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A Durban si è
consumata l'ultima delle guerre tra le lobby. Le opportunità economiche
derivate dalla guerra all'Iraq del '91 avevano solleticato George Bush
padre ad accontentare le lobby delle multinazionali delle armi e dei petrolieri,
di cui la sua stessa famiglia fa parte, e a fare sentire sui cieli arabi
il rombo degli aeroplani USA. Gli emiri da allora hanno capito e hanno
cessato di rintracciare vestigia sataniche nel dominio mondiale statunitense
in favore di un più terrestre conteggio di barili di greggio venduti
in più a scapito dell'islamico concorrente iracheno che subiva
un embargo totale. Da allora i paesi dell'oro nero hanno anche raffreddato
parecchio i rapporti con i fratelli Palestinesi. Nei campi profughi si
muore per malattia, siccità e mitragliate. I missili israeliani
distruggono palazzine di due piani per azioni mirate "preventive",
ragazzi palestinesi di vent'anni si mescolano ai coetanei per farsi esplodere.
Qualcuno ha sentito una parola araba a riguardo? Insieme al greggio si
compra anche il silenzio. Nei deserti nascono laboratori nucleari, il
patto di tolleranza arabo-americano prevede che tutti abbiano il diritto
di costruire armi atomiche, non si sa mai.
A
Durban va in scena la farsa perché è lì che i mass-media
di tutto il mondo sono andati per lo scoop: il sionismo è razzismo,
Israele è uno stato razzista e variazioni su tema. Le sedie
di molti coronati restano fredde, Bush non ha che farsene dell'ONU,
non è cool, già è stato in vacanza in Liguria
e il colonialismo lui l'ha superato, ora non beve più come una
volta. Il Canada se la squaglia, i pochi Indiani che vivono nelle
riserve vicino Manitoba, nel centro del paese, vivono in uno stato
libero che corrisponde al perimetro della riserva, dove sono così
poveri da non poter costruire una scuola, figurarsi un ospedale, ma dove
arrivano le mafie del gioco d'azzardo perché li possono mettere
su sale da gioco senza regole. Dagli alberghi-casinò, dai bar e
dagli eliporti si vede un panorama di baracche e fango, dove in molti
casi povertà è diventata rabbia o alcolismo, la segregazione
miseria, l'indifferenza l'arma più letale. Anche l'Australia
si tira indietro. Agli Aborigeni delle riserve negli anni '70 il governo
ha riconosciuto l'autonomia, anche loro sono liberi di non avere nulla,
e il cinema australiano non patinato ha mostrato con quali espedienti
sopravvivono gli abitanti di Alice Springs, riserva sprofondata
nel deserto descritta anche da Chatwin nelle "Vie dei canti".
Rigoberta Menchu è venuta a Durban per rappresentare gli
Indios dell'Amazzonia, quei pochi rimasti dalle "bonifiche"
compiute dai mercenari al soldo delle multinazionali dell'allevamento
(Macdonald ha bruciato foresta lì per avere pascoli) e di quelle
estrattive. La Menchu ha dichiarato: "Le lobby arabe hanno monopolizzato
l'assemblea, Mary Robinson [Alto commissario dell'ONU per i diritti umani,
n.d.r.], mi ha detto che non può farci niente, sapeva che sarebbe
andata così e mi ha confidato che non sarebbe voluta venire. Io
sono qui per chiedere il riconoscimento per le popolazioni indigene in
quanto popoli, ma nessuno tra i delegati può o vuole ascoltare".
Così
mentre lo scoop arabo monta e molte delegazioni si dileguano l'assemblea
comincia a discutere dei risarcimenti per le popolazioni nei secoli colonizzate
e discriminate. Peccato che dei discriminatori e dei colonizzatori siano
rimasti in pochi, all'ora di pagare il conto molti si ritirano con la
scusa della solidarietà a Israele e rimangono solo gli europei,
che però non possono parlare di colonialismo o di blocco delle
frontiere perché non hanno tempo e devono ricucire gli strappi
con la solita Israele. Il razzismo, non quello ideologico ma quello
economicamente redditizio, celebra il primo trionfo del terzo millennio.
Dagli schiavi delle miniere e delle piantagioni a quelli dei semafori,
dalle navi cariche di bambini neri e asiatici da far lavorare per Nike
o Adidas alle donne e alle ragazzine di colore o est-europee sulla strada
lo scandalo non esiste, mancano le sue premesse perché schiavitù
e colonialismo non sono dati del passato ma fenomeni del mercato presente.
Le stesse organizzazioni non governative così spesso finanziate
dai governi e le missioni cattoliche e protestanti che si contendono le
aree di influenza sono i carrarmatini di un risiko giocato dai coronati
in Africa e Asia, terre piene di materie prime e manodopera in svendita,
governate da capi-esercito scelti da Ovest per perpetuare un dominio senza
il quale l'economia neoliberista andrebbe subito in grave crisi.
In
un'ONU fantasma impotente e disprezzata dai potenti coloro che chiedono
denaro come risarcimento si ricordino che non vedranno neanche il loro
debito diminuito se non verranno considerati "amici", così
hanno deciso i grandi otto a Genova. Soldi in cambio di prestazioni,
come sempre.
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