|
L'accusa
vibrante dell'avvocato Mario Brancato, teste del "caso Catania"
"Mi
vogliono delegittimare"
di
Marco Benanti 
|
Avv,
Brancato, quando ha ricevuto l'avviso di garanzia?
"Io l'ho ricevuto nel corso della perquisizione giorno 21 alle ore
sei di mattina, che ho la gradita fra virgolette, visita di un colonnello
della Dia e di altri cinque poliziotti che citofonano a casa mia. Dicono
di avere un mandato di perquisizione, nonché un avviso di garanzia,
con contestuale avviso di fissazione di interrogatorio, perché
si ritiene da parte dei signori pubblici ministeri che comunque si devono
fare subito gli interrogatori per impedire che gli indagati si possano
consultare fra di loro. Un fatto strano che non avviene quasi mai, in
questo caso avviene".
In questa inchiesta, lei avrebbe un ruolo direttivo
in "un'associazione massonica costituita in logge che
. avrebbe
svolto attività diretta a interferire sull'esercizio delle funzioni
di istituzioni e amministrazioni pubbliche e quindi a conseguire profitti
e vantaggi, patrimoniali e non, ingiusti per sé e per gli altri".
Accuse molto gravi. Cosa risponde?
"Io rispondo che ero convinto che l'autrice di 'Henry Potter' avesse
molta fantasia. Dopo aver visto il mio capo di imputazione e soprattutto
essere stato interrogato, mi sono convinto che il dottore Bertone e il
dottore Mignemi ne hanno avuta molto di più, perché tra
questa contestazione e i fatti che mi si contestano, ovvero zero, non
c'è alcuna correlazione e non so in ordine a che cosa abbiano potuto
fantasticare su ciò. Il dato certo è che io ero all'epoca
massone, facendo parte di una loggia massonica, loggia massonica della
quale, per il mio ruolo, avevo dato regolare comunicazione alla Digos.
Quindi, quando si parla di società segrete, mi viene da ridere,
perché la società segreta non può esistere che il
responsabile, in quel caso io, che comunque non ero il promotore ovviamente,
avesse fatto regolare comunicazione alla Digos, tant'è, che in
sede di perquisizione, ho consegnato alla Digos le raccomandate con ricevute
di ritorno delle varie comunicazioni che sono state fatte alle forze dell'ordine,
cioè alla polizia in particolare".
L'accusa parla di "conseguire profitti e
vantaggi
.ingiusti per sé e per altri"
"Non sono riusciti a contestare nulla. Devo dire con un tocco di
ironia e non certo violo il segreto istruttorio che chiesi al pubblico
ministero: 'dico, ma, in buona sostanza cosa mi contestate?' Lui mi rispose:
'ma io non sono molto pratico di massoneria'. Al che gli dissi: 'scusi,
solo in questo modo si può giustificare un capo di imputazione
del genere'. Proprio perché solo non si capisce nulla di che cosa
è la massoneria, che è un'istituzione che persegue obiettivi
di assoluta legalità, si può avvicinare la massoneria alla
mafia. Se esiste massoneria deviata quella non è neanche degna
di essere chiamata massoneria. Se vi sono rapporti con la mafia, questi
sicuramente non sono rapporti massonici, attengono al singolo soggetto,
al singolo privato e non mai all'istituzione"
Lei quando si è iscritto alla massoneria?
"Circa quattro anni addietro."
Motivi particolari?
"Mi è stato chiesto di iscrivermi. Non ho avuto remore a farlo.
Ho fatto in modo di transitare in un'obbedienza diversa, perché
non ritenevo i soggetti appartenenti a quel gruppo, soggetti affidabili
o soggetti per bene. Alla fine, sono uscito fuori dalla massoneria, nel
momento in cui la stessa massoneria, o meglio gli uomini della massoneria,
hanno cercato di impedirmi di combattere per la legalità nel caso
Catania, cioè pressioni forti all'interno della stessa obbedienza
massonica affinchè io non continuassi a lottare per la legalità
sul caso di San Giovanni La Punta, sul caso Catania"
Lei che spiegazione si è data di questi
comportamenti dentro la massoneria?
