Parole Parole Parole.
Chi rappresenta chi?



di
Gianluca
Ferro


Oggi mi è venuto un dubbio. Vuoi vedere che la parola democrazia non vuol dire "governo del popolo" come diceva la professoressa di greco, la sua preparazione ci lasciava spesso delle perplessità, ma ha qualche altro significato? Aristocrazia vuol dire quello, oligarchia quell'altro e democrazia…?
Lo cerco sul dizionario. "Democrazia: forma di governo volta ad assicurare la perfetta uguaglianza tra i cittadini i quali esercitano il potere direttamente (democrazia diretta), o per mezzo dei rappresentanti da loro stessi eletti (democrazia indiretta o rappresentativa o parlamentare)". Una volta tanto la prof. Panebianco c'aveva azzeccato, Ma quello che mi viene da pensare è 1°, che gli esperti, i linguisti, gli italianisti della De Agostini possano essere stati impallinati a Goteborg viste le idee rivoluzionarie che gli passano per la testa; 2°, che le ottanta e passa milalire del dizionario sono rubate vista l'inattendibilità delle definizioni. Umanisti: gente inaffidabile con la testa fra le nuvole.

Il sogno americano: George W. junior, Jeb, governatore della Florida, George senior e BarbaraMi piacerebbe mettere questi scienziati della lingua su un aereo con destinazione Miami, Florida, non per portarli a uno dei congressi a cui sono abituati, dove ogni due o tre ore si fa una pausa in cui vengono fatte fuori quantità massive di vivande e bevande. Ogni tanto bisogna lavorare ragazzi, bisogna scriverlo meglio questo vocabolario o non se lo compra più nessuno.
La Florida ci può aiutare perché, come molti ricorderanno, è lì che G.W.Bush e Al Gore hanno giocato il tutto per tutto durante le elezioni per la presidenza degli Stati Uniti. Questi, che vengono definiti "la più grande democrazia del pianeta" anche se qualcuno fa notare che, se per democrazia intendiamo quantità di elettori l'India ne ha alcune centinaia di milioni in più, hanno eletto Bush Jr. con uno scarto sull'avversario di 537 voti, più o meno quello delle ultime comunali di Acicastello. Voti della Florida, il cui governatore è Jeb Bush, il minore della brigata. Fin qui tutto democratico, in senso greco, dico. L'America è divisa in due, dicono, tutto in statistica è probabile. Il problema sta nel fatto che questa spaccatura assomiglia a quella di una fetta biscottata, ci sono briciole e bricioloni che sono cadute ignorate, che non hanno potuto scegliere da che parte andare. Parlo delle migliaia di neri a cui è stato negato il voto. In Florida infatti, come in altri 11 stati del Sud, vige una legge del 19° secolo che vieta ai neri pregiudicati di esprimere le preferenze elettorali a vita, legge entrata in vigore all'indomani dell'emancipazione dalla schiavitù in seguito alla guerra civile del 1861-65. Il governatore della Florida, Jeb Bush, aveva dato l'incarico di redigere una lista di pregiudicati ad una società privata, la DataBase Technologics (DBT), e di distinguere tra i rei quelli condannati per reati gravi da quelli che hanno avuto piccoli guai con la giustizia e che conservano il diritto di voto. I neri rappresentano l'11% dell'elettorato della Florida ma costituiscono il 54% della popolazione carceraria e il 44% dei purgati dalle liste elettorali. "Un triste spaccato della realtà sociale" dice Jeb. Ma non dice che la DBT, chiamata frettolosamente a redigere le liste e fornita di un sistema di archiviazione informatica antiquato ha combinato un bel pasticcio. Insieme a John Smith, per esempio, pregiudicato e condannato più volte, sono finiti sulla lista di proscrizione anche i suoi omonimi, cittadini senza colpa e senza macchia così come senza possibilità di votare. Infatti alla DBT, che aveva chiesto scusa ed era pronta a riparare per gli errori fatti, il piccolo Bush ha risposto di non preoccuparsi, loro fornissero gli elenchi completi e poi ci avrebbero pensato i funzionari delle contee ad aggiustare le cose. Questi ultimi, presi alla sprovvista e sforniti degli strumenti per l'epurazione delle liste, le hanno in alcuni casi stracciate, una parte ha mandato lettere ai cittadini per poter chiarire la loro posizione, ma per farlo servivano avvocati e procedure troppo lunghe così che molti vi hanno rinunciato. Nella maggior parte delle contee hanno semplicemente lasciato le liste così come erano e i potenziali elettori hanno scoperto di essere pericolosi criminali solo davanti alle urne elettorali. Tre settimane fa la Commissione per i Diritti Civili degli Usa, dopo sei mesi di indagini, ha votato 6 contro 2 un documento in cui si afferma la violazione del diritto di voto per una vasta fascia di elettorato, una documento chiaro ma tardivo che non cambia le cose. George W.Bush è già in giro per il mondo suonando al campanello dei governi con una valigetta piena di accordi commerciali, scudi missilistici e quant'altro la più grande democrazia della Terra abbia in magazzino per i suoi non sempre ben disposti clienti, in senso latino, dico. Professori, come la mettiamo con la "forma di governo volta ad assicurare la perfetta uguaglianza tra cittadini"? Migliaia di voti negati rientrano nella definizione?
Studiate studiate.

