Sotto il velo: l'Islam




di
Santo Mangiameli


"Antica e bella, splendida e graziosa, sta alla posta con sembiante seduttore, insuperbisce tra piazze e pianure che sono tutte un giardino, larghe ha le vie e le strade, ti abbaglia la vista colla rara beltà del suo aspetto. Città meravigliosa - Palermo - , costrutta come Cordova, gli edifizi suoi sono tutti di pietra da taglio […]. I palazzi del re ne circondano il collo, come i monili cingono i colli delle ragazze […] ed egli tra giardini e circhi si rigira di continuo fra delizie e divertimenti […]."
L'Islam, o l'impossibilità dell'oriente, le moltitudini dell'io ed il viaggio senza fine.
L'Islam ed il rigore delle architetture severe: distese murarie silenziose, geometricamente perfette che deviano svelte e senza ombre lungo gli angoli allucinati. Bianco-cornice ad un cielo divinamente terso e senza dubbi, ricamato a rilievo sul chiaroscuro dei confini. Trascrizione umana di un linguaggio sacro e lontano. Lavoro corale e millenario, tremendo, spietato e sublime: lavoro che durò mille e una notte.
foto di Antonino MuscoL'Islam con la certezza cosmica degli smalti, l'Islam e la rarità degli avori, l'Islam con il lusso delle sete preziose e l'eleganza degli sguardi delle donne vestite con abiti serici ricamati in oro, avvolte in splendidi drappi e chiuse nel colore degli infiniti veli.
L'Islam è e sarà sempre una via tra i miei pensieri, una prospettiva ulteriore alle mie necessità. Io appartengo all'Islam, l'Islam mi appartiene.
La mia terra, che non è mai stata ferma, fece scalo un tempo presso i cento porti del vicino oriente, lì trovo ricchezza, conoscenza e bellezza e se ne nutrì a lungo.
Così imparammo a giocare con l'acqua.
Ci offrirono la pazienza che si consuma nel lavoro, la mano certa degli scalpellini e il raro ingegno degli architetti, ché la polvere del tempo aveva già cancellato, lontani ormai dallo splendore dell'eterna Bisanzio.
Uomini scuri, con lunghe barbe a punta, con occhi rossi profondi e neri, parlarono di nuove idee di spazio, di specchi e nuove luci, di una nuova storia, e ci sedussero con il vino dei numeri, con la magia dell'algebra e con i segreti celati nella volta stellata. Amarono più di noi Aristotele e assaporarono quanto meno Platone e questo fu poi l'inganno.
Così la mia terra crebbe con amore, al silenzio dei gran colpi e dei tamburi minacciosi del Cristiano. Metamorfosi interna, nelle falde e custodita dai venti caldi della sera. Crebbe e divenne diversa, crebbe e conobbe ciò che si dice splendore. La mia terra crebbe e parlò un'altra lingua, una lingua meravigliosa e misteriosamente incomprensibile.
Già tornate in alto mare, trainate a forza dalle navi crociate e dai nuovi fanti, non conobbe mai porto migliore. Violentata nel presente e nel ricordo da false spade di S. Maurizio, non dimenticò mai quella veste che le svelò la forma proibita.
Ed il segreto divenne segreto, custodito dal rancore e dalla gelosia che basta a se stessa. La mia terra che si aprì all'oriente fu un'alchimia di rancori e gelosie, fu celebrazione esaltante per i condottieri normanni, fu uno scrigno con dentro Bisanzio e l'Egitto, con il lavoro di una moltitudine di maestranze giunte dall'Ifrìqiya e dal Maghreb, con dentro la lingua delle architetture fatimide, ziride e hammadide, con dentro la meraviglia di una sacralità proibita ai barbari che nessuno vide mai.
Dietro il velo l'Islam, al di là dal vero la gelosia per un volto nascosto e diverso, ai bordi del velo ricamato in filigrana il peccato per il piacere delle forme ed il gusto dell'ascesi.
E quel sogno che si confuse poi tra le minacce di un Dio violento e lontano, del Dio dei Benedettini, nel severo dogma dei Cassinesi, tra le leggi dei nuovi potenti, svelò se stesso nel linguaggio muto ed eterno delle pietre scolpite, nel candore dei blocchi geometricamente perfetti, nella meccanica delle architetture, nella pioggia poliedrica dei Mouqarnas, nella decorazione policroma delle absidi, nell'arte tessile dei tiraz, nella tensione lineare delle superfici e nel contrasto insolito tra una nudità esteriore ed un'estasi muta nell'animo, nel nuovo gioco di forze ogivale che aggiunse splendore nella vecchia vicenda che ci legava ancora al sogno di un'antica Bisanzio.

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