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Lo
ricordo, si lo ricordo, mio caro D., che lo dicesti : "Sei stanca,
il viaggio è stato lungo e forse non hai riposato". Mi apristi
la porta e mi accogliesti come si conviene. Ritornavo dalle terre fredde
e sembravo mal sopportare questo caldo impietoso. "Qui gli inverni
sono come torride estati" furono le tue parole. Risposi con baldanza
che le intemperie di ogni grado non mi preoccupavano. Ti raccontai di
aver attraversato lande ghiacciate che affamavano anche i più proclivi
al digiuno. Ero sopravvissuta all' inverno più lungo e te ne rallegravi
D.,
te ne rallegravi forse più di me giacché la morte
non mi aveva mai spaventata.
Tornai al silenzioso castello da cui ero fuggita, popolato dei soliti
spettri ignoti e vili servi. C' eri tu ad indicarmi la strada, e mi indicasti
un albero antico sotto il quale riposavano le membra alcuni giovani pastori.
Mi arrampicai sull' albero in cerca di una fronda sotto la quale ripararmi
dal nostro sole inclemente. "Attenta
attenta
" ripetevi
con voce stridula, come un padre ansioso per la sua bambina. Appesa ad
un ramo malsicuro rischiai di cadere ma la mano lesta di uno di quei pastori
riuscì ad afferrarmi un polso, scampando alla vertigine.
Lo straniero proveniva da una terra lontana, isola benevola e feconda
in cui non giungeva l' eco di alcuna delle nostre guerre: non vi erano
i feticci della superstizione alle porte delle case, non vi erano accattoni
negli angoli, impiccati alle finestre, segreti nelle soffitte, coltelli
nelle tasche. Adesso voleva vedere il mondo con gli occhi sereni ed azzurri
di chi non ha mai visto. Ero atterrita e confusa dalla sua storia: avevo
viaggiato in ogni dove senza vedere tracce della sua casa in cui sembravano
raccolte rarità impensabili, leggendarie per gli avventurieri,
invisibili anche ai viaggiatori più esperti.
Temetti in un miraggio del caldo, mi convinsi che quell' uomo sfidasse
il senso comune per frodare i viaggiatori stanchi. Era di certo un affabulatore
geniale. Nella mia breve esperienza di un lungo esilio ero solita soffermarmi
nelle locande invase da stranieri, l' insopportabile e inutil banda delle
burle disposti ad uccidere con una barzelletta e a baciare con una carabina.
Lui però era ramingo ed inclassificabile, possedeva dita intrepide
e parole discrete. Fosti proprio tu, D., a dirmi allora "la fiducia
è un miracolo". Conoscevi le corde del mio essere e sapevi,
si
sapevi che tremavo all' idea di partire ancora, poiché
il viaggio era un incognita necessaria ma spaventosa, l' ennesimo colpo
di mano alla vita. Ma come ti dissi già una volta la morte non
mi spaventava.
Ripresi il viaggio, di nuovo in fuga, col bagaglio leggero e il mantello
rosso sulle spalle sempre più curve, con lo straniero al mio fianco,
avido di parole e dai lacunosi pensieri. Avrebbe potuto attentare al mio
bagaglio in ogni momento. Gli rivelai che le pagine del mio diario grondavano
di sangue. Sembrò che le mie parole non lo toccassero, sorrideva,
indicandomi la rotta verso la sua amata isola. Pensai allora che una casa
non era lontana neppure per me.
Il suo coraggio fu la prima conferma. La seconda fu un richiesta: "
Madonna, posso forse dormire sulle vostre ginocchia?". La terza un
bacio tra le mie dita fredde
non avevo trovato un compagno di viaggio
bensì un amante. Mi addormentai contenta e senza l' incubo di un
risveglio solitario. Per ogni notte che seguì non conobbi che un
sonno profondo e fiabesco. Ogni legge ed ogni fede era stata infine sovvertita.
Nel crepuscolo di una mattina destinata ad essere troppo lunga mi risvegliai
da sola sulla nostra barca. Ero in balia delle correnti e dondolavo senza
remi.
Mi sono persa, caro D., mentre lui sarà già tornato alla
sua isola. E ti ho odiato D., perché hai sempre detto "se
mai amerai ama come vuoi essere amata". Tutto è già
iniziato e tutto è già finito. Non è stato, lui lo
disse, "che un giorno strappato al Corso delle Cose, alla legge del
Dover essere e così sia
". Mi spaventa l' essere così
piccola nei suoi pensieri!
Lui lo disse: "Non posso esaudire ogni tuo desiderio!"
Sono tornata, tornata ancora, ancora esule, ancora sola. Lo dicesti, si
lo
dicesti : " Qui gli inverni sono torridi come estati".
Stammi accanto D., mio maestro ed amico, ora che il tempo rimastomi mi
richiama geloso a sé e mi impone un nuovo ordine, ora che temo
più che mai la morte ed una vita che gli somigli.
Mio spirito saprai sostenermi?
"Cosa gli dirai se dovesse tornare a cercarti ?"mi chiedi adesso
caro D..Non posso dire nulla che non sia stato detto, fare nulla che non
sia stato già fatto. Sono spettatrice quanto te, amico mio, dell'
incedere delle stagioni.
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daniele
ruju

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