Il razzismo si quota in borsa




di
Gianluca Ferro


A Durban si è consumata l'ultima delle guerre tra le lobby. Le opportunità economiche derivate dalla guerra all'Iraq del '91 avevano solleticato George Bush padre ad accontentare le lobby delle multinazionali delle armi e dei petrolieri, di cui la sua stessa famiglia fa parte, e a fare sentire sui cieli arabi il rombo degli aeroplani USA. Gli emiri da allora hanno capito e hanno cessato di rintracciare vestigia sataniche nel dominio mondiale statunitense in favore di un più terrestre conteggio di barili di greggio venduti in più a scapito dell'islamico concorrente iracheno che subiva un embargo totale. Da allora i paesi dell'oro nero hanno anche raffreddato parecchio i rapporti con i fratelli Palestinesi. Nei campi profughi si muore per malattia, siccità e mitragliate. I missili israeliani distruggono palazzine di due piani per azioni mirate "preventive", ragazzi palestinesi di vent'anni si mescolano ai coetanei per farsi esplodere. Qualcuno ha sentito una parola araba a riguardo? Insieme al greggio si compra anche il silenzio. Nei deserti nascono laboratori nucleari, il patto di tolleranza arabo-americano prevede che tutti abbiano il diritto di costruire armi atomiche, non si sa mai.
un tempio a Durban, Sud AfricaA Durban va in scena la farsa perché è lì che i mass-media di tutto il mondo sono andati per lo scoop: il sionismo è razzismo, Israele è uno stato razzista e variazioni su tema. Le sedie di molti coronati restano fredde, Bush non ha che farsene dell'ONU, non è cool, già è stato in vacanza in Liguria e il colonialismo lui l'ha superato, ora non beve più come una volta. Il Canada se la squaglia, i pochi Indiani che vivono nelle riserve vicino Manitoba, nel centro del paese, vivono in uno stato libero che corrisponde al perimetro della riserva, dove sono così poveri da non poter costruire una scuola, figurarsi un ospedale, ma dove arrivano le mafie del gioco d'azzardo perché li possono mettere su sale da gioco senza regole. Dagli alberghi-casinò, dai bar e dagli eliporti si vede un panorama di baracche e fango, dove in molti casi povertà è diventata rabbia o alcolismo, la segregazione miseria, l'indifferenza l'arma più letale. Anche l'Australia si tira indietro. Agli Aborigeni delle riserve negli anni '70 il governo ha riconosciuto l'autonomia, anche loro sono liberi di non avere nulla, e il cinema australiano non patinato ha mostrato con quali espedienti sopravvivono gli abitanti di Alice Springs, riserva sprofondata nel deserto descritta anche da Chatwin nelle "Vie dei canti". Rigoberta Menchu è venuta a Durban per rappresentare gli Indios dell'Amazzonia, quei pochi rimasti dalle "bonifiche" compiute dai mercenari al soldo delle multinazionali dell'allevamento (Macdonald ha bruciato foresta lì per avere pascoli) e di quelle estrattive. La Menchu ha dichiarato: "Le lobby arabe hanno monopolizzato l'assemblea, Mary Robinson [Alto commissario dell'ONU per i diritti umani, n.d.r.], mi ha detto che non può farci niente, sapeva che sarebbe andata così e mi ha confidato che non sarebbe voluta venire. Io sono qui per chiedere il riconoscimento per le popolazioni indigene in quanto popoli, ma nessuno tra i delegati può o vuole ascoltare".
Veduta del porto di Durban, Sud AfricaCosì mentre lo scoop arabo monta e molte delegazioni si dileguano l'assemblea comincia a discutere dei risarcimenti per le popolazioni nei secoli colonizzate e discriminate. Peccato che dei discriminatori e dei colonizzatori siano rimasti in pochi, all'ora di pagare il conto molti si ritirano con la scusa della solidarietà a Israele e rimangono solo gli europei, che però non possono parlare di colonialismo o di blocco delle frontiere perché non hanno tempo e devono ricucire gli strappi con la solita Israele. Il razzismo, non quello ideologico ma quello economicamente redditizio, celebra il primo trionfo del terzo millennio. Dagli schiavi delle miniere e delle piantagioni a quelli dei semafori, dalle navi cariche di bambini neri e asiatici da far lavorare per Nike o Adidas alle donne e alle ragazzine di colore o est-europee sulla strada lo scandalo non esiste, mancano le sue premesse perché schiavitù e colonialismo non sono dati del passato ma fenomeni del mercato presente.
Le stesse organizzazioni non governative così spesso finanziate dai governi e le missioni cattoliche e protestanti che si contendono le aree di influenza sono i carrarmatini di un risiko giocato dai coronati in Africa e Asia, terre piene di materie prime e manodopera in svendita, governate da capi-esercito scelti da Ovest per perpetuare un dominio senza il quale l'economia neoliberista andrebbe subito in grave crisi.

In un'ONU fantasma impotente e disprezzata dai potenti coloro che chiedono denaro come risarcimento si ricordino che non vedranno neanche il loro debito diminuito se non verranno considerati "amici", così hanno deciso i grandi otto a Genova. Soldi in cambio di prestazioni, come sempre.

 

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