|
Chiunque
abbia letto Ideali e idoli di Gombrich avrà trovato
al centro del libro un capitoletto, forse il più approfondito e
preciso dello stesso libro, che parla di paranoia e propaganda.
Lo storico, citando stralci dalla radio di stato della Germania nazista,
faceva notare come i messaggi politici enunciati via etere esaltassero
poco, quasi per niente, la razza ariana e, allo stesso modo, non indicassero
la guerra come uno strumento di espansione e dominio, come ci si sarebbe
potuti aspettare dal fatto che superiorità della razza e spazio
vitale, conquista, erano due elementi fondanti della stessa ideologia
nazista. I commentatori, i politici, i giornalisti e gli speakers tenevano
invece molto spesso discorsi sui pericoli e gli attacchi che la nazione
tedesca subiva da parte degli oligarchi giudaici e dai moralmente perversi
anglo-americani. Il popolo tedesco non veniva mai presentato come un fiero
teutonico aggressore quanto piuttosto come una incolpevole, innocente
vittima delle macchinazioni internazionali. Sfruttando questa propaganda
radiofonica gli oligarchi nazisti riuscirono ad ottenere il consenso e
la partecipazione ai progetti di sterminio e conquista, grazie a una letale
induzione di paranoia nell'ascoltatore comune tedesco, atterrito dagli
attentati degli sciacalli ebrei e dei predoni anglofoni.
Fu una delle più grandi intuizioni di Josef Goebbels, ministro
all'istruzione e propaganda di Hitler, capire che il grado di unione di
una comunità è tanto più elevato quanto più
questa comunità si sente, o viene fatta sentire, minacciata. Da
questa lezione hanno imparato tutti gli addetti alla comunicazione di
tutto il mondo, dal dopoguerra a oggi. Pericolo rosso, pericolo giallo,
nero e yankee per decenni hanno rimpinguato il bisogno di guerra fredda
e la corsa agli armamenti, l'opinione pubblica terrorizzata dai media
ha giustificato il maccartismo negli Stati Uniti, la repressione a colpi
di pistola della polizia delle manifestazioni sotto il governo Tambroni
in Italia, ha consentito e partecipato al massacro dei Tootsi da parte
degli Hutu in Ruanda nel '94, giusto per fare pochi esempi. Non è
quindi un capriccio paranoico esigere che chi governa sia una persona
diversa da chi possiede i mezzi di comunicazione, eppure sappiamo tutti
che le cose non vanno così. Anche la CNN, la tv globale
per eccellenza, ha sostenuto apertamente Bush sborsando inoltre molti
dollari per la sua campagna elettorale.
Cosa
possiamo aspettarci? Diritti commerciali sulla diretta televisiva della
guerra?
Tutte
le televisioni atlantiche rullano i tamburi di guerra, da una parte c'è
l'occidente, la democrazia, la civiltà, il bene, dall'altra gli
arabi, fanatici e barbari, il male. Questi diventano i dogmi insinuanti
e imperscrutabili offerti nello spazio di pochi ed emotivamente intensi
minuti dai telegiornali, non lasciano il tempo per una valutazione, subito
succeduti da qualcos'altro, come un servizio sulla nuova legge Bossi-Fini
riguardante l'immigrazione: vogliamo meno immigrati perché gli
extra comunitari sono incontrollabili, pericolosi e ci fanno paura, non
siamo noi che siamo razzisti, sono loro che sono dei morti di fame pronti
a tutto. Il clima è quello della crociata in cui Papa George II
chiama tutti alla guerra santa contro il perfido saladino e le parrocchie
televisive gli prestano il pulpito.
Non dobbiamo dimenticare un solo istante che chi ci parla da un telegiornale
o su un quotidiano sta (come la BMW, la TIM e Durbans) vendendo un prodotto
e fa appello, per questo motivo, all'efficacia che un messaggio sintetico
e ammiccante può avere su un pubblico di acquirenti. L'abilità
sta nel saper celare il fatto che questo messaggio è di parte e
di omettere dal dire chi ci guadagna, cosa e perché. Si chiama
in causa, adesso, l'onore di una nazione, ma quante volte si sente parlare
dei pericoli di una guerra? Mai. I dubbi, i discorsi restano tra gli amici,
nelle case, mentre sui binari televisivi il messaggio è unico,
diretto, è il conflitto.
Se proprio dobbiamo pescare tra i valori occidentali per fare prevalere
i motivi della pace e della politica allora chiamiamo in causa quelli
laici e libertari che danno vita ai diritti dell'uomo e della donna alla
dignità e del rispetto dell'integrità, senza distinzioni
di ceto, razza e religione, diritti che gli Stati Uniti non hanno mai
difeso, compiendo stragi di innocenti dal Vietnam al Nicaragua, Salvador,
Panama e Iraq. In questi giorni innocenti americani e non solo pagano
con la vita il prezzo del volere arbitrario di un'élite di governare
il mondo e deciderne le sorti economiche, nonché ambientali, ignorando
istanze, diritti, differenze e necessità delle popolazioni.
E' il momento di ribadire che le catastrofi si possono evitare eliminando
lo sfruttamento, il sopruso di qualcuno su un altro, rinunciando alle
pretese di egemonia e restituendo alla politica il valore toltole dagli
imprenditori militarizzati che ci governano, che tramite i loro impiegati
al marketing dell'informazione stanno cercando di venderci altro sangue
con la paura.
|