L'antica famiglia catanese dei Napoli denuncia l'indifferenza della città di Catania
Pupi e pupari in cerca di una sede stabile

di Maurizio Giordano

"Catania è una città sorda e cieca, i nostri amministratori non so dov'è che siano, gli aiuti arrivano di rado e noi poveri pupari dobbiamo stare ad inseguire sempre qualche bega politico - amministrativa, senza potere trovare uno spazio naturale per i nostri eterni pupi, per un popolo di legno che vive e soffre insieme a noi".

A parlare è Fiorenzo Napoli, "parraturi", opranti e capocomico dell'illustre e storica compagnia dei Napoli, famiglia catanese che da sola e contro l'indifferenza della città e degli amministratori di ieri e di oggi continua a mantenere viva la tradizione del teatro catanese dell'Opera dei Pupi. Quello dei pupi è un teatro popolare legato alle storie di re e cavalieri cristiani in lotta contro i saraceni musulmani, già celebrate nei cicli dei poemi cavallereschi europei e italiani in modo particolare. Fiorenzo Napoli, il cugino Alessandro, modesto filologo e ricercatore della famiglia ed il fratello Salvatore, li abbiamo incontrati in via Reitano, all'interno dell'angusta, umida e povera sede, che funge anche da bottega e da laboratorio, che trasuda storia, arte e cultura. Sì proprio quella che viene sempre sbandierata negli spot pubblicitari della nostra regione o della nostra città, soprattutto dai politici, quelli che poi non sanno o non vogliono sapere che Catania possiede un patrimonio inestimabile che non riesce a trovare una dignitosa sede, che potrebbe rappresentare un fiore all'occhiello per Catania. Ed invece? Tutto quel materiale di grande valore, quel patrimonio storico dell'Opera dei pupi catanesi che la famiglia Napoli si tramanda, gelosamente e con orgoglio, quelle centinaia di pupi, rimane emarginato, abbandonato al logorio del tempo, tra la bottega di via Reitano ed un deposito garage a pochi metri di distanza. La famiglia Napoli ed i loro eroici pupi sono, da sempre, degli estranei in una città che non ha memoria, che pensa ad altro, che non si interessa più a loro, alla loro storia, al loro futuro. Sono dei pupi senza tetto e senza teatro.
Succede così che chi lavora per la conservazione dei beni culturali della Sicilia si trova isolato senza ricevere sostegno o aiuti finanziari dalle amministrazioni locali. Nei fratelli Napoli, in Fiorenzo, Salvatore, Giuseppe, nel cugino Alessandro, colpisce la loro genuina passione per la cultura siciliana, la consapevolezza del suo valore unico e inestimabile. E la dinastia Napoli non si ferma ma continua imperterrita: un manipolo di coraggiosi, di eroi, come i loro pupi, guidati dalla madre di Fiorenzo, la signora Italia Chiesa Napoli, 77 anni e dai più giovani, Marco, 16 anni, che con Davide, 25 e Dario, 23, sono i discendenti e figli di Fiorenzo. Si può capire pertanto il senso di frustrazione che nasce in chi non riesce a far capire la necessità di interventi immediati. I pupari della famiglia Napoli, da soli e contro l'indifferenza dei catanesi, degli amministratori della città, continuano a mantenere viva la tradizione del teatro dei pupi.

