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(brani scelti da La vana fuga dagli dei di James Hillman) [1] (..)
«Le istituzioni politiche accolgono le grandi immagini (le situazioni archetipiche
fondamentali, N.d.A.) e danno loro forma; anche l’autorità statale ha una
sua archetipica necessità. Non riconoscendo la polis, la città-stato, come
fenomeno psichico primordiale, come espressione simbolica del Sé, secondo
il linguaggio di Jung, non facciamo altro che sposare quella forma di letteralismo [2] settecentesco che è chiamato secolarismo.
Il secolarismo divide Dio da Cesare, esclude il divino dallo Stato, rischiando
con ciò stesso che quanto è stato escluso ritorni nella polis per quelle
vie letterali e prive di anima che sono la burocrazia materialista e la
teocrazia fondamentalista: la tediosa città della materia e la fanatica
città dello spirito, né l’una né l’altra città dell’anima. L’immaginazione
mitica che governa la vita psichica e costituisce la profondità della psicologia
del profondo si àncora, non dimentichiamolo, in una polis e non solo nei
testi. (..) . Le tragedie di Eschilo e di Sofocle. Le cui configurazioni
mitiche sanno ancor oggi descrivere il nostro comportamento, sono opere
che riguardano la polis ateniese, e non la letteratura e la psicologia.
La testimonianza resa da Socrate all’anima nel Fedone ha luogo nella
cella di una prigione. I profeti, gli apostoli nei loro atti ed epistole
e la rivoluzione di Gesù riguardano l’ordine della collettività, anche se
oggi noi leggiamo le loro trascrizioni in un angolo di biblioteca o in un
banco di chiesa, luoghi quanto mai remoti dall’agorà. Anche Dante, Petrarca,
Ficino, anche i grandi maestri del Rinascimento sono indiscindibilmente
legati alla polis. Come il mito è mito a metà se distaccato dal culto,
così la psiche è solo a metà realizzata se non è messa in scena la polis.
La Repubblica
di Platone ci fornisce la metafora radicale della relazione tra psiche e
polis, tra anima e città, l’analogia esistente tra lo stato dell’anima
e l’anima dello Stato. Se esiste uno stadio paranoide dell’anima, che oggi
viene chiamato «stile paranoide della personalità», possiamo aspettarci
di trovare un’analoga psicologia paranoide nello Stato.Descrizione dell’anima paranoide dello Stato (cfr. pg 78-79)
«Riferire queste
descrizioni all’anima dello Stato sovietico o di quello americano letteralizza
il politico nel partitico e ne coglie solo una parte. Occorre invece riferirle
alla politica e al governare in quanto tali, così di riconoscere la paranoia
insita nell’anima dello Stato in quanto tale. Il più profondo problema
dell’arte di governare è come governare l’intrinseca paranoia dello Stato
in modo che i suoi sintomi non degenerino in tirannide corrotta e paralisi
bizantina, e i sintomi sono, per esempio, le polizie segrete, i giuramenti
di fedeltà e le macchine della verità, i controlli elettronici, la paura
della debolezza, difesa e previsione elevate a sistema ( teoria del dominio)
e l’assenza di qualità dell’anima quali l’umorismo, la sensibilità estetica,
la morbidezza che vengono sostituite da grandiosi ideali escatologici:
ordine, pace, umanità, fratellanza, diritti, Dio.
[1] Adelphi, Milano, 1991, Volume contenente due saggi, Sulla paranoia (1985) e Ananke e Atena. La necessità della psicologia anormale (1974). Da Politica della paranoia (pgg 74-88), paragrafo contenuto nel primo di questi saggi, riportiamo alcuni significativi brani. [2] Letteralizzione è il risvolto cognitivo e comportamentale dell’anima pervasa dalla paranoia. Studiata in termini fenomenologici, di là dal dibattito teorico interno alla psicanalisi – all’interno del quale Jung figura come interlocutore privilegiato-, la paranoia, osserva Hillman, «è esattamente ciò che il suo nome indica: para-noetica, mentale, cognitiva, un disturbo del significato» (…) e si esprime nella modalità letterale definita come quell’ «attività mentale che mostra all’opera la causa formale e converte la relazione libidica, erotica, con il mondo in una relazione con il mondo che è semantica ed ermeneutica. [3] L’anima mercurialis rappresenta in Hillman «la liberazione sia dal materialismo del desiderio sia dal formalismo della negazione»; essa necessita per attuarsi «di quella zona intermedia che il poetico, il metaforico, l’umoristico, l’ingannevole, l’immaginario, l’incompleto, di quella luna dove non esistono generi, dove la coscienza no né questo né quello». |
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