Crimini, misfatti e
sangue




di
Gianluca Ferro


Oggi 19 Agosto 2001 leggo sui giornali che i sindacati di polizia Sap e Siulp protestano perchè i loro iscritti si sentono, anzi, essi dicono "sono stati" criminalizzati.

19 Luglio 2001, Genova ore 15: la testa di un corteo pacifico formato da almeno 15mila persone che procedono cantando e ballando viene bloccato in via Tolemaide da un centinaio di carabinieri in assetto antisommossa. Lanciano bottiglie di olio Q8, parlo sempre dei carabinieri, per fare scivolare i manifestanti in fuga dalle 3 cariche che seguono allo spargimento d'olio, cariche accompagnate da decine e decine di lacrimogeni sganciati anche sulle teste da un elicottero, lacrimogeni irritanti occhi pelle e vie respiratorie, seguiti a loro volta da camion idranti che producono lo stesso effetto. La gente che sanguina a terra non si può contare, età media 18 anni, molti forse alla prima manifestazione, non era volata una pietra contro chicchessia, dalla sede locale della RAI i giornalisti si erano affacciati salutando il corteo. Unica cosa a volare, oltre a due elicotteri delle forze dell'ordine, era la gioia e lo stupore di essere un fiume lungo a perdita d'occhio, qualcuno spaventato dalla sua pacifica autorevolezza ha voluto che diventasse un fiume di sangue e lacrime.
Ore 16: mentre i carabinieri continuano a pestare chiunque risalendo la corrente, io mi sono rifugiato in una strada laterale ancora non bagnata di rosso. Qui assisto all'incredibile! Un carabiniere, da solo, monta su un furgone blindato fermo a una delle entrate della strada e accelerando passa sei, otto volte avanti indietro, spazzando auto e motorini posteggiati ai bordi della strada. Quasi tutti riusciamo a metterci in salvo dietro grandi alberi sui marciapiedi ma qua e la qualche ragazzo vola, schegge di lamiera ci piovono addosso.
REUTERS/Peter AndrewsNon so come ma riesco anche a pensare di fotografare quel pazzo e la targa del furgone con cui sta tentando una strage finchè, da dietro, la lega in alluminio dei nuovi manganelli si fa apprezzare e vedo solo nero, nel corto circuito visivo corro e continuo a sentire le mazzate in testa e sulla schiena, poi mi strappa via la macchina fotografica (chi? un criminale collega del folle, credo), e non ho la forza di oppormi. Alcuni genovesi che assistono alla scena in questa strada, che in alcuni istanti da luogo di rifugio è diventata un luogo di devastazione, mi aiutano a restare in piedi, mi raccolgono le cose che mi sono cadute durante l'aggressione. Poi passano due ragazzi con una croce rossa disegnata sulla maglietta bianca, i volontari sanitari del corteo, mi disinfettano e mi danno acqua.
Ore 17: Daniele, ragazzo friulano che ho conosciuto il giorno prima, avendomi visto in trauma mi da una mano standomi vicino finchè riesco a camminare senza vacillare. L'odore acre e bruciante dei lacrimogeni è ovunque, ci muoviamo verso una delle colline che formano Genova tra auto con i vetri infranti dai lacrimogeni sparati ad altezza uomo e simil-barricate fatte con le campane della raccolta vetro, non più di 20 persone sono su questa strada che dall'alto si affaccia da una parte su piazz Tommaseo, tra una decina di blindati si vedono almeno 100 tra poliziotti e carabinieri, dall'altra su piazza Alimonda, bloccata da una parte da una cinquantina di agenti di polizia. Tra le due piazze, collegate da stradine, assistiamo alla caccia al topo. Una ventina, forse meno, di manifestanti sono rimasti intrappolati tra i vari schieramenti e si nascondono o corrono senza sosta per sfuggire alle ronde di poliziotti in borghese con caschi blu in testa che, assurdamente, fanno cariche selvaggie.
REUTERS/Sergei KarpukhinIn 6 prendono una ragazza in gonna, la sbattono contro un muro mentre lei grida, la pestano per bene e poi la spingono via. Venti metri più in là, c'è un topo, in almeno 10 per 2 minuti lo massacrano mentre il sorcio non si muove più, se ne vanno lasciandolo immobile, per terra, disteso nel sangue. Noi sopra impotenti, con imbarazzo, ammetto che abbiamo cominciato a tirare pietre per distrarre i poliziotti dalla carneficina che stavano compiendo, ma è inutile. Quelli in borghese sparano verso di noi in alto lacrimogeni, 2 di loro estraggono le pistole e le sventolano, gridiamo a chi non li ha visti di abbassarsi dietro il muretto, sentiamo dei colpi che si mescolano a quelli dei fucili spara lacrimogeni e una ragazza che urla "Assassini, Assassini!", non capiamo, scendiamo verso piazza Tommaseo dove, tra una pioggia di lacrimogeni sparati verso una decina di persone ferme ad una fontana, arriva un'ambulanza, deve andare in piazza Alimonda ma i poliziotti non la fanno passare, la deviano verso i carabinieri. Sono passati 10 minuti e un fotografo, forse del Corriere della Sera ci mostra nella sua macchina digitale il corpo di Carlo Giuliani martoriato. Dobbiamo continuare a scappare, quelli in borghese con le pistole in mano salgono verso di noi, gridano "Bastardi, ora o dopo vi ammazziamo!".

Questi sono alcuni dei fatti di sangue di venerdì in cui, come il giorno dopo, sono stati malmenati anche anziani, suore, boyscout, sindacalisti e parlamentari, fatti documentabili da decine di telecamere e macchine fotografiche presenti ovunque ma censurate subito dal padrone di quasi tutte le televisioni e quotidiani nonchè dai suoi primi dipendenti.
AP Photo/Marco Di LauroChiunque, oltre ai genovesi che hanno potuto vedere, abbia la buona fede di crederci, sa da chi proviene la minaccia dell'alzamento del livello dello scontro. Se qualcuno conosce un aggettivo diverso da criminali, per quei poliziotti e quei politici che hanno dato l'ordine di sparare proiettili di gomma su una folla di donne, ragazzi, famiglie, anziani in fuga dagli scontri delle strade adiacenti lo suggerisca, la prossima volta comunque parleremo dei contenuti e delle proposte del movimento contro lo sfruttamento globale, per i diritti globali, contro la militarizzazione per la solidarietà.

 

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