"Che evidentemente poteri occulti, poteri deviati, non
sappiamo di quale tipo erano riuscite ad entrare anche all'interno della
massoneria e cercarono di bloccarmi. Fu un periodo in cui in ogni modo,
a me si doveva fare in modo che io non continuassi sul caso Catania, che
io non spingessi avanti in ordine alle vicende di San Giovanni La Punta,
che riguardavano un determinato imprenditore, che riguardavano un determinato
sindaco, che riguardavano determinati magistrati"
Che periodo è stato? Che ricordo ha di
quel periodo, in particolare?
"Le pressioni risalgono dal primo momento in cui io mi
sono interessato del caso Catania, dal primo momento in cui ho denunziato
alla Procura della Repubblica le situazioni illecite di San Giovanni La
Punta. Parliamo del 2000, marzo 2000 e la mia candidatura a sindaco. Prima
delle elezioni e quindi già in campagna elettorale, io con denunzie
esplicite chiedo al signor Prefetto e poi al Procuratore della Repubblica
di controllare il territorio di San Giovanni La Punta per le infiltrazioni
mafiose, per i cosiddetti voti di scambio, per tutto il resto. Devo dire
che sbiancano i signori procuratori della Repubblica che mi accusano di
voto di scambio quando io gli mostro la lettera che io ho inviato in epoca
non sospetta al Prefetto, a cui avevo chiesto la vigilanza del territorio
di San Giovanni La Punta, fino al giorno delle elezioni, al fine di evitare
che gli elettori fossero sottoposti a condizionamenti di sorta. E' chiaro
che se io avevo comunque collusioni con la mafia e con qualsiasi altra
istituzione, certamente non avrei chiesto questo invito al Prefetto."
Nell'indagine si parla anche di legami con la
cosca Santapaola e di voto di scambio nelle elezioni di San Giovanni La
Punta. Qual è il riferimento?
"Il riferimento è specifico a questo fatto, per
questo dico che anche questo è risibile. Mi si contesta che io
abbia chiesto dei voti a tale signor Minniti, mio cliente, cognato del
signor Nitto Santapaola e per aver io detto al signor Minniti che so aver
parenti a San Giovanni La Punta, di interessarsi anche lui ovviamente
per votarmi, questo diventa voto di scambio per la Procura della Repubblica.
In questo modo non si cerca altro di limitare il diritto di chi è
candidato alle elezioni di richiedere voti, diritto che i signori Procuratori
della Repubblica non possono limitare, o quanto meno non lo possono limitare
a me"
Allora, avvocato il "caso Catania" esiste e continua?
"Il caso Catania esiste, continua e il fatto di questa comunicazione
giudiziaria e del mio interrogatorio è strettamente connesso al
caso Catania"
In che termini?
"Io vengo indicato dal signor Procuratore della Repubblica,
dottor Marino, in sede di Consiglio Superiore della Magistratura, per
come apprendo dal quotidiano 'Il Giornale', come teste di riferimento
nelle accuse che riguardano un alto magistrato catanese. Lo stesso dottor
Marino riferisce di aver saputo da me di avere io elementi di prova per
determinate responsabilità di questo soggetto e anche di altri.
A questo punto, è facile pensare che c'è una stretta correlazione
fra il cercare di delegittimare la mia figura, tra il cercare di mettermi
alla berlina con infamanti accusa quale è quella che è stata
posta e il caso Catania. Interessa qualcuno delegittimare la mia posizione,
oltre a dire che quanto a che io ne sappia la Commissione Antimafia non
sente coloro i quali sono imputati di reato connesso e questo potrebbe
essere un altro ostacolo alla mia audizione, che si è sempre e
comunque voluto impedire da parte di qualcuno. Non va dimenticato che
quando io dovevo essere sentito dall'Antimafia, stettero male Presidente
e due Vicepresidenti. La mia audizione tanto osteggiata comunque saltò
e adesso, invece, deve essere ripresa e ovviamente a qualcuno non interessa
che io possa parlare".