Di sicuro il venditore porta a porta texano non ha dovuto suonare due volte al campanello di casa Berlusconi che sempre secondo queste illuminate talpe di biblioteca, coinciderebbe con casa nostra e sto parlando del governo italiano, non della casa degli italiani. La Standa infatti è stata smantellata con relative casse integrazioni e licenziamenti, forse perché il cavaliere sta cercando un buon posto di lavoro anche per i suoi ex dipendenti.
Io invece riporterei quei fanatici della De Agostini in Italia per fargli leggere un giornale qualsiasi all'indomani dei risultati delle nostre elezioni politiche. Leggiamo: con l'1,7% di differenza tra la Casa delle Libertà e l'Ulivo la prima guadagna 70 seggi in più degli avversari alla Camera, con il 3,8% di differenza al Senato il centro destra ha 50 seggi in più del centro sinistra. shhh!Ma non si era detto che eravamo una "democrazia indiretta, rappresentativa o parlamentare", una testa un voto, insomma che tutti si viene rappresentati secondo quello che esprimono le preferenze? E come si spiegano 120 parlamentari in più con uno scarto di voti in media del 2,5%? Ah, è la legge elettorale che è fatta così, chi vince prende tutto, per poter garantire la governabilità, ovviamente. Ma allora che si riscriva pure la Costituzione e ci si metta all'art.1 che l'Italia è una "Repubblica governabile fondata sulla promessa del lavoro" (nel migliore dei casi), che quel democratica scritto accanto a Repubblica confonde un po' le cose. Dovevano essere altri fanatici umanisti quelli che l'hanno scritta, allievi fuorviati di qualche professoressa di greco rintontonita dalle bombe della guerra.
E poi, non so gli altri, ma quelli che viviamo a Catania e che prendiamo l'autobus per spostarci (chissà che percentuale avrebbero avuto se avessero fatto un cartello: meno traffico in città, una Smart per tutti), sono sei mesi che se dobbiamo andare alla stazione finiamo a Picanello o alla Barriera. Se guardi le tabelle di molte fermate dei bus cittadini puoi leggere cose come "vota D'Urso Somma, mi sostengono: la mia famiglia, i miei amici, i miei parenti". Mi fa piacere, ma puoi chiedere a tua sorella se può darmi lei un passaggio a casa che qui non si capisce se devo prendere l'830 o il 443, che tutto è coperto da manifesti, volantini e adesivi, tricolori e fiamme, barche a vela e garofani, che i turisti stranieri pensano che noi le strade non le scriviamo, le disegniamo come i geroglifici egiziani. Non si è mai visto tanto denaro speso (tacendo l'aereoplano "FORZA CATANIA VOTA VASTA" che passava sopra lo stadio durante i play-off), nè un abuso così feroce degli spazi elettorali e delle pubbliche pareti. Mi verrebbe da pensare che democrazia, ovvero la perfetta uguaglianza di tutti i cittadini, dovesse voler significare anche spazi uguali per tutti, rispetto degli spazi altrui, rispetti dei beni comuni. Probabilmente anche in questo caso si tratta di valori arcaici, primitivi vorrei dire, che un qualche sudaticcio insegnante mi ha spacciato per fondamenti di civiltà e io come al solito ci sono cascato. Questa scuola pubblica, ricettacolo di degenerati, non si può fare niente per eliminarla? Quella privata, gestita da privati che devono guadagnare sulla mia istruzione, quella sì che ha dei valori moderni e attuali da proporre, il denaro, per esempio, il guadagno, per esempio, non quelle parole e quei concetti antichi presi da lingue morte con cui si sbrodolano i pubblici professori. Lo fanno sicuramente per confonderci, a loro a quanto pare non importa della governabilità, a loro piace solo calunniare, spargere zizzania e insegnare una storia (e una lingua) di parte.
