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Oggi mi è
venuto un dubbio. Vuoi vedere che la parola democrazia non vuol dire "governo
del popolo" come diceva la professoressa di greco, la sua preparazione
ci lasciava spesso delle perplessità, ma ha qualche altro significato?
Aristocrazia vuol dire quello, oligarchia quell'altro e democrazia…?
Lo cerco sul dizionario. "Democrazia: forma di governo volta ad
assicurare la perfetta uguaglianza tra i cittadini i quali esercitano
il potere direttamente (democrazia diretta), o per mezzo dei rappresentanti
da loro stessi eletti (democrazia indiretta o rappresentativa o parlamentare)".
Una volta tanto la prof. Panebianco c'aveva azzeccato, Ma quello che mi
viene da pensare è 1°, che gli esperti, i linguisti, gli italianisti
della De Agostini possano essere stati impallinati a Goteborg viste le
idee rivoluzionarie che gli passano per la testa; 2°, che le ottanta
e passa milalire del dizionario sono rubate vista l'inattendibilità
delle definizioni. Umanisti: gente inaffidabile con la testa fra le nuvole.
Mi
piacerebbe mettere questi scienziati della lingua su un aereo con destinazione
Miami, Florida, non per portarli a uno dei congressi a cui sono
abituati, dove ogni due o tre ore si fa una pausa in cui vengono fatte
fuori quantità massive di vivande e bevande. Ogni tanto bisogna
lavorare ragazzi, bisogna scriverlo meglio questo vocabolario o non se
lo compra più nessuno.
La Florida ci può aiutare perché, come molti ricorderanno,
è lì che G.W.Bush e Al Gore hanno giocato
il tutto per tutto durante le elezioni per la presidenza degli Stati Uniti.
Questi, che vengono definiti "la più grande democrazia del
pianeta" anche se qualcuno fa notare che, se per democrazia intendiamo
quantità di elettori l'India ne ha alcune centinaia di milioni
in più, hanno eletto Bush Jr. con uno scarto sull'avversario di
537 voti, più o meno quello delle ultime comunali di Acicastello.
Voti della Florida, il cui governatore è Jeb Bush, il minore della
brigata. Fin qui tutto democratico, in senso greco, dico. L'America è
divisa in due, dicono, tutto in statistica è probabile. Il problema
sta nel fatto che questa spaccatura assomiglia a quella di una fetta biscottata,
ci sono briciole e bricioloni che sono cadute ignorate, che non hanno
potuto scegliere da che parte andare. Parlo delle migliaia di neri a cui
è stato negato il voto. In Florida infatti, come in altri 11 stati
del Sud, vige una legge del 19° secolo che vieta ai neri pregiudicati
di esprimere le preferenze elettorali a vita, legge entrata in vigore
all'indomani dell'emancipazione dalla schiavitù in seguito alla
guerra civile del 1861-65. Il governatore della Florida, Jeb Bush, aveva
dato l'incarico di redigere una lista di pregiudicati ad una società
privata, la DataBase Technologics (DBT), e di distinguere tra i rei quelli
condannati per reati gravi da quelli che hanno avuto piccoli guai con
la giustizia e che conservano il diritto di voto. I neri rappresentano
l'11% dell'elettorato della Florida ma costituiscono il 54% della popolazione
carceraria e il 44% dei purgati dalle liste elettorali. "Un triste
spaccato della realtà sociale" dice Jeb. Ma non dice che la
DBT, chiamata frettolosamente a redigere le liste e fornita di un sistema
di archiviazione informatica antiquato ha combinato un bel pasticcio.
