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Rivisitazione di una serata indimenticabile
sotto l'Etna
Indovina
un po' chi viene a teatro stasera...
Una
città e la sua corte: il caso Catania continua
di Marco Benanti

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Metti
una sera, di giugno, di preciso il 2 sera, al teatro Massimo Bellini con
tutta la Catania "che conta".
Tutti quanti assieme, politici, magistrati, alti burocrati, imprenditori,
sindacalisti, rappresentanti delle corporazioni per festeggiare la nuova
"creatura" di Mario Ciancio
e soci, il "Newspaper game", il giornale nelle scuole, o almeno
così è stata presentata.
Al di là dei contenuti dell'iniziativa, il valore della serata
è tutto nei colloqui, nelle battute, negli sguardi di questo mirabile
spaccato di città "per bene",
convitato al "Ng awards 2002". Eccoli lì i "giusti",
dall'assessore regionale al comandante dei carabinieri, dall'imprenditore
rampante al sindacalista "in lotta".
Tutto bene, secondo loro: fuori, intanto, la città agonizza nel
degrado, nella precarietà e nella disoccupazione di massa, come
da trent'anni a questa parte.
Eccoli i direttori de "Il Corriere dell'Umbria", de "La
Gazzetta del Mezzogiorno", de "La Gazzetta del Sud", il
vice de "Il Tempo", coautori, soci del "game"
cianciano.
Tutti parlano di qualcosa: il sindaco di Catania, il noto farmacologo,
del cervello (Ah, Freud
), il Presidente della Provincia della nostra
terra (Ah, Verga
), i manager de "La Publikompass", l'altra
faccia del monopolio di stampo sovietico, catanese e meridionale, del
"mercato" pubblicitario,
gli attori Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina dei loro inizi, a base di
lazzi e ironie popolari catanesi, con Pippo Baudo, che presenta, accompagnato
dal fido Salvo La Rosa, con il solito tono fra il retorico e il nazionalpopulista.
Alla fine, però, quasi con un "colpo
di teatro", appare sul palco del "Bellini" un
uomo minuto, che ha seguito la serata accanto all'assessore regionale
a al comandante dei carabinieri. Chi? Mario Ciancio, imbeccato da Baudo:
una chiacchierata fra amici. Seguiamola
"Ha compiuto 66 anni" dice
una voce improvvisa; il presentatore, di rimando, al megadirettore declama:
"lui 70 ne ha compiuti"
Ciancio:
"quattro giorni fa. Tu entravi all'Università
e io uscivo, ricordalo.
Lungo tutto il cammino, siamo amici da quanti anni?"
Baudo:
"Non lo so"
Ciancio: "ormai l'hai detto. 66 e 70. Possiamo
fare subito il calcolo"
Baudo: "40 anni"
Ciancio: "forse di più".
Pausa.
Parla Ciancio, silenzio in sala:
"Tutti quanti voi sapete che io sono un
direttore anomalo, non sono il classico direttore bravo, capace, etc,
sono bravo e capace solo nello scegliere degli ottimi collaboratori, quindi
ottimi collaboratori e quindi ottimi amici evidentemente.
Devo dire che stasera sono particolarmente commosso perché io ho
origini agricole, sono un piantatore di alberi di arance e gli alberi
di arance, come tutti sapete, fruttano dopo sette anni, dopo sei, sette
anni. Bene stasera io vedo il frutto di quello che ha cominciato mia figlia"
Sul palco allora chiamata a gran voce da Salvo La Rosa
Angela Ciancio: "Papà hai cambiato
la scaletta, cosa gravissima. Adesso ci spiazzi, adesso che facciamo.
Sembrate tutti neri per caso potreste cantare e improvvisare
"
Finale con torta in omaggio al Baudo compleanno. "Ti
vogliamo bene, Pippo": questa la scritta sul dolce. Candeline,
candeline per favore e musica di sottofondo, con gli appositi "Neri
per caso". Tutti applaudono. Il politico, il magistrato, il funzionario
di Stato, l'imprenditore rampante, il sindacalista. Che bella città!
Stiamo davvero nel posto più bello del mondo.
Scriveva Giuseppe Fava nel Natale del 1983:
"Il clima morale della società è
questo. Il potere si è isolato da tutto, si è collocato
in una dimensione nella quale tutto quello che accade fuori, nella nazione
reale, non lo tocca più e nemmeno lo offende, né accuse,
né denunce, dolori, disperazioni, rivolte. Egli sta là,
giornali, spettacoli, cinema, requisitorie passano senza far male: politici,
cavalieri, imprenditori, giudici applaudono. I giusti e gli iniqui. Tutto
sommato questi ultimi sono probabilmente convinti d'essere oramai invulnerabili".
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