Per i catanesi, cittadini senza storia



di
Gianluca Ferro

Per i catanesi, che sempre si riguardano allo specchio, è invece sempre stato difficile osservarsi come comunità e scriverne una storia. L'urbanizzazione della città è significativa di come si siano svolti alcuni fatti, così come sembra suggerire che una comunità cittadina in realtà non esista. Si nota per esempio, anche dando solo un'occhiata sommaria alla dislocazione dei quartieri e alle attività svolte dagli abitanti che, quello che potrebbe essere definito il nucleo più antico di cittadini è stato, ed è tuttora, in via di marginalizzazione territoriale fuori e dentro il perimetro della città. Barriera, Canalicchio, Trappeto Nord, il Pigno, San Giorgio, Zia Lisa, Santa Maria Goretti, San Giuseppe La Rena, Librino, Monte Po' sono "solo" la cinta esterna da anni in via di inspessimento in cui vivono molte di quelle centinaia di migliaia di persone che la ristrutturazione del centro, iniziata dopo la seconda guerra mondiale, ha via via confinato all'esterno. Le concause sono svariate ma tra le principali si possono elencare il rincaro progressivo delle locazioni e la deportazione degli abitanti di San Berillo vecchio verso la periferia in seguito all'abbattimento forzato delle abitazioni per dare vita, al loro posto, alla via delle banche in Corso Sicilia. Inoltre bisogna tenere presente la politica abitativa condotta prima dagli enti pubblici come la Gescal, poi dallo I.A.C.P. (istituto autonomo case popolari), da sempre in gestione dc-msi/an e tra i cui presidenti va ricordato se non altri Angelo Attaguile, fratello dell'ex sindaco democristiano Francesco Attaguile, condannato per corruzione per avere, tra l'altro, truccato gli appalti assegnati alla ditta del Cavaliere Finocchiaro per le costruzioni di Librino (lo stesso fu incriminato per il sopito scandalo della costruzione de "Le Ciminiere" in V.le Africa). La politica di tale istituto è stata quella di decentrare l'abitato popolare, facendo costruire ai soliti Cavalieri, non da ultimi Massimino e figli, centinaia di lager a dieci piani in mezzo alle sterpi e alle lave dopo aver sgomberato, a volte con l'uso della violenza da parte delle forze dell'ordine, gli abitanti dal centro storico, ristrutturato dai medesimi imprenditori con le agevolazioni finanziarie arrecate dalle leggi della cassa per il Mezzogiorno e dalla Comunità Europea. Così, mentre la parte storica della città veniva (e viene oggi ancor di più) invasa da grandi e piccole catene di negozi provenienti da fuori, la fetta più grossa della popolazione è stata ammassata in edifici costruiti con il materiale più infimo, privi per decenni di qualsiasi tipo di servizio, (le scuole e gli uffici postali sono recenti, le fogne in molti casi non esistono ancora), lontani ma pur sempre dipendenti dal centro, sede di ogni ufficio e attività. Questa forzosa dipendenza altra conseguenza non poteva avere che la richiesta istituzionalizzata del favore, il rafforzamento del clientelismo e dello scambio di voti, lasciando sul selciato per molto tempo più di cento morti all'anno per guerra di mafia, arricchita quest'ultima dalle giovani e giovanissime leve precipitate in una sacca di emarginazione e ignoranza che sembra essere studiata a tavolino per consentire il perpetrarsi di consolidati patti tra soldi e potere. L'alleanza stipulata tra i Cavalieri, la Mafia e il potere politico-amministrativo, di cui il quotidiano di V.le Odorico da Pordenone non si è mai colpevolmente occupato, si è infatti servita dell'urbanistica come doppia fonte, di reddito e di manipolazione sociale. Le istituzioni, com'è ancora visibile, non hanno mai avuto alcun interesse nell'affrontare la decadenza civile e culturale inasprita dalla disoccupazione, ne hanno invece fatto una risorsa imprenditoriale (il lavoro nero è l'unico vero lavoro diffuso a Catania) ed elettorale (senza "amicizia" non si lavora neanche in nero).
Oggi tra le nuove sfide lanciate dalle imprese di costruzioni, tra cui ne spicca una di proprietà del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, deregolamentate dai soliti ex-dc ex-psi (l'assessore Lombardo è un nome che basta per tutti), c'è la completa ristrutturazione del quartiere di San Berillo, in cui si vocifera di possibili interessi immobiliari dell'enturage dell'ex sindaco Bianco in previsione del prossimo aumento del valore di quella zona che, da quartiere a luci rosse, dovrebbe divenire omologata al resto del centro cittadino: birrerie, pizzerie, trattorie, botteghe "esotiche" ed "artistiche". Così se non altro la neo-liberal associazione Metacatania, che raduna figli di imprenditori e politici, da Virlinzi a Berretta, sogna (e farà), indifferente ancora una volta alla vita e alle necessità degli abitanti del quartiere.
Una partita più grossa si gioca invece lungo il litorale della Plaja, in cui si sono già spesi 500 milioni per la costruzione di tre rotonde e dove non si sa quanto far pagare per il resto, che sarà costituito secondo i progetti di "esperti" e consulenti da discoteche sul mare, alberghi deluxe e quant'altro imponga la necessità del mercato. L'atletico sindaco napoletano di Catania, tale farmacologo Scapagnini, sta in questo periodo affrontando il serio rischio di perdere la sedia messa in discussione dalla sua stessa maggioranza di centro destra che da tempo ha annusato l'arrivo di ingenti somme da Bruxelles per compiere il cosiddetto ammodernamento urbano. In cosa consista quest'ultimo è presto detto: per Catania e i suoi abitanti si prepara un futuro da camerieri, cuochi, autisti, guide turistiche per i ricchi nord europei e americani che verranno a crogiolarsi volentieri al sole locale soprattutto se quel ponte sullo stretto si farà.
Dato che a gestire questo processo di trasformazione sono gli stessi che hanno affondato Catania nel passato si può essere ragionevolmente certi che si continuerà a lavorare in nero e per favoritismi, in una città che avrà ancora più espulso ai margini la sua faccia poco globale, poco rassicurante, in uno scenario che fa pensare alle città costiere del Kenia, dove i ricchi nord europei e gli americani vanno ad abbronzarsi e a fare shopping esotico in hotel e negozi ricavati appositamente per loro in uno stato di trance consumistica che li lascia artificialmente ignari delle favelas e della miseria esistenti qualche metro più in là. Certo, Catania non è come una città povera dell'Africa, ci stanno comunque speculando come con una di quelle, nell'indifferenza della maggior parte dei suoi abitanti che sembra non si rendano conto che in questi mesi si sta giocando una parte cospicua del loro futuro.
Questo breve studio su Catania e i suoi quartieri segue ad altri già pubblicati su questo giornale e ne anticipa altri ancora che verranno sui prossimi numeri.

