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Tratto
da una storia vera.
Parte
prima.
1.Al
banco della festa
Le
donne versano liquori, ci somministrano oblio:oddio!
Ho un popolo di
voci intorno me: urlano, cantano, protestano, cantano inni, qualcuna
sghignazza: oh. oh, oh, interdetta si fece lei, la coefora.
Solitudine. Minchia!
quante lettere dette, scritte, pensate, realizzate! pensiero, parole,
suoni aggiogati come buoi, loro così ‑ buoni i buoi bianchi della
maremma (maiala) – a tracciare virgole, punti, sentenze.. escalmazioni.
abla
ailatarp abara /negro semen semeneba: buum! Viene giù la torre……. La diaspora
di voci in mondotv.
Una
voce parla dall’oscuro dietro quinta, una voce penetra fra le mura di
cartone: vocalizzi come in lucine bianche rosse e verdi tra le case di
cartone colorato del presepe. Natale 2001. Spunta una sagoma che si aggira
per i sentieri tra muschio secco e
lampioni spaccati,
poco si vede: la
cometa sta sulla capanna e le lucine fanno venire le travecole. Celata,
una sagoma cava
fatta
di suono
fece quel che doveva
fare: insozzare la mensa mia e di zio vincenzo con feci e coccole, come
l’arpia che, di certo, adesso dorme ne…
sono sicuro
faccio piano quando
m’arrincampo
a notte tarda-
lei non sente è un po’ sorda
o forse così lascia
solo credere,
psss, psss, pssssssssssss
fra poco comincia
lo spettacolo
degli spettri (i
morticedda nostra.m)
c’è la vedova inconsolabile
nascosta da qualche parte, fa finta di dormire e poi: poooum! Ti salta
al collo e ti soffia all’orecchio: “Sciamo tiuttii fottiuti”.
…….
e…. siamo fatti con la stessa materia dei sogni…: “ma do’ cazzo, annate!
A drogati”? (remix)
1.bis.
(illuminations)
Eureka.
Ecco l’idea «de paura»! che da buon poeta autarchico, praticamente pop,
mi trovo da solo, rovistando tra le mie cianfrusaglie, una poetica scritta
dentro le carte delle gomme da masticare: in mezzo a gla gla gla(m). La
mia poetica, fatta in casa,
ecco sarà una bella cosa!
hosa, hosa: ciené
anche per te voce immagine/voce di vento/fumo di rosa/ coronata d’incanti
i suoi capelli/ ti porti in bocca mille sospiri.
(Si chiamava Ciaspirata..
e la sapeva proprio lunga).
Poesia riflessa!
Suoni allo specchio!
Aerei che lasciano
la scia sopra un cielo digitale! Molti sospetti per le stanze vuote…..
La grafica può essere anche una grande cosa…il divino se ne serve anche
se forse questo tutto sembra più un progetto dell’idraulica che una poetica,
ma a me mi piace! e poi l’idraulica è bella…mi piacerebbe progettare fontane
zampillanti cerasuolo di vittoria il giorno e bianco del cadore la sera,
mentre ballo con la sagoma di katerine de neuve a tracolla!
Certe
immagini vanno rimosse, molte di queste non suonano, ed io invece voglio
ASCOLTARE..
Faremo
dunque la poesia riflessa, la poesia fessa (link), che si
ubriaca e parla a vanvera: quanto basta per spargere suoni, e sento già
i canti,
la melodia,
il baccano
del corteo mascherato
in un carnevale italiano
della
mille cinquecento ABART. tu
Voci
intese da una strada adiacente: il corteo si incunea per le strade che
sono strette, le case alte, sembra un sax, ma mi fa pensare a clinton
e mi allontano.
Si
dovrà pertanto ascoltare
magari toccare
mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm.
******
2.
Si, parliamo troppo noi nevrotici, parliamo tutti, adesso abbiamo pure
i cellulari dentro alle chat youandme per parlare tanto, scavare in profondità,
andare a fondo la personalità, mentre sei tu che vai a fondo e non ci
pensi come una vecchia bottiglia di coca-cola caduta in mare dalle mani
di una piovra e finita sullo scaffale di Piero a Parigi.
