Disobbedire e non combattere



di
Gianluca Ferro

Chiunque abbia letto Ideali e idoli di Gombrich avrà trovato al centro del libro un capitoletto, forse il più approfondito e preciso dello stesso libro, che parla di paranoia e propaganda.
Lo storico, citando stralci dalla radio di stato della Germania nazista, faceva notare come i messaggi politici enunciati via etere esaltassero poco, quasi per niente, la razza ariana e, allo stesso modo, non indicassero la guerra come uno strumento di espansione e dominio, come ci si sarebbe potuti aspettare dal fatto che superiorità della razza e spazio vitale, conquista, erano due elementi fondanti della stessa ideologia nazista. I commentatori, i politici, i giornalisti e gli speakers tenevano invece molto spesso discorsi sui pericoli e gli attacchi che la nazione tedesca subiva da parte degli oligarchi giudaici e dai moralmente perversi anglo-americani. Il popolo tedesco non veniva mai presentato come un fiero teutonico aggressore quanto piuttosto come una incolpevole, innocente vittima delle macchinazioni internazionali. Sfruttando questa propaganda radiofonica gli oligarchi nazisti riuscirono ad ottenere il consenso e la partecipazione ai progetti di sterminio e conquista, grazie a una letale induzione di paranoia nell'ascoltatore comune tedesco, atterrito dagli attentati degli sciacalli ebrei e dei predoni anglofoni. Fu una delle più grandi intuizioni di Josef Goebbels, ministro all'istruzione e propaganda di Hitler, capire che il grado di unione di una comunità è tanto più elevato quanto più questa comunità si sente, o viene fatta sentire, minacciata. Da questa lezione hanno imparato tutti gli addetti alla comunicazione di tutto il mondo, dal dopoguerra a oggi. Pericolo rosso, pericolo giallo, nero e yankee per decenni hanno rimpinguato il bisogno di guerra fredda e la corsa agli armamenti, l'opinione pubblica terrorizzata dai media ha giustificato il maccartismo negli Stati Uniti, la repressione a colpi di pistola della polizia delle manifestazioni sotto il governo Tambroni in Italia, ha consentito e partecipato al massacro dei Tootsi da parte degli Hutu in Ruanda nel '94, giusto per fare pochi esempi. Non è quindi un capriccio paranoico esigere che chi governa sia una persona diversa da chi possiede i mezzi di comunicazione, eppure sappiamo tutti che le cose non vanno così. Anche la CNN, la tv globale per eccellenza, ha sostenuto apertamente Bush sborsando inoltre molti dollari per la sua campagna elettorale.

Cosa possiamo aspettarci? Diritti commerciali sulla diretta televisiva della guerra?

Tutte le televisioni atlantiche rullano i tamburi di guerra, da una parte c'è l'occidente, la democrazia, la civiltà, il bene, dall'altra gli arabi, fanatici e barbari, il male. Questi diventano i dogmi insinuanti e imperscrutabili offerti nello spazio di pochi ed emotivamente intensi minuti dai telegiornali, non lasciano il tempo per una valutazione, subito succeduti da qualcos'altro, come un servizio sulla nuova legge Bossi-Fini riguardante l'immigrazione: vogliamo meno immigrati perché gli extra comunitari sono incontrollabili, pericolosi e ci fanno paura, non siamo noi che siamo razzisti, sono loro che sono dei morti di fame pronti a tutto. Il clima è quello della crociata in cui Papa George II chiama tutti alla guerra santa contro il perfido saladino e le parrocchie televisive gli prestano il pulpito.
Non dobbiamo dimenticare un solo istante che chi ci parla da un telegiornale o su un quotidiano sta (come la BMW, la TIM e Durbans) vendendo un prodotto e fa appello, per questo motivo, all'efficacia che un messaggio sintetico e ammiccante può avere su un pubblico di acquirenti. L'abilità sta nel saper celare il fatto che questo messaggio è di parte e di omettere dal dire chi ci guadagna, cosa e perché. Si chiama in causa, adesso, l'onore di una nazione, ma quante volte si sente parlare dei pericoli di una guerra? Mai. I dubbi, i discorsi restano tra gli amici, nelle case, mentre sui binari televisivi il messaggio è unico, diretto, è il conflitto.
Se proprio dobbiamo pescare tra i valori occidentali per fare prevalere i motivi della pace e della politica allora chiamiamo in causa quelli laici e libertari che danno vita ai diritti dell'uomo e della donna alla dignità e del rispetto dell'integrità, senza distinzioni di ceto, razza e religione, diritti che gli Stati Uniti non hanno mai difeso, compiendo stragi di innocenti dal Vietnam al Nicaragua, Salvador, Panama e Iraq. In questi giorni innocenti americani e non solo pagano con la vita il prezzo del volere arbitrario di un'élite di governare il mondo e deciderne le sorti economiche, nonché ambientali, ignorando istanze, diritti, differenze e necessità delle popolazioni.
E' il momento di ribadire che le catastrofi si possono evitare eliminando lo sfruttamento, il sopruso di qualcuno su un altro, rinunciando alle pretese di egemonia e restituendo alla politica il valore toltole dagli imprenditori militarizzati che ci governano, che tramite i loro impiegati al marketing dell'informazione stanno cercando di venderci altro sangue con la paura.

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