Si moltiplicano anche da noi gli inviti a partecipare alla manifestazione giro(to)ndina del 14 settembre a Roma contro le leggi salva-Berlusconi (legittimo sospetto Cirami).
A Catania l'invito è stato preceduto da una e-mail di insulti rivolti a chi non avesse partecipato al sit-in del 30 luglio; molti perché i manifestanti non erano più di quaranta. Tra questi c'ero anch'io. Ovviamente non condivido né le ragioni né lo stile di chi insulta gli assenti; al contrario perché l'e-mail, pur firmato, parlava a nome di chi c'era chiedo scusa.
Una manifestazione non può essere convocata per e-mail, occorre almeno discutere, convincere e sapere comunque che se qualcosa non va le ragioni vanno cercate in prima istanza, sempre, tra chi quell'evento ha promosso ed organizzato. Soltanto nelle caserme è lecito "il concitato imperio, il celere ubbidire". Comunque a Roma, nei limiti delle nostre possibilità, converrà essere presenti. Sappiamo però che non è quella l'ultima spiaggia né l'inizio di nuovi tempi. In ogni caso è importante capire perché si va e per chi si va. Certo non per chi quella manifestazione ha indetto. Ed infatti i due bonaparte ( l'uso della minuscola è necessario) che la manifestazione indicono, il Flores D'Arcais ed il Pancho ( che non lo sappia Villa) Pardi, silenti assenti da ogni manifestazione del "movimento dei movimenti" usano sulla stampa gli stessi toni, in forme meno violente, della e-mail catanese.
Il primo sull'Unità contrappone il 14 settembre alla narcisistica raccolta di firme per i 6 referendum tutta attribuita alla cultura proporzionalistica di Rifondazione Comunista; in una sola mossa cancella così tutti gli altri, dalla FIOM ai Social Forum, che a questa raccolta hanno contribuito, e nega soprattutto il diritto di parola a chi democratico conseguente, vede nel bipolarismo lo strumento concreto dell'egemonia della destra nel paese. Nessuno di noi è disposto a dimenticare che Flores con Segni, con Galli della Loggia, con Panebianco è stato alfiere e fanatico sostenitore del maggioritario e del bipolarismo. La sua rivista Micromega, prima della conversione ai girotondi, ha costituito l'ala marciante del maggioritario e del giustizialismo dipietrista.
L'altro il Pancho risponde sul Manifesto del 25 agosto, alle ragionevoli critiche del presidente dell'ARCI Tom Benetollo che, notando le assenze giro(to)ndine a mille manifestazioni ed in particolare a quella contro la Bossi-Fini suggeriva di aprire luoghi di confronto piuttosto che subire l'imperio di chi definisce, in splendida solitudine, modi e contenuti di una manifestazione.
Pratiche gruppettare si sarebbe detto una volta.
Il Pancho ammette che, forse, occorre "parlare a lungo tra noi" ma poiché è un professore crede che stia a lui definire i temi. Infatti non è il caso sull'immigrazione (la Bossi-Fini); in questo caso occorrerebbe un "vero surplus di persuasione culturale" (E' poi così difficile spiegare che gli uomini sono eguali ed hanno gli stessi diritti indipendentemente dalla nazionalità, razza, sesso e religione? Non è forse scritto da qualche parte nella Costituzione?).
Ammesso pure che il surplus sia davvero eccessivo per le sue (di Pardi) capacità intellettuali non è intuitivo che si potrebbero cogliere su quel terreno continuità imbarazzanti tra le proposte del centrodestra ed il centrosinistra? Quindi con e per gli immigrati non si può girotondare: Pardi dixit. La questione diviene più chiara sulla questione della guerra; non si può neppure discutere: "sulla guerra è inutile nascondere la diversità di opinione".
Se con Berlusconi ha convenuto che è bene bombardare la Jugoslavia, finanziare l'UCK, massacrare l'Afghanistan, chiudere gli occhi sulla Palestina, perché non invadere l'Iraq e bombardare le centrali atomiche dell'Iran?
D'altra parte D'Alema, che pure ha in antipatia il Pardi, ci ha spiegato che l'uso della forza ( la guerra) non può essere un tabù e che la Costituzione (art.11) è un articolo da dismettere: "l'eccesso di democrazia apparente ti preclude la democrazia vera, perché ti emargina"; bombe a volontà perché D'Alema o Berlusconi non siano emarginati da Clinton o da Bush.
