Lettera Aperta

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“La realizzazione di un giornalino in questa facoltà (Lettere e Filosofia) non è fattibile perché potrebbe instaurare una reazione a catena per cui ogni studente potrebbe voler vedere realizzato un proprio progetto e noi ci troveremmo in una situazione insostenibile”.

Con queste parole il Prof. Pezzino, titolare della cattedra di Filosofia Morale nonché responsabile della Didattica dell’ateneo, ha liquidato il progetto di alcuni studenti per la realizzazione di un giornalino di facoltà.

Ora, lungi da ogni forma di facile ironia, ma vedere, da parte della facoltà, nella realizzazione di un giornalino un possibile detonatore che faccia esplodere la creatività di ogni studente per cui la facoltà stessa si troverebbe in serie difficoltà economiche nel cercare di star dietro alle idee di ogni singolo studente, ha del comico. Quindi si preferirebbe non proporre alcun genere di iniziative (da parte degli studenti) piuttosto che correre il rischio di un collasso economico. La situazione, posta in questo termine potrebbe anche far sorridere, ma in un contesto in cui le riforme passano sotto silenzio, si organizzano elezioni politiche per eleggere i rappresentanti di facoltà senza che nessuno sappia niente, in assenza di uno spazio gestito dallo studente, ecco, che secondo me, un organo d’informazione realizzato da studenti acquista tutta la sua importanza. Ma non solo, che ben venga questa “reazione a catena”; sarebbe poi così terribile se qualcuno di noi studenti presentasse un progetto per la realizzazione di un laboratorio teatrale o musicale?

Sarebbe così terribile se si tentasse di fare più nostra questa facoltà? D’altronde non siamo noi studenti che finanziamo questa facoltà? Io non voglio sapere dove finiscono questi soldi, chiedo soltanto che la facoltà di Lettere e Filosofia finisca di comportarsi come un’azienda e torni – semmai lo sia stata – ad essere una Università, che non si occupi solo di azzerare la volontà di ogni studente con programmi obsoleti ed inutilmente lunghi(ssimi).

Vorrei che questa struttura desse il tempo e lo spazio ad ognuno di noi per poter formare un proprio pensiero critico, uno spazio per poter esercitare le proprie attitudini, la propria mente.

Tutto questo, a lei, prof. Pezzino, sembra proprio così terribile?

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