Sapete cosa scrivono alla voce referendum? "Istituzione democratica che rimette all'elettorato il compito di deliberare intorno a questioni di interesse nazionale".
http://www.geocities.com/info-irlanda/index.htmlIo a questo punto li rificcherei su un aeroplano con destinazione Dublino, Irlanda, dove 20 giorni fa si è svolto il referendum sull'allargamento dell'Unione Europea ai Paesi dell'Est, nel quale, come saprete, sono prevalsi i no. Prima di tacciare gli Irlandesi di egoismo cerchiamo di comprendere non tutte ma almeno una delle ragioni del loro voto. Dalla metà degli anni 90 l'Irlanda non è stata più rappresentata dagli organi di informazione come una piccola e ospitale comunità di mangiapatate alcolizzati, bensì additata come esempio di ripresa economica e avanguardia di sviluppo tecnologico. La causa principale di questo improvviso decollo va cercata negli aiuti finanziari che la UE ha destinato a quella regione, aiuti in parte utilizzati per migliorare le infrastrutture (vie di comunicazione principalmente). Una valanga di soldi sono serviti invece ad incentivare, sotto forma di aiuti economici del governo, l'impianto di nuove industrie sul territorio (proprio come in Sicilia), le quali per dieci anni non avrebbero dovuto pagare una singola sterlina di tasse. Come è facile immaginare il boccone è stato fagocitato dalle multinazionali estere, soprattutto quelle che si occupano di software e hardware, le quali hanno assunto come dirigenti principalmente laureati stranieri, riservando agli indigeni comodi posti da operaio con contratto a termine.
Gli sgravi fiscali per alcune aziende sono già finiti e queste hanno chiuso o stanno chiudendo bottega licenziando gli operai (ma ora si dice mettere in mobilità), le altre continueranno ad avere benefici per un altro paio di anni dopo di che si prevede una nuova ondata di disoccupazione di massa. Il fattore disoccupazione unito alla recente vittoria elettorale dell'ala più dura degli Unionisti nell'Irlanda del Nord, pronta ad accantonare il cessate il fuoco pattuito con l'Esercito Repubblicano Irlandese (IRA), lascia presagire altre lotte e altri lutti nei mesi a venire, eventualità che doveva essere presa in considerazione dai governanti europei riunitisi a Goteborg. Questi invece, preso atto del risultato referendario con piena coscienza democratica, in senso moderno dico, hanno deciso di alzare le spalle e sia il neogollista Chirac che il socialdemocratico Shroeder hanno risposto "l'unione a Est si farà lo stesso, e presto, il risultato del referendum in Irlanda non conta", il tempo è denaro, la democrazia no.
Quasi tutti abbiamo sentito dire che la democrazia è "la dittatura della maggioranza sulla minoranza". Anche questa definizione-verità moderna è stata superata da una ancora più attuale. Il 37% degli elettori che non si è recato alle urne in Gran Bretagna, sommato all'opposizione formata dal partito conservatore e da quello liberal-democratico conta i 2/3 degli aventi diritto al voto, ovvero chi governa è stato scelto dal rimanente terzo.
De Tocqueville e il suo proverbio si rivoltano nella fossa.
Ridefinire la democrazia non spetta solo ai linguisti ma tocca a ciascuno di noi.

Documenti consultabili su:
www.csce.gov
www.crc.gov
http://www.geocities.com/info-irlanda/index.html
http://www.cnnitalia.it/2001/MONDO/nordamerica/06/05/florida_presidenziali/
Commissione USA per i diritti civili

 

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