Catania, Social Forum?



di
Santo Mangiameli

Disinteresse generale, isolamento periferico apparentemente immotivato, mancanza d'analisi e approccio critico, isolamento culturale, dunque nevrosi politica.
Decisamente in ritardo su tempi e tematiche nazionali e internazionali, il Catania Social Forum deve ancora risolvere fondamentali problematiche d'identità, di metodo e obiettivi. Movimento nuovo, ma già vecchio, "progressista" e reazionario.
Genova, come esperienza di rottura storica e politica, non è mai giunta a Catania, città già corrosa dal cancro governativo di una nuova destra e dall'inerzia di una sinistra decisamente inesistente.
Social Forum come copertura alle vecchie logiche d'interesse partitico, copertura per nuovi profitti elettorali, piattaforma per alienanti strumentalizzazioni legate a logiche da bottegai sazi di noia.
Il movimento No Global non può e non deve essere ridotto a catechesi partitica, a tesseramento sindacalista; non può e non deve essere soffocato dalle maglie, sicuramente troppo strette della solita ed ormai banale oligarchia di paese.
Ancora oggi a mesi di distanza da Genova, dopo il crollo delle certezze del benessere neo-liberale, e soprattutto in un clima di costante minaccia a valori come garanzia della libertà dei singoli e dei gruppi ed il rispetto delle autonomie delle diversità, il C.S.F. stenta ad avere un'identità ed un programma d'azione in una realtà socio-economica ed in un contesto culturale che necessita invece la presenza d'una sinistra vigile e critica nei confronti delle manovre spietate di una destra istituzionalizzata, bigotta, ignorante ed arrogante.
Non c'è tempo per giocare ai leader, e doveroso intervenire nel sociale con metodi precisi e mirati e non con sterili demagogie.
Il riciclo delle vecchie strutture in economie di mercato globali non è certo fenomeno astratto o televisivo, ma concreto e visibile nel seno di una quotidianità lavorativa principalmente catanese. I nuovi contratti aziendali integrativi, i contratti a tempo determinato, parziale, le forme di gestione interinale, sono tutte facce di un'atipicità, di una nuova visione flessibile e precaria del lavoro che non è certo lontana dalle attitudini comportamentali delle nostre aziende catanesi. Lasciare poi inosservati i meccanismi e le complicità che legano C.M.C. (Cooperative Muratori Cementisti) ai NAS1 e NAS2 per gli appalti per l'ampliamento della base militare americana di Sigonella è veramente fenomeno che denota l'assenza di un radicamento in un territorio apparentemente provinciale ma ricco di problematiche cruciali nei nuovi processi di distribuzione di ricchezza e di responsabilità politica.
Nazionalizzare ciò che nasce e cresce come movimento internazionale e strumentalizzarlo a fini esplicitamente elettorali è soltanto il primo pericolo verso una totale incomprensione di nuove forme e possibilità di lotta e di un movimento che nulla ha da spartire con gli interessi dei tanti segretari di partito e parlamentari italiani.

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