Insieme a John Smith, per esempio, pregiudicato e condannato più
volte, sono finiti sulla lista di proscrizione anche i suoi omonimi, cittadini
senza colpa e senza macchia così come senza possibilità
di votare. Infatti alla DBT, che aveva chiesto scusa ed era pronta a riparare
per gli errori fatti, il piccolo Bush ha risposto di non preoccuparsi,
loro fornissero gli elenchi completi e poi ci avrebbero pensato i funzionari
delle contee ad aggiustare le cose. Questi ultimi, presi alla sprovvista
e sforniti degli strumenti per l'epurazione delle liste, le hanno in alcuni
casi stracciate, una parte ha mandato lettere ai cittadini per poter chiarire
la loro posizione, ma per farlo servivano avvocati e procedure troppo
lunghe così che molti vi hanno rinunciato. Nella maggior parte
delle contee hanno semplicemente lasciato le liste così come erano
e i potenziali elettori hanno scoperto di essere pericolosi criminali
solo davanti alle urne elettorali. Tre settimane fa la Commissione per
i Diritti Civili degli Usa, dopo sei mesi di indagini, ha votato 6 contro
2 un documento in cui si afferma la violazione del diritto di voto per
una vasta fascia di elettorato, una documento chiaro ma tardivo che non
cambia le cose. George W.Bush è già in giro per il mondo
suonando al campanello dei governi con una valigetta piena di accordi
commerciali, scudi missilistici e quant'altro la più grande democrazia
della Terra abbia in magazzino per i suoi non sempre ben disposti clienti,
in senso latino, dico. Professori, come la mettiamo con la "forma
di governo volta ad assicurare la perfetta uguaglianza tra cittadini"?
Migliaia di voti negati rientrano nella definizione?
Studiate studiate.
Di sicuro il venditore porta a porta texano non ha dovuto suonare due
volte al campanello di casa Berlusconi che sempre secondo queste
illuminate talpe di biblioteca, coinciderebbe con casa nostra e sto parlando
del governo italiano, non della casa degli italiani. La Standa infatti
è stata smantellata con relative casse integrazioni e licenziamenti,
forse perché il cavaliere sta cercando un buon posto di lavoro
anche per i suoi ex dipendenti.
Io invece riporterei quei fanatici della De Agostini in Italia per fargli
leggere un giornale qualsiasi all'indomani dei risultati delle nostre
elezioni politiche. Leggiamo: con l'1,7% di differenza tra la Casa
delle Libertà e l'Ulivo la prima guadagna 70 seggi in più
degli avversari alla Camera, con il 3,8% di differenza al Senato il centro
destra ha 50 seggi in più del centro sinistra. Ma
non si era detto che eravamo una "democrazia indiretta, rappresentativa
o parlamentare", una testa un voto, insomma che tutti si viene rappresentati
secondo quello che esprimono le preferenze? E come si spiegano 120 parlamentari
in più con uno scarto di voti in media del 2,5%? Ah, è la
legge elettorale che è fatta così, chi vince prende tutto,
per poter garantire la governabilità, ovviamente. Ma allora che
si riscriva pure la Costituzione e ci si metta all'art.1 che l'Italia
è una "Repubblica governabile fondata sulla promessa del lavoro"
(nel migliore dei casi), che quel democratica scritto accanto a Repubblica
confonde un po' le cose. Dovevano essere altri fanatici umanisti quelli
che l'hanno scritta, allievi fuorviati di qualche professoressa di greco
rintontonita dalle bombe della guerra.
E poi, non so gli altri, ma quelli che viviamo a Catania e che prendiamo
l'autobus per spostarci (chissà che percentuale avrebbero avuto
se avessero fatto un cartello: meno traffico in città, una Smart
per tutti), sono sei mesi che se dobbiamo andare alla stazione finiamo
a Picanello o alla Barriera. Se guardi le tabelle di molte fermate dei
bus cittadini puoi leggere cose come "vota D'Urso Somma, mi sostengono:
la mia famiglia, i miei amici, i miei parenti". Mi fa piacere, ma
puoi chiedere a tua sorella se può darmi lei un passaggio a casa
che qui non si capisce se devo prendere l'830 o il 443, che tutto è
coperto da manifesti, volantini e adesivi, tricolori e fiamme, barche
a vela e garofani, che i turisti stranieri pensano che noi le strade non
le scriviamo, le disegniamo come i geroglifici egiziani. Non si è
mai visto tanto denaro speso (tacendo l'aereoplano "FORZA CATANIA
VOTA VASTA" che passava sopra lo stadio durante i play-off), nè
un abuso così feroce degli spazi elettorali e delle pubbliche pareti.