Ipotizziamo: lei è forse pericoloso per
qualcuno, per qualche potente?
"Io ritengo di essere pericoloso per molti potenti disonesti,
perché ho una grande forza che è la forza dell'onestà,
che non può essere in alcun modo messa a tacere e se questa è
stata un'operazione che tendeva a mettermi a tacere, questi signori hanno
sicuramente sbagliato, perché io sono un uomo libero e libero resto
e quindi dirò quello che so, senza subire condizionamenti da alcuno.
Potranno mettermi anche le catene, ma quello che è mia conoscenza
sarà sempre detto. Non ho paura di questi signori, come non ho
avuto paura quando da politico ho lottato la mafia, quando in prima persona,
nei comizi, ho detto a San Giovanni La Punta che c'era il rischio di infiltrazioni
mafiose, quando ho detto che c'era il voto di scambio, quando ho detto
che si vendevano i voti per i buoni Despar. Non ho avuto paura allora,
non ho paura adesso con questi signori".
Tra l'altro, sarebbe stata sequestrata una foto
di un indagato con un deputato
"Non sono io. Credo che riguardi altro coindagato. Quello
che mi dicevano una foto di quando avevano diciotto anni ed erano a mare
assieme. Non so che rilevanza abbia. Forse si vuole cercare da parte di
questi signori anche di attaccare dal punto di vista politico, perché
io sono stato candidato del centro-destra, sia alle elezioni di San Giovanni
La Punta sia alle elezioni regionali. E chissà che anche in questo
non ci sia una certa chiave di lettura. Posso dire che mi è stato
contestato, in un'intercettazione, che io parlavo male dei giudici di
sinistra. Anche questo significa esprimere la propria libertà di
opinione. E' stato oggetto di contestazione anche questo, per dire il
clima che si è cercato di instaurare"
Senta, "caso Catania". Dai vertici della Procura si conferma
che il caso non esiste. Anche noti avvocati hanno sostenuto che il caso
l'ha inventato la stampa. Come stanno le cose?
"Il caso Catania esiste, è vivo ed è una brutta pagina
della nostra storia giudiziaria. Non si può mettere a tacere né
la voce di Marino, né la voce di Scidà, né la voce
di chi vuole la libertà di opinione, né la voce di chi vuole
che chi ha delle responsabilità le paghi. E' significativo che
in Camera Penale il caso sia affrontato e la stragrande maggioranza degli
avvocati, per non dire la totalità, ha votato per dire il caso
Catania esiste. E' questo è una conseguenza del caso Catania".
Ci dobbiamo aspettare nuove puntate?
"Sicuramente sì. Io non so, a questo punto, cosa
potranno inventare nei miei confronti per delegittimarmi. Ovviamente non
mi meraviglio più di nulla. Se sono arrivati a questo, questi signori
potranno tentare di tutto, ma in ogni caso bisogna continuare a lottare
perché la verità e la giustizia possano trionfare."
A che punto è arrivata la vicenda del
"caso Catania"? Ci saranno altri passaggi istituzionali?
"Il dottore Marino ha finito le sue audizioni e ha chiesto
che venissi sentito io al Csm come teste di riferimento. La Commissione
Antimafia che ora si è insediata, per espressione del suo Presidente,
dottore Centaro, ha detto che avrebbe ripreso il caso Catania. Quindi,
il caso Catania rappresenta una mina vagante anche per i vertici giudiziari
della Procura della Repubblica"
Ci sono date?
"Non ci sono delle date. Il fatto che non ci siano delle
date fa diventare ancor più preoccupante questo tipo di reazione
nei miei confronti, anche perché spesso la Commissione Antimafia
non sente coloro i quali sono imputati di reato connesso e io potrei diventare
imputato di reato connesso e così, con questa meschina azione,
essere nella impossibilità di deporre alla Commissione Antimafia".