In ogni caso bombe o non bombe, per Pancho "dobbiamo mantenere l'unità su tutti gli argomenti possibili".
Io scrivo in quanto membro del Catania Social Forum; ricordo che ci siamo dati la consegna "contro il liberismo, contro la guerra"; mi chiedo perché dovremmo unirci con chi richiede la difesa dei codici di procedura penale e attacca e disprezza la norma fondamentale dello Stato, la Costituzione Repubblicana che ripudia la guerra?
Ripudio piuttosto il cinismo giro(to)ndino.
Bisogna chiedersi il senso di un intervento che mentre chiede unità dileggia o comunque allontana da sé i contenuti, gli argomenti, di chi, sulle questioni della immigrazione e della guerra, ha fondato la critica della globalizzazione e dell'Impero ( o dell'imperialismo a scelta).
La ragione è semplice, Pancho bonaparte Pardi ha deciso che da Lui promani l'agenda dell'autunno caldo e che convenga da subito demarcarlo come fanno i gatti sul territorio, di questo e non di atro: "la manifestazione del 14 a Roma sarà tra gli appuntamenti il primo di una lunga serie".
Lasciati gli immigrati al loro destino e così la guerra, "perché la nostra possibilità operativa è, relativamente, assai più scarsa" resta la possibilità di "mobilitare masse crescenti in difesa del proprio interesse...Il lavoro, la sanità, la scuola, il fisco...".
La chiave del ragionamento sta in "il proprio interesse": non la costruzione di un movimento di massa che unifica, in una prospettiva di alternativa, difesa dei diritti, della legalità repubblicana, del rifiuto di una politica economica di guerra e di oppressione del terzo mondo e dei migranti, lotte dei lavoratori e dei "ceti medi riflessivi" e che prefigura "un altro mondo possibile" ma la sommatoria di lotte separate, difensive, possibilmente corporative e concertative, da consegnare all'Ulivo e da unificare simbolicamente nelle mani del bonaparte Pardi. Neppure un cenno infatti alle nuove vie che la CGIL tenta di aprire.
Noi sappiamo che non andrà così e lo faremo sapere anche a Roma il 14 settembre.
Un'altra questione mi sembra importante. E' del tutto chiaro il disegno del Governo: la demolizione del sistema giudiziario e parallelamente la dismissione dei parlamenti puntano ad una giustizia di casta capace di combinare con l'impunità l'aggiustamento di affari malavitosi pubblici e privati. Meno chiaro il modo in cui a questo ci opponiamo. Infatti occorre sapere che la difesa dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura è questione assai diversa dalla difesa di ogni singolo atto dei magistrati. Bastano alcuni esempi a caso:
- i pescatori indagati dal magistrato di Modica per favoreggiamento all'immigrazione;
- i "terroristi"maghrebini di San Petronio;
- Sofri in carcere per responsabilità primarie dei magistrati di Milano;
- La licenza lasciata dalla Procura di Genova alla barbarie poliziesca nei giorni del G8.
- I poveri disgraziati chiusi in orrende carceri per reati assolutamente irrilevanti
Insomma lo sappiamo la giustizia è di classe, il governo vuole accentuare il carattere castale, la Magistratura è un terreno su cui si combatte e su occorre ri(iniziare)un "lavoro di inchiesta e di denuncia sulle troppe cose che nel campo della giustizia vanno male. Solo così possiamo riappropriarci di una battaglia, duplice ma indistinguibile, per la difesa dei magistrati che applicano correttamente la legge e per la difesa dei tanti cittadini che, per comportamenti non corretti dei primi, sono vittime di tante ingiustizie quotidiane. In assenza di questo non sarà possibile alcune sorta di sollevazione (delle coscienze prima e, a seguire, dei comportamenti elettorali) del popolo sovrano contro il governo e la sua maggioranza". Sono le parole di Giuseppe Di Lello, ex magistrato del pool antimafia di Palermo.
Conviene ascoltarle.

Sul 14 settembre - Un legittimo sospetto sui giro(to)ndini

di Gabriele Centineo

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