Mi verrebbe da pensare che democrazia, ovvero la perfetta uguaglianza
di tutti i cittadini, dovesse voler significare anche spazi uguali per
tutti, rispetto degli spazi altrui, rispetti dei beni comuni. Probabilmente
anche in questo caso si tratta di valori arcaici, primitivi vorrei dire,
che un qualche sudaticcio insegnante mi ha spacciato per fondamenti di
civiltà e io come al solito ci sono cascato. Questa scuola pubblica,
ricettacolo di degenerati, non si può fare niente per eliminarla?
Quella privata, gestita da privati che devono guadagnare sulla mia istruzione,
quella sì che ha dei valori moderni e attuali da proporre, il denaro,
per esempio, il guadagno, per esempio, non quelle parole e quei concetti
antichi presi da lingue morte con cui si sbrodolano i pubblici professori.
Lo fanno sicuramente per confonderci, a loro a quanto pare non importa
della governabilità, a loro piace solo calunniare, spargere zizzania
e insegnare una storia (e una lingua) di parte.
Sapete cosa scrivono alla voce referendum? "Istituzione democratica
che rimette all'elettorato il compito di deliberare intorno a questioni
di interesse nazionale".
Io
a questo punto li rificcherei su un aeroplano con destinazione Dublino,
Irlanda, dove 20 giorni fa si è svolto il referendum sull'allargamento
dell'Unione Europea ai Paesi dell'Est, nel quale, come saprete, sono prevalsi
i no. Prima di tacciare gli Irlandesi di egoismo cerchiamo di comprendere
non tutte ma almeno una delle ragioni del loro voto. Dalla metà
degli anni 90 l'Irlanda non è stata più rappresentata dagli
organi di informazione come una piccola e ospitale comunità di
mangiapatate alcolizzati, bensì additata come esempio di ripresa
economica e avanguardia di sviluppo tecnologico. La causa principale di
questo improvviso decollo va cercata negli aiuti finanziari che la UE
ha destinato a quella regione, aiuti in parte utilizzati per migliorare
le infrastrutture (vie di comunicazione principalmente). Una valanga di
soldi sono serviti invece ad incentivare, sotto forma di aiuti economici
del governo, l'impianto di nuove industrie sul territorio (proprio come
in Sicilia), le quali per dieci anni non avrebbero dovuto pagare una singola
sterlina di tasse. Come è facile immaginare il boccone è
stato fagocitato dalle multinazionali estere, soprattutto quelle che si
occupano di software e hardware, le quali hanno assunto come dirigenti
principalmente laureati stranieri, riservando agli indigeni comodi posti
da operaio con contratto a termine.
Gli sgravi fiscali per alcune aziende sono già finiti e queste
hanno chiuso o stanno chiudendo bottega licenziando gli operai (ma ora
si dice mettere in mobilità), le altre continueranno ad avere benefici
per un altro paio di anni dopo di che si prevede una nuova ondata di disoccupazione
di massa. Il fattore disoccupazione unito alla recente vittoria elettorale
dell'ala più dura degli Unionisti nell'Irlanda del Nord, pronta
ad accantonare il cessate il fuoco pattuito con l'Esercito Repubblicano
Irlandese (IRA), lascia presagire altre lotte e altri lutti nei mesi a
venire, eventualità che doveva essere presa in considerazione dai
governanti europei riunitisi a Goteborg. Questi invece, preso atto del
risultato referendario con piena coscienza democratica, in senso moderno
dico, hanno deciso di alzare le spalle e sia il neogollista Chirac che
il socialdemocratico Shroeder hanno risposto "l'unione a Est si farà
lo stesso, e presto, il risultato del referendum in Irlanda non conta",
il tempo è denaro, la democrazia no.
Quasi tutti abbiamo sentito dire che la democrazia è "la dittatura
della maggioranza sulla minoranza". Anche questa definizione-verità
moderna è stata superata da una ancora più attuale. Il 37%
degli elettori che non si è recato alle urne in Gran Bretagna,
sommato all'opposizione formata dal partito conservatore e da quello liberal-democratico
conta i 2/3 degli aventi diritto al voto, ovvero chi governa è
stato scelto dal rimanente terzo.
De Tocqueville e il suo proverbio si rivoltano nella fossa.
Ridefinire la democrazia non spetta solo ai linguisti ma tocca a ciascuno
di noi.
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