Fuori dal nostro cortile:
Ruggero, Argentina e altre storie di inguaribile provincialismo.



di
Claudi
o Ferro


di Alessio Spataro (spacchiosazzo@libero.it)Gli Italiani amano poco la politica estera, come in genere si ama poco cio' che non si capisce e non si conosce. Si puo' fare politica estera limitandosi alla pura amministrazione degli interessi nazionali individuali nei paesi stranieri (assistenza alle imprese, situazioni familiari particolari, tutela dei cittadini all'estero); oppure si puo' tentare di influenzare politicamente l'andamento delle relazioni internazionali: e' piu' difficile, perche' occorre avere alcuni requisiti: potere economico, credibilita', capacita' di pensare in grande.

Gli Italiani amano poco la politica estera perche' quella dell'Italia si e' sempre noiosamente caratterizzata nel primo modo: l'attuale esecutivo enfatizza questo aspetto, come dimostrano l'ostentato euroscetticismo (che poi si riduce ad un tentativo di alzare il prezzo del proprio consenso) ed episodi quali la rottura dell'ultimo vertice europeo sulla questione di Parma sede dell'Agenzia per l'alimentazione, rottura consumata con argomentazioni che ancora fanno ridere le cancellerie del mondo. Rottura evitabile, per esempio, allenadosi con i finlandesi per sostenerli nelle loro richieste su altri obiettivi, in cambio del ritiro della candidatura alternativa a Parma.

A onor del vero, quindi, il gabinetto Berlusconi non fa niente di molto diverso da quello che e' stato il trend prevalente nel dopoguerra: lo fa solo peggio (se in Europa le conferenze stampa di Berlusconi sono le piu' affollate, ci sara' un motivo: o e' un genio - ma con tutta la simpatia mi vedo costretto ad escluderlo - o e' un dilettante allo sbaraglio) e con un pizzico di tracotante egoismo in piu' spacciato per cura degli interessi nazionali (cosi' l'ala fascista della maggioranza e' contenta). L'elevazione a ministero della Direzione per gli Italiani all'estero - ministero non a caso affidato ad una mai rinnegata camicia nera - e' la santificazione di questa politica.

Peccato, pero', perche' a partire dal governo Prodi, era iniziata un'inversione di trend, che (aldila' delle posizioni politiche espresse, che possono essere oggetto di non condivisione, come la guerra alla Serbia) stava portando all'Italia un prestigio e una credibilita' prima sconosciute: l'abile battaglia per entrare nell'euro, alla faccia dell'opposizione tedesca e olandese, l'affidamento dell'Agenzia per la lotta al Narcotraffico, l'affidamento della missione in Albania, l'affidamento della Commissione Antitrust a Monti (l'uomo europero piu' temuto dal grande capitale americano), erano tutti segnali di un modo nuovo di guardare all'Italia, culminato con Prodi Presidente della Commissione Europea (e la Legion d'Onore conferita a D'Alema).

Il gabinetto Berlusconi riporta indietro le lancette dell'orologio, ad una politica estera di pura difesa e conservazione, con un piglio che non puo' non piacere al piu' (volutamente) provinciale politico europeo, il ministro padano Bossi.

La questione Argentina e' la cartina tornasole di questa miopia, di questa incredibile incapacita' politica di guardare oltre l'aia dove razzolano le nostre galline.

Il nostro Natale e' stato rattristato dalle immagini del caos che regna nel secondo paese italiano al mondo, abitato da circa ventimilioni di nostri connazionali. Ventimilioni sono tanti, sono una forza d'urto colossale, sono una sponda politica formidabile, solo si sapesse agire. Ma dubito che si riesca anche solo a capire il problema.
L'Argentina non e' il classico paese del terzo mondo, povero e colonizzato: e' un paese indipendente da moltissimo tempo, ricco di risorse e di potenzialita', vittima delle folli politiche monetaristiche del FMI, la piu' nociva (e purtroppo, la piu' potente) istituzione sovranazionale, non a caso con sede a Washington.

Ultimi dinosauri di una teoria economica smentita dalla storia economica di un secolo, gli gnomi del FMI continuano, spesso piu' realisti del re, a tutelare esclusivamente gli interessi americani, senza nemmeno tentare uno straccio di mediazione con gli interessi degli altri paesi. Lo schema e', in grande, quello tristemente conosciuto dalle vittime dell'usura nel nostro paese: prima ti faccio rovinare dalla mia longa manus stupida, poi intervengo a salvarti, di fatto espropriandoti di ogni potere decisionale: detta volgarmente, vengo a comandare a casa tua.

Si potrebbe obiettare che, magari era evitabile scodinzolare in Piazza del Popolo con le bandierine stelle e striscie in mano (la solidarieta' e' un'altra cosa), ma contrastare gli interssi americani in Sud America e' cosa che nessuna cancelleria al mondo puo' tentare.

Ma in politica estera il "come" e il "quando" fare le cose e' spesso piu' importante di "cosa" si fa. Intanto si comincia a spendere un credito guadagnato con scodinzolamenti, invii di truppe, indebolimento interno della U.E.: "Caro Bush, noi ti abbiamo mostrato amicizia con fatti, ora in Argentina sono in pericolo i nostri interessi, morali ed economici, e abbiamo l'esigenza di tutelarli. Anche perche', se solo un quinto degli italo argentini decidono di tornare in Italia (e avendo passaporto italiano, possono farlo in ogni momento) per noi sono dolori." Cosa direbbe Bush? Non puo', in questo momento, irrigidirsi sull'Argentina, con il rischio che un atteggiamento inflessibile porti ad uno scontro il cui risultato potrebbe essere un'Argentina che entra dritta filata nell'area euro.