Parliamo
trooopppooooo e non produciamo suoni. “Sì, hai capito bene, suoni” e
lo dirò a iosa fino a che non mi cada l’ugola (Rosso, Rosso, Rosso, ancora
più Rosso)
Non emettiamo versi,
perché nessuno li ascolta, così ce li dimentichiamo… «Che peccato»!….costernato,
dice il cuore alla mente che è ormai un computer e non risponde che per
codici segreti e password ssssssss
Ssssssss
Ssss
evviva
la video
scrittura (1)
Parola
d’ordine: ECO, eco con qualche scia luminosa, una bava che la luna ci
riverbera e chiddu dici a jauttru: «VA’ VA’ LUCI» ! in sintesi, la mia
poetica.
Post
scriptum. Spero che il computer non me ne voglia se ne sminuisco l’importanza
in pubblico, del resto vedi (A)
terroristaaaa!
lampeggiamenti e strizzatine d’occhii/finestre accese/ occhialini/treni
in corsa/lampade ad olio/ otri ricolme/gatte morte/Zappa su i piedi/ Zappa
ti amoooooooooooo
oooo
oooo
bolle di sapoooooooone
belle di notte
prima, poi, dopo.
2 bis (caballa). La
paura fa’ novanta e le voci imbrogliano, le parole barano, specie con
la video scrittura che va avanti, ti fa tornare indietro, cancellare,
recuperare, salvare…….«god save the queen!». Suoni, suoni, suoni! come
il ticchettare sulla tastiera: pic, pic pic, mentre una gatta graffia
su chitarre elettrice il rantolo di mille vite passate, passate, passate…pelata,
dove sei? Come stai? oggi non ho ti ho sentito. Suoni, suoni, suoni,
Franco Zappa docet, Brunello otto-due nella capsula che mi accoglie,laaaaaaaaaaaaaatet
(in me)
2.ter
(sermones).
Concentràti
troppo sul senso della vile lettera! Così i suoni diventano sibili di
vipere. Non che non siano belli i serpenti, anzi… ma noi, amici erronei,
non diciamo parole, non creiamo armonie, e abbiamo i tamponi di cerume
color crema alle orecchie, che ci rende un po’ stonati….. ) scherzi a
parte: ci manca qualcosa (ne parleremo lunedì)
Io, per me, ne
ho conosciute tante di matte fatte a fette, ne ho tante fatte intorno
mentre scrivo “fatto” a fette da loro, le chiamavano fettate (RIDI O TI
SPARO) Loro, tutte argentine, andavano a prendere il vocabolario di
millelingue se dicevo una parola, fosse anche solo: «un bacio, un bacio,
un bacio, un bacio
almeno uno, uno,
uno solo: temo di NO!
Sequestrato all’istituto
di lingue da una glottologa in calore, dentro una gabbia di prigione me
ne stavo, e vocabolari e volumi di fonetica annusavo. Nda.
******
3.(rapsodie
catanesi).
In
questa sezione della storia il protagonista comincia a sembrarmi omosessuale,
nota il curatore del manoscritto di cui possiedo il file salvato e formattato
ovviamente scaricato, inch allah aggiunge il curatore per fare
un dispetto a silvio coccio di pero «ma quando li faranno i libri in
cui sono racchiusi tutti i suoni per tutti e cinque i sensi»? oppure
quelli da cui si può annusare il significato senza leggerli. Il
copyright sulle immagini, anche solo pensate?» - dicevo fra meEem
camminando avanti e indietro davanti alla porta della troia millelingue
(pure horror) al cinquantesimo piano della torre.
La docente era
fuori di sé: enunciava significati e frasi. Per ogni parola che diceva,
quella piovra era sicura di tributare un significato certo (a tutto il
mondo). Delirio della certezza: vomitava sensi e alcuni li schiocchiava
dai fianchi limacciosi (faceva SENSO insomma… ribrezzo), mentre io, imbavagliato
con tante carte appallottolate dentro
alla bocca cava
/cava/ cava stavo muto/ muto/ muto, e ogni tanto sbadigliavo/ un brano
che faceva/ «scava juri scava , scava juri scava», i vecchi cari CCCP.
