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Per i catanesi, che
sempre si riguardano allo specchio, è invece sempre stato difficile
osservarsi come comunità e scriverne una storia. L'urbanizzazione
della città è significativa di come si siano svolti alcuni
fatti, così come sembra suggerire che una comunità cittadina
in realtà non esista. Si nota per esempio, anche dando solo un'occhiata
sommaria alla dislocazione dei quartieri e alle attività svolte
dagli abitanti che, quello che potrebbe essere definito il nucleo più
antico di cittadini è stato, ed è tuttora, in via di marginalizzazione
territoriale fuori e dentro il perimetro della città. Barriera,
Canalicchio, Trappeto Nord, il Pigno, San Giorgio, Zia Lisa, Santa Maria
Goretti, San Giuseppe La Rena, Librino, Monte Po' sono "solo"
la cinta esterna da anni in via di inspessimento in cui vivono molte di
quelle centinaia di migliaia di persone che la ristrutturazione del centro,
iniziata dopo la seconda guerra mondiale, ha via via confinato all'esterno.
Le concause sono svariate ma tra le principali si possono elencare il
rincaro progressivo delle locazioni e la deportazione degli abitanti di
San Berillo vecchio verso la periferia in seguito all'abbattimento forzato
delle abitazioni per dare vita, al loro posto, alla via delle banche in
Corso Sicilia. Inoltre bisogna tenere presente la politica abitativa condotta
prima dagli enti pubblici come la Gescal, poi dallo I.A.C.P. (istituto
autonomo case popolari), da sempre in gestione dc-msi/an e tra i cui presidenti
va ricordato se non altri Angelo Attaguile, fratello dell'ex sindaco democristiano
Francesco Attaguile, condannato per corruzione per avere, tra l'altro,
truccato gli appalti assegnati alla ditta del Cavaliere Finocchiaro per
le costruzioni di Librino (lo stesso fu incriminato per il sopito scandalo
della costruzione de "Le Ciminiere" in V.le Africa). La politica
di tale istituto è stata quella di decentrare l'abitato popolare,
facendo costruire ai soliti Cavalieri, non da ultimi Massimino e figli,
centinaia di lager a dieci piani in mezzo alle sterpi e alle lave dopo
aver sgomberato, a volte con l'uso della violenza da parte delle forze
dell'ordine, gli abitanti dal centro storico, ristrutturato dai medesimi
imprenditori con le agevolazioni finanziarie arrecate dalle leggi della
cassa per il Mezzogiorno e dalla Comunità Europea. Così,
mentre la parte storica della città veniva (e viene oggi ancor
di più) invasa da grandi e piccole catene di negozi provenienti
da fuori, la fetta più grossa della popolazione è stata
ammassata in edifici costruiti con il materiale più infimo, privi
per decenni di qualsiasi tipo di servizio, (le scuole e gli uffici postali
sono recenti, le fogne in molti casi non esistono ancora), lontani ma
pur sempre dipendenti dal centro, sede di ogni ufficio e attività.
Questa forzosa dipendenza altra conseguenza non poteva avere che la richiesta
istituzionalizzata del favore, il rafforzamento del clientelismo e dello
scambio di voti, lasciando sul selciato per molto tempo più di
cento morti all'anno per guerra di mafia, arricchita quest'ultima dalle
giovani e giovanissime leve precipitate in una sacca di emarginazione
e ignoranza che sembra essere studiata a tavolino per consentire il perpetrarsi
di consolidati patti tra soldi e potere. L'alleanza stipulata tra i Cavalieri,
la Mafia e il potere politico-amministrativo, di cui il quotidiano di
V.le Odorico da Pordenone non si è mai colpevolmente occupato,
si è infatti servita dell'urbanistica come doppia fonte, di reddito
e di manipolazione sociale. Le istituzioni, com'è ancora visibile,
non hanno mai avuto alcun interesse nell'affrontare la decadenza civile
e culturale inasprita dalla disoccupazione, ne hanno invece fatto una
risorsa imprenditoriale (il lavoro nero è l'unico vero lavoro diffuso
a Catania) ed elettorale (senza "amicizia" non si lavora neanche
in nero). <<Nel 1970 ci
fu affidato il progetto della pianificazione urbanistica della nuova città
di Librino per una popolazione di 70.000 abitanti nei sobborghi di Catania
in Sicilia. Quando visitai il luogo per la prima volta, ammirai quel bel
terreno collinoso e decisi di tentare di realizzare un progetto utilizzando
la topografia in modo da fondere l'ambiente naturale con quello umano>>.
L'utopia di Kenzo Tange, l'armonizzazone di natura e architettura, delle esigenze funzionali con quelle di vivibilità si è infranta sugli scogli dell'affarismo selvaggio e della speculazione edilizia privata. L'inefficienza interessata dei poteri pubblici ha fatto il resto. Prima ancora che i cantieri venissero ufficialmente aperti Librino era già costellata, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, di numerosi casamenti dalle altezze vertiginose, (il progetto dell'architetto giapponese che stabiliva l'altezza massima a nove piani non è mai stata rispettato), e dall'aspetto discutibile. La scarsezza qualitativa dei materiali impiegati ha fatto sì che a distanza di pochi anni dalla realizzazione alcuni edifici fossero già in stato di avanzato decadimento. I ritardi nell'inzio dei lavori, compromessi dall'inefficienza dell'Istituto autonomo case popolari, hanno autorizzato molti a farsi una casa abusiva da soli o in coperativa senza, ovviamente, che alcun piano regolatore venisse rispettato. Le strade e le fogne sono ancora oggi di là da venire, la situazione dei servizi è quella di un abbandono criminale, il parco non si sa cosa sia. Il paesaggio urbano è reso ancora più estremo dalla presenza di tralicci dell'alta tensione disseminati tra le abitazioni, la vicinanza all'aereoporto in perenne ampliamento (se non altro nominale) è motivo di inquinamento acustico e contribuisce in maniera non indifferente all'invivibilità dell'area. L'unica scuola che vi è sorta non è sicuramente sufficiente a garantire l'istruzione per un agglomerato formato da non meno di 50 mila abitanti (alcune stime ne contano 100 mila). Il tessuto sociale di Librino si presenta anche per questo pericolosamente disgregato, la criminalità minorile è elevata, la disoccupazione investe il 90% della popolazione, le attività sociali sono gestite da poche organizzazioni di volontari, dai bar e dalle sale giochi. Da poco tempo nel quartiere è stata aperta una nuova sede di Forza Nuova, movimento di stampo neo-fascista che, strumentalizzando il tifo calcistico, si sta adoperando nel reclutamento di nuove leve da iniziare alla violenza squadrista. E la città sta a guardare anzi, continua a tenere gli occhi saldamente chiusi. |
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