Cosa fare: primo sentire gli esponenti di spicco della comunita' italo-argentina. Scopriremo cosi' che la corruzione politica e giudiziaria e' stata ed e' il cancro che ha divorato l'economia potenzialmente forte di quel paese. Che il debito argentino e' la quinta parte di quello italiano, ma e' a medio breve (la cosa che occorre sapere su un debito, pubblico o privato, non e' solo a quanto ammonta, ma soprattutto quando scade e se ci sono le risorse per onorarlo). Che nemmeno una struttura federale li ha salvati dal disastro. Che nemmeno gli stati ricchi si sono salvati (capito lumbard? Si affonda insieme, ricchi e poveri). Creata questa rete (ma non abbiamo, a tal proposito un ministero dedicato? Cosa fa il rsponsabile, oltre a spolverare il busto di Mussolini), si dettano le condizioni di un aiuto: mano dura con i corrotti, rispetto dei diritti dei cittadini, abbandono di politiche monetariste, e il governo italiano da un lato si accolla una parte del debito pubblico argentino (che ripetiamo, non e' un granche') negoziando con i creditori scadenze piu' leggere (meglio essere pagati dopo che mai), e dall'altro da il via ad una politica di incentivi agli investimenti, mirata a creare joint venture con aziende locali. Il solo effetto annuncio ridarebbe fiato al sistema.

Ma ce le immaginiamo le reazioni internazionali all'annuncio che il gabinetto Berlusconi vuole combattere la corruzione politica e giudiziaria in Argentina?

Lo dicevamo all'inizio: per fare politica estera alla grande occorre credibilita': nazionale e personale: la prima e', per varie ragioni scarsa; con la seconda, quella di de Gasperi, di De Martino sr., di Craxi (si, aldila' di tutto, di Craxi), di Prodi, di Ciampi, di Amato, di D'Alema, abbiamo cercato di tamponare al deficit di una tradizione negativa. L'esecutivo siculo-lombardo, che rilancia gli investimenti quando sono i consumi a languire, che mescola questioni politiche con interessi personali, che scatena le paure internazionali sulla situazioni italiana con un comico show televisivo del Ministro per l'Economia, (che ha dipinto la situazione italiana come disperata per coprire le bugie elettorali), con quaranta parlamentari tra indagati e condannati, aveva una sola persona che poteva mettere la sua faccia per coprie le magagne: con l'anno nuovo, non ce l'ha piu'.

Ruggero non e' una verginella, non e' un tecnico, non e' un uomo senza una storia, anche politica: si ricorda il suo incarico al WTO per sottolineare il suo prestigio e la sua credibilita' internazionali, ma si tace sugl incarichi di ministro che ha avuto nella prima Repubblica (incarichi lasciati per divergenze con altri colleghi). Ruggero e' il rappresentante di una borghesia che cerca di essere oltre che imprenditrice, anche vera classe dirigente, una borghesia consapevole della sacralita' degli interessi economici, a patto che sappiano sintetizzare il conto economico di profitti e perdite con i valori: questo tipo di borghesia e' una specie rarissima in Italia. E' stato definito il rappresenante di Agnelli nell'esecutivo, definizione vera, ma incompleta, se la si pensa come maliziosamente orientata solo al business (certo, anche a quello), e non anche ad una visone prospettica. Agnelli e' l'italiano piu' accreditato e piu' stimato dall'oligarchia mondiale: in altre parole, ha credibilita'. Non solo perche' e' un ricco capitalista, lo e' anche il premier, (ma in termini di credibilita' internazionale, non esiste confronto), ma perche' la politica internazionale e' fatta si di affari, ma anche di valori. Che non sono un grumo indistinto di buoni sentimenti natalizi. Ma danno la capacita' di vedere aldila' del naso, del salvadanaio, danno una prospettiva, e, quindi, in definitiva, danno in termini esistenziali, un senso all'agire.

Perdendo Ruggero si perde (l'Italia, oltre al gabinetto Berlusconi) una testimonianza che anche in Italia, talora, si riesce a pensare, se non in grande, almeno non in piccolo.

Quale ruolo adesso attendera' un Paese il cui premier potra' liberamente straparlare nei consessi internazionali di guerre civili, di internazionali giacobine, di superiorita' (della cultura occidentale, che ha prodotto Franco, Hitler, Mussolini, Salazar, Pinochet e altri filantropi e del prosciutto di Parma), organizzare manifestazioni di piazza (alle quali poi partecipa pure) e nel frattempo abbandonare al loro destino ventimilioni di connazionali. La proposta piu' sensata, piu' innovativa, piu' intelligente, che, anche casualmente, dovesse provenire da una simile pulpito, verrebbe guardata per lo meno con scetticismo.

In attesa che, per coerenza con gli orientamenti e i valori espressi dalla C.d.L., la Farnesina venga affidata a Borghezio, chi non volesse vergognarsi con amici, conoscenti, colleghi stranieri, potra' solo riporre la sua fiducia in un vero tecnico, Trapattoni. Nell'epoca del villaggio globale, l'Italia pallonara e' il meglio che sappiamo esprimere in campo internazionale.

online dal 28/1/2001
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