Le bombe e la libertà


di
Gianluca Ferro

Le fiamme il fuoco il crollo la morte altrove sono quotidianità, ultima ad essere stata distrutta la Croce Rossa e prima ancora una sede dell'ONU a Kabul. George W. Bush ha affermato " in quei luoghi non si compivano solo atti di solidarietà" lasciando nel non detto il presunto pericolo e giustificando, di fatto, il bombardamento di organismi internazionali e sovranazionali. In vino veritas. L'organizzazione che riunisce i presunti rappresentanti dei popoli del mondo, nonostante il suo mutismo e il suo immobilismo, è malgrado tutto fastidiosa come una mosca per chi tiene in mano lo schiaccia-mosche mondiale. Forse non molti sanno che il parlamento americano ha votato all'unanimità meno uno anzi, una, non solo lo stato di guerra ma, per la prima volta dalla sua formazione alla fine del '700, lo stesso parlamento ha dato carta bianca al pres. Bush sul cosa e il dove colpire. La donna del partito democratico che si è astenuta, l'unica, è stata a quanto pare anche la sola ad avere dubbi sull'affidare ad una decina di uomini i pulsanti di un macchinario bellico pronto, in nome di dio e della democrazia, alla guerra " permanente e globale".
foto reuters Vittime civili e profughi restano sempre delle appendici marginali più vicine alla cronaca che alla politica. Comunque andrà a finire bisognerà sapere come mai G. Bush padre ha una compagnia petrolifera in società col fantomatico Bin Laden e quali siano gli interessi della Società di Ricerca Batteriologica posseduta da G. Bush figlio. Questi, a differenza della retorica da Settimana Incom, sono dati da approfondire. A chi conviene la guerra? 400 mila miliardi sborsati dalla Banca Federale alle industrie statunitensi in crisi, tre quarti dei fondi destinati allo Scudo Spaziale riconvertiti in soldi per le attuali spese militari, petrolio a 23 dollari il barile, Israele può sbarazzarsi dei Palestinesi, la Russia dei Ceceni e tutti i paesi occidentali dei clandestini. Il ministro Scajola al Tg2 può con serenità dire "tutti gli italiani saranno meno liberi, più controllati, ma si fa questo per la loro sicurezza". Meno libertà, di cosa? Più controllo, su chi? In duecentomila, tre mesi prima a Genova, avevano assaggiato a manganellate e colpi di pistola le dichiarazioni a venire del capo degli Interni. Ora è il turno degli immigrati. Meno libertà di stampa e informazione è già chiaro. Se, nella nostra italietta, venivano distrutte apparecchiature informatiche, telecamere, e macchine fotografiche nella scuola Diaz all'insegna di un maschio avanguardismo da anni '20, in questi giorni il presidente americano "consiglia" agli organi di informazione di tutto il globo di non trasmettere messaggi che non siano i suoi. La Rai, già esperta in piaggeria, si adegua all'istante; unica fonte di trasmissione più ampia di notizie resta RaiSat, che si vede di notte e ha già subito querele e minacce da parte del governo. La libertà di sapere è la prima vittima in Occidente dei bombardamenti dell'Occidente e, insieme a lei, per conseguenza, stanno morendo la libertà di riflettere e scegliere. Resteranno solo i dubbi, molti.

 

©_2001 erroneo.org tutti i diritti riservati Scrivici!