Quello che abbiamo nel laboratorio di via Reitano - aggiunge Fiorenzo Napoli, - è solamente una minima parte di tutto il nostro materiale. In famiglia abbiamo le persone competenti per poter affrontare un discorso museografico. C'è il materiale, ci sono pezzi rarissimi, c'è soprattutto la nostra volontà. L'arte dei pupari non dovrebbe scomparire e speriamo non lo faccia mai in quanto è stata la matrice morale del popolo siciliano per due secoli. Nei pupi la gente più onesta ha trovato gli elementi essenziali di una conduzione civile, religiosa, educativa. Il mondo dei pupi, infatti, rende eterno il contrasto, la grande metafora del bene e del male. Tutto questo, quindi, non può e non deve morire."
La compagnia e con lei il tenace ed arrabbiato direttore artistico Fiorenzo Napoli, reduce dai consensi ottenuti al Festival del teatro medievale e rinascimentale di Anagni, ha nel proprio codice genetico una filosofia fatta di dignità ed orgoglio, quella che a Catania, la loro città, non viene proprio apprezzata. "La nostra è una storia fatta di soddisfazioni, di ricordi bellissimi - ribadisce Fiorenzo Napoli - ma anche di tante ore di anticamera presso gli assessorati, di desideri frustrati, di appuntamenti rinviati, di sogni rimasti tali".

A cosa si riferisce in particolare?
"A Catania la compagnia dei fratelli Napoli è quasi virtuale, esiste e non esiste. Siamo come dei fantasmi, ma di noi si ricordano quando occorre fare bella figura con i turisti. Allora ci contattano i tour operator, le scuole, le accademie, l'università. Nessuno vuole sapere che sono almeno tre o quattro le tesi di laurea all'anno sull'opera dei pupi. Sicuramente il nostro grande handicap è quello di non frequentare le segreterie politiche,i non garantiamo un certo pacchetto di voti. Da due anni cerco d'incontrare l'assessore alla Cultura del comune di Catania o gli assessori Ciampi e Fatuzzo, ma alla fine ho rinunciato".

Da anni chiedete che vi venga data una sede per i vostri pupi o che si istituisca un teatro con una mostra permanente…
"Anni fa, avevamo il sogno del teatro Rosina Anselmi, poi si parlò di una sede a Palazzo Platamone, ma tutto finì nel nulla. Grazie alla Provincia regionale di Catania poi lo scorso maggio sembrava essersi realizzato il nostro sogno, l'inaugurazione del Teatro Stabile dell'Opera dei Pupi, al padiglione C3 delle Ciminiere. Un sogno però durato poco, infatti, quel teatro è oggi chiuso per problemi di permessi e di agibilità. Recentemente poi il presidente della Provincia regionale Nello Musumeci nel dirci che il problema si stava risolvendo, ci ha precisato che quello però non era il teatro dei fratelli Napoli e l'unica condizione possibile poteva essere quella di prenderlo in gestione. Ma come potremmo noi gestire un teatro di cento posti, con un biglietto di sei o settemila lire, sostenere spese di Enpals, Siae e senza alcuna sovvenzione? Noi siamo i continuatori della grande tradizione dell'opera dei pupi catanese e non dei commercianti".

Qual quindi è la vostra denuncia o provocazione dinanzi a tale indifferenza della città?
"Qualcuno ha detto che a Catania ci sono tanti i pupari che operano nel settore, ma io rifiuto che si paragoni la nostra storia, i nostri sacrifici, con chi compra dei pupi fasulli e poi magari li vende in qualche mercatino come dei pezzi storici a qualche credulone. Chi visita il nostro laboratorio può osservare il nostro materiale pregiato, l'espressione dei nostri pupi, che hanno un valore inestimabile, soprattutto affettivo. Abbiamo rifiutato compensi favolosi e continuiamo a custodire un patrimonio storico a dispetto di una città che non lo rispetta e che continua ad ignorarlo. A tal proposito lanciamo la proposta - Adotta un pupo e contemporaneamente un puparo - con la quale invitiamo le amministrazioni degli altri comuni ad ospitare, in una sede degna, i nostri eroici pupi e tutto il nostro materiale, creando così una mostra permanente. Una iniziativa che per il comune interessato può servire da grande richiamo turistico e per la compagnia può rappresentare un modo per preservare dall'usura del tempo e dall'indifferenza dei catanesi un patrimonio culturale di inestimabile valore artistico e storico".


Fiorenzo Napoli
online da Sabato, 27 Luglio, 2002
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