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Le fiamme il fuoco il crollo
la morte altrove sono quotidianità, ultima ad essere stata distrutta
la Croce Rossa e prima ancora una sede dell'ONU a Kabul. George
W. Bush ha affermato " in quei luoghi non si compivano solo atti
di solidarietà" lasciando nel non detto il presunto pericolo
e giustificando, di fatto, il bombardamento di organismi internazionali
e sovranazionali. In vino veritas. L'organizzazione che riunisce i presunti
rappresentanti dei popoli del mondo, nonostante il suo mutismo e il suo
immobilismo, è malgrado tutto fastidiosa come una mosca per chi
tiene in mano lo schiaccia-mosche mondiale. Forse non molti sanno che
il parlamento americano ha votato all'unanimità meno uno anzi,
una, non solo lo stato di guerra ma, per la prima volta dalla sua formazione
alla fine del '700, lo stesso parlamento ha dato carta bianca al pres.
Bush sul cosa e il dove colpire. La donna del partito democratico che
si è astenuta, l'unica, è stata a quanto pare anche la sola
ad avere dubbi sull'affidare ad una decina di uomini i pulsanti di un
macchinario bellico pronto, in nome di dio e della democrazia, alla guerra
" permanente e globale".
Vittime
civili e profughi restano sempre delle appendici marginali più
vicine alla cronaca che alla politica. Comunque andrà a finire
bisognerà sapere come mai G. Bush padre ha una compagnia petrolifera
in società col fantomatico Bin Laden e quali siano gli interessi
della Società di Ricerca Batteriologica posseduta da G. Bush figlio.
Questi, a differenza della retorica da Settimana Incom, sono dati da approfondire.
A chi conviene la guerra? 400 mila miliardi sborsati dalla Banca Federale
alle industrie statunitensi in crisi, tre quarti dei fondi destinati allo
Scudo Spaziale riconvertiti in soldi per le attuali spese militari, petrolio
a 23 dollari il barile, Israele può sbarazzarsi dei Palestinesi,
la Russia dei Ceceni e tutti i paesi occidentali dei clandestini. Il ministro
Scajola al Tg2 può con serenità dire "tutti gli italiani
saranno meno liberi, più controllati, ma si fa questo per la loro
sicurezza". Meno libertà, di cosa? Più controllo, su
chi? In duecentomila, tre mesi prima a Genova, avevano assaggiato a manganellate
e colpi di pistola le dichiarazioni a venire del capo degli Interni. Ora
è il turno degli immigrati. Meno libertà di stampa e informazione
è già chiaro. Se, nella nostra italietta, venivano distrutte
apparecchiature informatiche, telecamere, e macchine fotografiche nella
scuola Diaz all'insegna di un maschio avanguardismo da anni '20, in questi
giorni il presidente americano "consiglia" agli organi di informazione
di tutto il globo di non trasmettere messaggi che non siano i suoi. La
Rai, già esperta in piaggeria, si adegua all'istante; unica fonte
di trasmissione più ampia di notizie resta RaiSat, che si vede
di notte e ha già subito querele e minacce da parte del governo.
La libertà di sapere è la prima vittima in Occidente dei
bombardamenti dell'Occidente e, insieme a lei, per conseguenza, stanno
morendo la libertà di riflettere e scegliere. Resteranno solo i
dubbi, molti.
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