Articolo 18:
che lo scontro abbia inizio





di
Claudio Ferro

Mi astengo da commenti politici circa la scelta del governo di andare allo scontro con il sindacato sull'art. 18: mi limito ad alcune considerazioni sulla legittimità costituzionale della legge: sulla sua inutilità dal punto di vista della creazione di nuova occupazione abbiamo già detto nel numero zero de l'Erroneo cartaceo.

La prima ipotesi prevista dalla legge delega e' data dalle aziende nelle quali l'art. 18 non si applica per il limite numerico (meno di 15 dipendenti), e che lo superano, attraverso nuove assunzioni a tempo indeterminato.
Si tratta di un'ipotesi inutile da un punto di vista di fatto: se un imprenditore non vuole crescere per restare fuori dallo statuto dei lavoratori, e contemporaneamente non vuole perdere commesse, ha già oggi mille strumenti che gli consentono di farlo: contratti a termine, contratti a tempo determinato, collaborazioni coordinate, contratti interinali, terziarizzazioni, etc. la mancata applicabilità dell'art. 18 non lo convincerà ad assumere a tempo indeterminato: infatti se l'art. 18 non si applica, si applica comunque il resto dello statuto dei lavoratori, a cominciare dalla presenza del sindacato nel luogo di lavoro: e con il sindacato presente, tutto, non solo licenziare, comunque diventa meno facile, legge o non legge: meglio continuare ad assumere a tempo determinato.
C'è poi nel testo un'incompletezza che potrà essere colmata, però, nel testo della decreto legislativo (l'attuale norma, infatti, è una legge delega, quindi detta solo i criteri, non i particolari minuti): in un'azienda con 14 operai non si applica l'art. 18; stando al governo, se quella azienda procede ad altre 4 assunzioni, varca il limite, ma continua a non applicare l'art. 18: e se ne assume 400, e diventa una grande azienda, continua a non applicare l'art. 18? Francamente sembra eccessivo, anche perché altera il rapporto tra azienda "vecchie" e "giovani" nello stesso settore merceologico, e magari nello stesso territorio. Mi sembra poco, comunque per parlare di illegittimità costituzionale.
Più grave, secondo me, è la previsione relativa alle aziende che emergono dal nero. A parte la considerazione che la norma sull'emersione non sta dando risultati, perché le ragioni che inducono un imprenditore all'illegalità non sono quasi mai principalmente di carattere economico e fiscale, ma di altra natura (e non a caso il sommerso impazza nei territori in cui esiste una malavita organizzata forte ed efficiente), esistono, a mio avviso dubbi più consistenti. L'art. 3 della Costituzione prevede che trattamenti diversi per fattispecie diverse e trattamenti simili per fattispecie simili. Tra un'azienda legale e una che esce dall'illegalità, qual è la differenza che giustifica una diversa disciplina dei licenziamenti? L'uscita dalla illegalità? Non credo che ci sia coerenza tra mezzo e fine. Per invogliare l'uscita dalla illegalità può andare bene un alleggerimento delle sanzioni, al limite la loro sospensione per un certo periodo di tempo: gli assassini di Falcone hanno comunque fatto qualche annetto di carcere duro, il nostro premier (e non lui solo) ha pagato comunque il 2,5% per fare rientrare anonimamente i capitale illegalmente portati all'estero. I primi non sono stati nominati Commendatori, né i secondi hanno ricevuto un bonus fiscale. Non si può trattare un onesto peggio di un illegale, al massimo si può trattare un illegale come un onesto.
Nel caso dell'emersione dal nero, non esiste, a mio avviso, una differenza di situazioni che giustifichi un trattamento diverso.
Peggio mi pare la terza ipotesi, quella per cui i lavoratori a tempo determinato, passati a tempo indeterminato, non godano dell'art. 18, ma solo al Sud.

Qui la violazione del criterio costituzionale di uguaglianza mi sembra davvero colossale
Certo, è una prassi europea codificata dare delle chance ulteriori a quelle regioni in cui il prodotto lordo pro capite sia particolarmente basso e la percentuale di occupati rispetto alla forza lavoro rappresenti un problema.
Ma gli aiuti sono consistiti sempre in aiuti di carattere economici, in genere detassazioni e contributi finanziari: mai in un abbassamento delle tutele processuali rispetto alla generalità di cui si fa parte.
Un conto è favorire l'accumulazione del capitale (tramite risparmi o erogazioni) dalla quale far partire il processo produttivo, un conto è discriminare i soggetti più deboli.
Per dare ai lavoratori del Sud un trattamento deteriore rispetto a quello del Nord occorre che vi si una differenza tra loro due; semmai è il primo ad essere bisognoso di maggiori, non di minori tutele.
Se poi scopo della Repubblica è rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono l'effettiva partecipazione dei cittadini alla vita sociale e politica della loro Nazione, sancire di fatto la licenziabilità di alcuni cittadini, mi pare il modo migliore per metterli ai margini della società, non per indurli a esserne protagonisti; in altre parole, vedrei, oltre ad una violazione del principio di parità formale anche una violazione del principio di parità sostanziale, oltre che un vulnus inflitto al dovere inderogabile di solidarietà previsto dall'art. 2 della Costituzione

La legge in ogni caso è raggirabile. Come ogni negozio giuridico, il licenziamento può essere annullabile o nullo; quando è privo di giusta causa è annullabile, e secondo il governo, le imprese con due soldi liquidano la fastidiosa pratica; ma quando avviene in palese violazione di precetti fondamentali, è nullo, e come tale non produce effetti: cioè il rapporto di lavoro continua, con obbligo di pagare la retribuzione.
Iscrizioni di massa Rifondazione Comunista, conversioni all'Islam, attivismo sindacale sfrenato: e quando arriva il licenziamento, il lavoratore potrà eccepirne l'intento discriminatorio, che lo rende nullo e non annullabile: spetterà al datore di lavoro dimostrare che le scelte di fondo del lavoratore non hanno inciso sulla sua decisione di licenziare: e non è una prova facile.
Valeva la pena, solo per fare contento qualche semi analfabeta, che di mestiere fa l'imprenditore assistito del Sud?

online marzo 2002


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