, portati dai venti alisei giunsero fino alle isole che oggi chiamiamo Canarie, le Esperidi di un tempo. Si trattava spesso di una rotta senza ritorno, dal momento che questi venti soffiano solo nella direzione del tramonto,
dalle sponde dell'Africa verso l'Atlantico, che gli Arabi chiamavano il Mare dell'oscurità. Tanti equipaggi erano obbligati a restare fino alla morte , su quelle isole dette "felici" (insulae fortunatae) fino a quando non vennero scoperti gli arcipelaghi delle Azzorre da dove soffiano altri venti diversi dagli Alisei, capaci di gonfiare nuovamente le vele e far tornare le barche sulle sponde del nostro mare.
Le Azzorre saranno segnate come isole del "ritorno al Mediterraneo ".
E così da scena a scena, da un'avvenimento all'altro, comincia il racconto del mare e della costa, della solitudine e delle isole, del corpo e della prigione, dei venti e dei fiumi, delle foci, di noi stessi: eterni rituali della partenza e del commiato, dramma del distacco e del ritorno, enfasi e parodia, palingenesi e palinsesto, movimenti circolari e tentativi di romperli e di uscirne fuori.


E' possibile -indipendentemente dal luogo di nascita o di residenza- diventare mediterranei. La mediterraneità non si eredita ma si consegue. E' una decisione, non un vantaggio . Dicono che di veri mediterranei ce ne siano sempre meno sul Mediterraneo.


Non c'entrano solo la storia o la tradizione, il passato o la geografia, la memoria o la fede: il Mediterraneo è anche destino" .

(tratto da "Mediterraneo, un nuovo breviario" di Predrag Matvejevic)


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