LIBRINO nei progetti

<<Nel 1970 ci fu affidato il progetto della pianificazione urbanistica della nuova città di Librino per una popolazione di 70.000 abitanti nei sobborghi di Catania in Sicilia. Quando visitai il luogo per la prima volta, ammirai quel bel terreno collinoso e decisi di tentare di realizzare un progetto utilizzando la topografia in modo da fondere l'ambiente naturale con quello umano>>.
Così si esprimeva Kenzo Tange, architetto giapponese allievo di Le Corbusier, allora in Italia per la realizzazione del "centro direzionale" di Bologna. In uno scritto del 1976 lo stesso architetto ribadisce di voler integrare paesaggio e costruzioni, ispirandosi alle esperienze delle "villes nouvelles" e delle "new towns" rispettivamente francesi e inglesi, con le quali si intendeva rispondere al degrado dei centri storici e all'aumento della popolazione urbanizzata. La posizione di Librino era tra l'altro considerata come strategica nel piano regolatore redatto dal prof. Piccinato, poiché il quartiere si trovava alla giuntura tra la città e le vie di comunicazione col sud siciliano (da cui provengono i prodotti agricoli), a poche centinaia di metri in linea d'aria con l'aereoporto e a due passi dalla zona industriale di Pantano d'Arci. Il progetto iniziale prevedeva dieci quartiero residenziali capaci di ospitare ciascuno 6000/7000 abitanti in comunicazione tra loro, oltre che con le usuali strade, tramite piste pedonali e ciclabili. Dovevano inoltre sorgere asili nido, scuole medie, strutture commerciali, impianti sportivi e diversi servizi sociali, grazie ai quali sarebbe dovuto avvenire il reale decentramento. Tra essi erano previsti un day hospital, un mercato scoperto e dei teatri.
Un' ulteriore connessione tra le aree doveva essere affidata ad un parco pubblico ramificato tra le abitazioni, comprensivo di laghetto artificiale e pozzi di irrigazione. Ai margini dell'area più propriamente residenziale sarebbe dovuto sorgere un Centro Urbano destinato ad ospitare edifici di interesse sovracomunale o addirittura nazionale, alla base di cinque torri che avrebbero dovuto fungere da bussole d'orientamento sugli assi nord-sud est-ovest era prevista la collocazioni di uffici e servizi.

LIBRINO nella realtà

L'utopia di Kenzo Tange, l'armonizzazone di natura e architettura, delle esigenze funzionali con quelle di vivibilità si è infranta sugli scogli dell'affarismo selvaggio e della speculazione edilizia privata. L'inefficienza interessata dei poteri pubblici ha fatto il resto. Prima ancora che i cantieri venissero ufficialmente aperti Librino era già costellata, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, di numerosi casamenti dalle altezze vertiginose, (il progetto dell'architetto giapponese che stabiliva l'altezza massima a nove piani non è mai stata rispettato), e dall'aspetto discutibile. La scarsezza qualitativa dei materiali impiegati ha fatto sì che a distanza di pochi anni dalla realizzazione alcuni edifici fossero già in stato di avanzato decadimento. I ritardi nell'inzio dei lavori, compromessi dall'inefficienza dell'Istituto autonomo case popolari, hanno autorizzato molti a farsi una casa abusiva da soli o in coperativa senza, ovviamente, che alcun piano regolatore venisse rispettato. Le strade e le fogne sono ancora oggi di là da venire, la situazione dei servizi è quella di un abbandono criminale, il parco non si sa cosa sia. Il paesaggio urbano è reso ancora più estremo dalla presenza di tralicci dell'alta tensione disseminati tra le abitazioni, la vicinanza all'aereoporto in perenne ampliamento (se non altro nominale) è motivo di inquinamento acustico e contribuisce in maniera non indifferente all'invivibilità dell'area. L'unica scuola che vi è sorta non è sicuramente sufficiente a garantire l'istruzione per un agglomerato formato da non meno di 50 mila abitanti (alcune stime ne contano 100 mila). Il tessuto sociale di Librino si presenta anche per questo pericolosamente disgregato, la criminalità minorile è elevata, la disoccupazione investe il 90% della popolazione, le attività sociali sono gestite da poche organizzazioni di volontari, dai bar e dalle sale giochi. Da poco tempo nel quartiere è stata aperta una nuova sede di Forza Nuova, movimento di stampo neo-fascista che, strumentalizzando il tifo calcistico, si sta adoperando nel reclutamento di nuove leve da iniziare alla violenza squadrista. E la città sta a guardare anzi, continua a tenere gli occhi saldamente chiusi.

 

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