Eroine, petrolio e responsabilità



di
Marcello Pozzi

Ancora una folla di operai si muove tra le macerie nel World Tride Center di New York, c'è polvere e blocchi di cemento. La distruzione è ancora più imponente dei grattacieli, una ferita aperta a ricordare, a chi volesse o potesse dimenticare anche solo per un attimo. Ci vorranno anni e migliaia di dollari per colmare quel vuoto. Il vuoto della gente che c'è morta dentro quello, invece, non lo colma niente.
Molto più a sud, nel sud del mondo, c'è una terra stanca, lacerata da lotte tra tribù (non da lotte religiose a consolidare l'opinione occidentale del fanatismo islamico), dall'economia disastrata e da una politica sbagliata, dove una fame atavica, malattie, e una nuova paura si aggrappano ai corpi della gente che in quella terra ci vive. Quella terra è l'Afghanistan.
Lì la guerra non la dimentica nessuno, a ricordarla ci sono le bombe e le mine antiuomo. E' anche la terra dei mujaheddin, di bin Laden, dei talebani, temuti dal popolo afgano, gli stessi che hanno colpito l'America "per colpire l'occidente", ha detto qualcuno. Ma quali rapporti hanno con l'America? Chè c'è dietro questa guerra? perchè tanti morti? Chi li ha uccisi veramente? (Parlo di "responsabilità"), e l'azione dell'America è esclusivamente difensiva?
Non è facile rispondere a queste domande, i media si preoccupano più delle azioni di guerra che delle cause scatenanti, forse perchè potrebbero essere più esplosive delle bombe o semplicemente perchè uno scenario di guerra alza l'audience o infine perchè sono "astorici" e allineati. Una cosa è certa, all'inizio degli anni '70 i talebani non esistevano ancora e, a quanto afferma Oriana Fallaci, bin Laden era troppo occupato con le donne. Ma forse la Fallaci non sa, o non ricorda, che in quegli stessi anni (1978) un certo Salem bin Laden era occupato ad intrattenere rapporti d'affari con James Bath, agente della CIA e amico intimo di Bush junior (vedi Daily, 24 settembre "Bin Laden's family links to Bush", di Peter Allen). Fu nel 1979, col supporto della CIA, che Usawa bin Laden cominciò a istruire migliaia di mujaheddin per combattere il "comunismo russo". Forse il governo americano, allora, non dovette temere che l'addestramento di terroristi potesse avere delle conseguenze sia in Afghanistan che nel resto del mondo, e potrà sempre dire di averlo fatto in nome di una ideologia: abbattere il comunismo: ma la politica americana non è ideologica, è economica. America e Russia si contendevano il petrolio e forse coltivavano qualche altro interesse. Fu dopo le operazioni "anti-comuniste" della CIA che in Afghanistan cominciò a circolare l'eroina, inesistente in quei luoghi prima della guerra con la Russia, allora si coltivava solo oppio, diretto esclusivamente ai piccoli mercati locali. Oggi Pakistan e Afghanistan sono i maggiori produttori mondiali di quella polvere bianca, tanto da soddisfare, secondo uno studio di Alfred Mc Coy's, il 60% della richiesta degli US. I funzionari americani della DEA (Drug Enforcement Agency) non hanno mai effettuato indagini o arresti per quanto avveniva sotto i loro occhi, esponenti della stessa CIA hanno ammesso di essere a conoscenza di questi traffici, ma di aver "sacrificato la guerra alla droga per la guerra fredda", così il commercio di droghe all'inizio degli anni '90 è servito a finanziare l'esercito musulmano bosniaco e l'esercito di liberazione in Kosovo poi. Oggi i 3/4 della produzione mondiale di eroina si rilevano nella regione asiatica centrale, e il ricavato rimpingua di miliardi di dollari i redditi di sindacati di affari, di istituzioni finanziarie e del crimine organizzato.
Attualmente l'Afghanistan sembra ancora più allettante, non è solo terra fertile per l'eroina (e all'occidente fa comodo un bacino per la produzione di droga) ma ci sarebbero nuovi giacimenti di gas e di petrolio, in quantità tali che tra qualche anno potrebbero soddisfare 1/3 del fabbisogno mondiale. La posta in gioco è alta: chi controllerà la commercializzazione del'oro nero sarà la nuova superpotenza. La Russia è interessata a quel petrolio fin da quando ha costruito l'oleodotto Baku-Novorossijsk, così come lo è l'America da quando con le operazioni NATO in Iraq e nel Kosovo creava ostacoli alla formazione di una rete russa di oleodotti e si apriva un varco attaraverso la Turchia.
Dal Pakistan e dalla Turchia (paesi sotto il suo controllo) l'America può oggi arrivare al Tajikistan (altro territorio che promette bene in idrocarburi), ma in mezzo c'è una terra che si chiama Afghanistan e i suoi abitanti, gli afgani, e poi un gruppo di terroristi, gli oppressori del popolo afgano, i terroristi dell'America, i talebani e se questo non bastasse, ci sono dei morti e se i morti arabi non contano niente ce ne sono anche di americani.


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