E son passati solo cinquant'anni

 

 

di
Daniele Ruju

"Gli ultimi cinquanta anni sono passati sulla struttura fisica di Catania con gli effetti devastanti di un terremoto alla rovescia, trasformandola dalla piccola ma riconoscibile città di provincia che era in un informe agglomerato di edifici nella cui crescita è impossibile ravvisare un qualsiasi segno di nuova identità urbanistica".
In queste poche righe, poste all'inizio della prefazione scritta da E.D. Sanfilippo in "La città e i piani urbanistici 1930-1980"; si coglie uno degli aspetti più sconvolgenti che caratterizzano la Catania contemporanea.
archi della marina 1910Una città che è cresciuta molto velocemente in una continua proliferazione di tessutiedilizi, privi di riferimenti culturali che non solo hanno saturato ogni spazio vuoto interno della città, ma ha coperto per addizione successiva, tutto il territorio circostante, finoasaldarsi, ai comuni limitrofi, creando un'area urbanizzata che è almeno il quadruplo archi della marina oggidell'area originaria.
Perché gli ultimi cinquanta anni sono stati così decisivi per la città tanto da determinare, un così radicale e profondo mutamento?
I fattori in gioco sono tanti e insieme a quelli più strettamente legati alla politica, all'amministrazione della città, all'urbanistica e alla mafia ci sono fattori storici, socio-culturali, geografici e soprattutto ambientali, che ci fermeremo ad analizzare successivamente.
Mi soffermerò a descrivere le interessantissime vicende di Catania partendo dall'immediato dopoguerra, quando per una serie di complesse ragioni sociologiche si ha una sostenuta immigrazione, dai centri rurali della provincia in direzione del capoluogo. Di conseguenza nelle aree periferiche si ha un notevole incremento dell'edilizia privata, che di quella sovvenzionata. Da questo momento in poi, in assenza di P.R.G. la città è sottoposta ad un impressionante "sacco edilizio" che opera sotto lo scudo formale del regolamento edilizio del 1935.
largo paisello nel 1925E' nel ventennio postbellico che si consuma la reale tragedia di Catania, dove l'assenza di una specifica normativa urbanistica, consente interventi di sostituzione edilizia che alterano l'immagine quasi integra della città sette-ottocentesca.
Episodio fondamentale di questo barbaro sviluppo urbano, è lo sventramento del quartiere di S.largo paisello oggi Berillo, che partendo da una vecchia proposta del 1913, dell'amministrazionesocial-riformista, guidata da G. De Felice-Giuffrida, riproposta tra le due guerre dall'amministrazione fascista, è approvata e realizzata nel 1956 dall'amministrazione democristiana. Quest'operazione conduce alla costruzione di una nuova area metropolitana (di dubbia qualità architettonica) per gli scambi ed il commercio (banche, uffici, negozi, centri direzionali), e di un'arteria che collega il centro storico alla stazione ferroviaria (Corso Sicilia, corso Martiri della Libertà), e al conseguente spostamento in varie parti della città di ben 10.000 persone.
via duca degli abruzzi nel 1925"Quella che doveva essere la "city" di una moderna realtà urbana, è oggi un ulteriore recinto non risolto. Due fronti d'edifici non troppo alti, che delimitano aree non troppe definibili (strade o piazze?), schermano ciò che sorprendentemente resta del quartiere di S. Berillo. Questa doppia cortina edilizia è un fuori scala rispetto al contesto e mal si lega allavia duca degli abruzzi oggi parte di città storica (Piazza Stesicoro) su cui l'ampio asse di Corso Sicilia si conclude".
Lo spazio urbano ed extraurbano è ormai così fittamente abitato da richiedere un nuovo piano regolatore che, superando i limiti dell'area urbana strettamente intesa, sia capace di inserire la città in un contesto di
Ma com'e´ oggi la "metropoli imperfetta", così ribattezzata da Giuseppe Giarrizzo?
A trentacinque anni di distanza dalla redazione del piano Piccinato, Catania torna a discutere del suo futuro urbanistico, da cinque anni, infatti, si lavora per apportare delle varianti fondamentali ad uno strumento urbanistico che ha ormai saturato tutte le aspettative, e diventa anacronistico per i bisogni di una città che vuole cambiare volto.
sportclub nel 1925La città ha perso una generazione di progettisti e di progetti, la realizzazione della parte nuova e´ stata fino ad ora affidata non alla loro creatività, ma alla capacità speculativa e alle pretese di chi auto-costruisce, sono, infatti, noti i metodi perseguiti ed il gransportclub oggi peso d'influenza della classe politica del tempo.
Manca a Catania una scuola d'architettura, sono presenti, ad esempio, nell'ateneo catanese tutte le facoltà meno quella d'architettura, e non e´ un semplice caso. Una zona quella dove sorge Catania ad altissimo rischio sismico dove sì e´ pensato di costruire palazzi di 10, 15, piani, una vera "foresta di cemento", che se mai dovesse ripetere l'esperienza di un terremoto, forte come quel che 300 anni fa la distrusse completamente, non credo che possa sperare in una sorte ben diversa.
Bisogna reagire e intervenire sia sulla pianificazione urbanistica, non tanto per recuperare quello che è stato fatto, ma per evitare di ripetere in futuro errori così grandi, anche sulla qualità del progetto architettonico rimasto nell'ombra per troppo tempo.
vista catania 1900I risultati li avete sotto gli occhi quello che sarà dipende anche da noi.
Per instaurare un dialogo con la città bisogna anche saperla ascoltare, decifrare i suoi segni e le sue memorie.
"La memvista catania oggioria -dice Italo Calvino- e´ ridondante ripete i segni perché la città cominci a vivere".
Catania ha una sua memoria, e anche se non scorge chiaramente i segni del suo passato, l'Etna imponente e protettrice la madre/vulcano li conserva gelosamente nel suo ventre.


pubblicato  online il 27/1/2002
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