Senta, avvocato, di queste persone indagate ne
conosce qualcuno?
"Sicuramente sì, alcuni conosciuti per motivi massonici,
altri li conosco di nome per averli trovati nei processi in cui difendo
altri imputati".
Lei vede anche un nesso con la vicenda dell'incendio
del suo studio?
"La vicenda del mio studio è una vicenda che è
rimasta avvolta nel mistero. Io oggi in tutta lealtà non so dire
né quale sia la causa, la matrice. Dico soltanto: se questo incendio
è doloso è collegato sicuramente alle vicende di San Giovanni
La Punta, ove io ho pestato i piedi a troppi, come questa vicenda lo dimostra.
Volevo solo aggiungere sulla connessione con il caso Catania che non è
un caso che la Dia vada a sequestrare, fra i miei documenti, la carpetta
in cui vi è scritto caso Catania. Evidentemente a qualcuno serve
questa carpetta, qualcuno serve conoscere quali sono i dati che io ho
in possesso, altrimenti con l'imputazione che vi era in corso non vi era
alcun riferimento affinchè coloro i quali hanno effettuato il sequestro,
sequestrassero la mia carpetta del caso Catania"
A suo avviso, il retroscena principale è
questo?
"E' l'unico. Perché io non posso dare altre spiegazioni
dal momento in cui dei magistrati che ritengo sicuramente intelligenti
possano prendere un abbaglio del genere, se non ci sono altri motivi.
Altrimenti, devo pensare che all'improvviso abbiano avuto un calo di attenzione
e abbiano fatto un errore del genere, ma i cali di attenzione sono troppo
strani quando riguardano episodi così gravi".
Ma in generale, la massoneria a Catania quanto conta?
"Io credo, la massoneria a Catania non conti nulla. La massoneria
a cui io sono appartenuto conta, credo, ancora meno di nulla. C'era più
che altro un gruppo che si andava a prendere la pizza assieme, nulla di
più, un gruppo di amici che si riunivano sotto le insegne massoniche,
atteso che la massoneria ha i principi più belli che vi possano
essere. Però, purtroppo la massoneria è fatta di uomini
e non sempre gli uomini rispettano quei principi. Anche io sono stato
all'interno della massoneria colui il ha determinato l'espulsione di determinati
soggetti per indegnità, proprio per il rispetto di quella legalità
in cui credo, nonostante le vicende che oggi mi hanno portato ad essere
indagato, che mi dovrebbero fare proprio all'opposto"
Nella massoneria a Catania ci sono anche potenti?
"Che io ne abbia mai conosciuti no, assolutamente no. Però
non posso rispondere di quello che succede nelle altre logge. Io posso
rispondere di quella loggia di cui ho fatto parte io e sicuramente potenti
non ve ne erano"
Può farmi il nome di questa loggia?
"La loggia Atena all'Oriente di Catania, con regolare comunicazione
alla Digos. E' un fatto pubblico e ufficiale".
Come è struttura questa loggia?
"La loggia ha una sede ove ci si riunisce, si discute di esoterismo,
si discute dei principi basilari della massoneria. Non di discute di altro.
Non si discute né di politica, né di religione".
E sicuramente non di legami con la mafia
"Di legami con la mafia sicuramente no. Faccio presente che quando
io fui responsabile di una loggia pretendevo da ogni aderente un certificato
dei carichi pendenti, un certificato penale, cioè accanto a me
non ci doveva stare nessuno che avesse dei precedenti. Se scoprivo che
così era spesso ne disponevamo l'allontanamento"
Eppure, molti mafiosi sono stati storicamente
aderenti alla massoneria
"E quella è la cosiddetta massoneria deviata, massoneria
alla quale io mi rifiuto di credere esista, se esiste non l'ho conosciuta"
|