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"Quando occorse la forza perché il diritto prevalesse dedicarono la loro vita alla patria." Questa
l'epigrafe in marmo su una delle facciata della sala delle adunanze del
tribunale di Catania. Per
cominciare cinque minuti di immagini di scontro nelle piazze di Genova
e cinque minuti di immagini degli agenti morti in Sicilia, vittime della
Mafia. Accostamento che qualcuno tra il pubblico contesterà nel
seguito del dibattito. Inevitabile
parlare di potere politico di stampo mafioso. Quella Mafia che tutti nominano
ma che nessuno coglie. Quella che mette tutti uno contro l'altro, che
acuisce lo scontro sociale, che insidia la diffidenza e la sfiducia perché
alla fine ci si rivolga a lei per poter essere finalmente sicuri. Il
poliziotto c.d. "democratico" lo stiamo perdendo grazie alla
strategia del potere ( da Bianco a Scajola) che qualcuno tra i presenti
teorizza e scongiura, invocando a non cadere nella loro trappola. La trappola
di chi ha deciso di convivere con la Mafia, di togliere le scorte ai magistrati
o di mandarglieli in uniforme, di chi alimenta la paura del diverso, dell'immigrato,
del "noglobal", di chi vuole addormentare le coscienze per poter
avere via libera alle fangosità che è capace di commettere. |
massimiliano
rizzi
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da luglio 2002
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