Stava
bene, chiunque lui fosse, e si sentiva! In verità, ci sono labbra sottili
che fischiettano alacri dentro alla semisfera cava del suo cranio tirato
a lucido per l’occasione….aaaaaaspetta! adesso tiro fuori il fischio!
Ecco, parte il
treno è troppo tardi, - però che bello restare comunque alla stazione.
(pioggia lieve).
Io alla stazione
ci abitavo e spesso ricordare una vecchia filastrocca, che fa così:
sferragliamenti
radi/
su linee parallele/
nel chiuso di vetriere/
fragore trapelato/
feeeeerrrrrooooooviedeeeeellostato;
3
bis. (diario di bordo, anno millenovecentonovanta).
Facevo
il poeta futurista nell’atrio di una facoltà di lettere talmente crepuscolare
che qualcuno per sentirsi in gamba faceva il futurista e si vantava di
conoscere ripellino leggendo cose appiccicose a logico papaseve: mi mancate.
3.ter.
(A solo)
Tic.tac.tic.tac.tic.tac,
di-di di-din
«atto
di dolore, mi duolgo con tutto il Quore».
di-di,
di-din
di-di,
di-din
Tic.tac.tic.tac.tac.tac
DIKTAT
DIKTAT
DETTATO
TEMA
CARTELLE
MOMENTI
DI GIOIA
«Atto
di dolore, caccia alle streghe, patto d’acciaio, accendino vuoto, mille
lire. Che sfiga, getta la sfida, crea la magagna, ardore funesto, padre
piu te se magna», il risorto tra le ceneri - il suo sogno, lamenti, sussurri,
menate: «dalla rinuncia nasce la noia, dalla noia la paura, dalla
paura il dolore e il non dolore, dalla scelta la dittatura della morte,
dalla morte la scemenza».
De l’amour o de la semenza
(Dèi pomodori)
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4.
polemiche
Ed
hai già trentanni, (figghiu meu)….
ma non scantarti…
Amico fritz….
facce toste alla
fermata del bus (le nuove forze della ritorsione, capelli radi magliette
verdi dellE IRE).
Adesso ci pensa
ITALIA LAVORO in combutta con le S.C.I.C.A a risolvere il problema della
formazione a CT, al resto ci penserà il CEPU, (vedi link www.tiodio.com)
Ecco il mio atto di fede, mio buon amico in cravatta lillà PADRE RALPH
travestito da FRICASSAR! E tu, NAOMI, torna qua! don’t go away! qui non
verrà la guerra dei mori che c’è PADRE PIU’ SPECIAL GUEST sopra la portaerei
presidenziale ancorata nella bay watch di catania beach, roch’n’roll e
samba, e le donne diventano sempre più troie, dio bono! Incerto allarme
nei occhi pesti.
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5. Exitus.
Come
ne uscii fuori? Ecco. Ad un certo momento la docente di glottologia attorcigliò
una delle sue cento lingue attorno alla sagoma vischiosa del suo stesso
corpo viscido che la stringeva ormai a tal punto, pensare a gechi od ai
camaleonti, che ne VENNE VIA, d’un guizzo, la testa orribile ( pensare
a Reagan de l’exor cista): splash, splash! Ed il resto in mille brandelli
come le torri gemelle. (Bieco pensavo).
Ed invece, colpo
di scena! La docente era fatta di gomma, era una dei fantastici quattro
e, liquefacendosi, skizzò via attraverso il pavimento, ma presto evaporò
e divenne uno starnuto…....
morale della storia:
non lo sapete che gli starnuti sono nani bricconi che saltano di naso
in naso?
E che le bolle
sono fatue.
Diffidate dal SELTZ
al limone!!! .
Tanks
Franco * Allan s probosh *.
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