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Violenza
inaudita, nessun rispetto per chi a tutto ciò è estraneo, per coloro ai
quali questo mondo va bene così.
Colpi
di bastone, molotov, pietre, un estintore…
Queste le armi dei pazzi. Quei folli che hanno invaso le strade di una
pacifica cittadina e l’hanno distrutta, senza rispetto.
Un sibilo cresce. Penetra, sfonda il timpano delle orecchie che ormai
non sei più certo d’avere: il risultato è che non sai più cosa fare. E’
la paura, ti urla forte di scappare, allontanarti da lì. Quelle persone
non le conosci, perché gridare per i loro diritti, ma chi sono?
Un ragazzo è morto. Il primo perduto del popolo di Seattle. Avrebbe voluto
descrivere quei momenti e quelli precedenti, la tensione, la rabbia per
l’impotenza, il sentirsi schiacciato dagli imperi dei grandi, avrebbe
parlato col cuore a quello degli altri, avrebbe ottenuto molte risposte.
Ma il suo cuore non batte più e noi non possiamo inventare le sue parole,
in nessun modo le potremo recuperare, il mondo non le ascolterà mai: non
ha più orecchie.
Una
manifestazione di forte dissenso e una morte così tragica: ai miei occhi
nessun nesso logico, comprensibile.
Certo, è perché gli occhi non riescono ad aprirsi, bruciano, bruciano,
sento i tamburi, le grida, ma non posso vedere, avanti, indietro, che
importa? Nessun modo per capire, per esserci.
Non potremo vedere i tranquilli cittadini di Genova, fuggiti dalla violenta
invasione della follia, tornare per ritrovare le loro strade distrutte,
bruciate.
Ma arriva dell’acqua, secchi di acqua fresca, refrigerio per i manifestanti,
spengono le fiamme della pazzia… lanciati dai balconi, da quegli stessi
cittadini, che domani troveranno distrutta la loro città.
Ma perché, perché sostenere un pugno di poveri pazzi esaltati, mentre
li si osserva dall’alto?
E tanti, tanti, tanti sfilano…più di 200.000. La vera forza? Non poterli
definire: centinaia di colori, forme, titoli, definizioni, slogan, grida
di pace, guerra, giustizia…
Coraggio
o incoscienza?
Il limite tra coraggio e incoscienza, questo ho cercato negli occhi di
quell’immenso gruppo. Nessuna risposta univoca. Io ho la mia paura, il
mio istinto di conservazione che ha bloccato i miei passi, prima di raggiungere
il primo scontro. Volevo esserci, ci sono stata, a modo mio.
Ma c’è chi va avanti, spinto da se stesso, per vedere, capire: ma gli
occhi sono serrati dal fumo dei lacrimogeni.
Importante: ostacolare quello sguardo, che è già andato troppo oltre e
vuole sbirciare le pagine segrete del Grande Fratello.
Davanti a te non volti, caschi e scudi e mazze inumani… avanzano…
Braccati, chiusi, in gabbia, il panico dilaga, colpi, colpi, colpi, per
non lasciarti scappare, le gambe, mettere fuori uso le gambe… colpi, calci…
Un estintore, due colpi di pistola.
Uno sconfitto, un vincente.
Che sia così poi, qui nessuno vince mai.
I buoni, i cattivi.
Chi vuole cambiare il mondo e grida il proprio dissenso contro ingiustizie
tanto evidenti da essere divenute prese in giro.
Chi cerca di obbedire a degli ordini da cui trae la vita.
E la storia si ripete.
Strumentalizzazioni.
Attacchi ingiustificati.
Massacri programmati e voluti.
Nessuna misura preventiva.
Nessun aiuto.
Violenza
cieca travolge ogni movimento di quest’immenso uomo senza orecchie, occhi,
gambe, che continua a gridare…
Ma nessuno ti ha invitato, sei tu l’estraneo, quindi taci…
Colpi, arresti per eliminare le prove della propria paura, vigliaccheria,
crudeltà.
Il pretesto: sequestrare armi a manifestazione conclusa.
Perché non prima?
Quante perquisizioni possibili prima, quando c’eravamo tutti…
Ma no, preferiscono ora contro i pochi rimasti e mentre dormono.
Sangue ovunque nella scuola, sparso anche su un banco, su delle penne.
Le armi più pericolose del GSF.
E ora quindi chiudi la bocca, non tentare di documentare cosa è successo,
chi sei veramente, se un povero pazzo esaltato, assetato di sangue e violenza
o un uomo che pensa ancora di poter essere libero.
Chiudi i tuoi quaderni, nel Ministero della Verità riscriveremo questa
storia, la tua versione non ci piace.
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