|
|
|
|
|
Billy Bragg, un nome che fa parte della storia della canzone d’autore d’oltre Manica degli anni Ottanta: una vera e propria pietra miliare del panorama pop-rock-punk britannico degli ultimi anni.
Instancabile animatore del Red Wedge, il movimento di musicisti che in quel periodo supportava il Labour Party attraverso manifestazioni e concerti per tutto il Regno Unito, Billy Bragg ha sempre posto l’impegno politico come parte fondante delle sue canzoni. Attivo a partire dai primissimi anni Ottanta, con Life’s a riot (titolo che la dice lunga sullo spirito battagliero di Bragg), Billy raggiunge però la fama internazionale con quello che per molti è il suo capolavoro: Talking with the Taxman about poetry (del 1986), direttamente ispirato ad una poesia di Vladimir Mayakovsky. Rabbia, politica e poesia si mescolano in questo disco, del quale molti ricorderanno le memorabili Greetings to the new brunette (con la calda voce della compianta Kirsty MacColl) e Levi Stubbs’ tears. Sulla scia di Woody Guthrie, (con il suo motto "questa chitarra uccide i fascisti"), Bragg si fa portatore di un messaggio internazionalista, e crea canzoni che coniugano testi impegnati a melodie accattivanti. Un cantastorie con la sua chitarra, che combatte ogni giorno una battaglia contro una società che schiaccia i più deboli. Gli anni della Lady di ferro sono tutt’altro che divertenti per la classe operaia inglese: basti ricordare il drammatico sciopero dei minatori e lo sgretolamento del welfare state abbattuto dalla politica ultraconservatrice di Maggie. Billy prosegue la sua lotta imponendo prezzi fissi ai suoi dischi, tariffe politiche ai suoi concerti, rifiutando di commercializzare i suoi lavori nel Sudafrica dell’Apartheid. Insomma è uno che crede in quello che canta. Nel 1988 esce il suo Workers Playtime, che sulla copertina porta la scritta "Capitalism is killing music" e all’interno una bellissima frase di Antonio Gramsci, mentre nelle canzoni cita a piene mani Marx, Che Guevara, Fidel Castro e il "grande balzo in avanti" della Cina maoista (Waiting for the great leap forward, con la splendida voce di Michelle Shocked). Non è retorica però quella dell’artista Bragg, ma un singolare modo di unire politica e poesia fondendole con la musica. Scrive dolci versi d’amore, Bragg, miscelando pubblico e privato, descrivendo piccole grandi passioni di gente comune, di quegli ultimi che popolano i sobborghi inglesi, narrando storie ordinarie che si fanno universali (Valentine’s day is over). Nel 1991 dà alle stampe un doppio album, Don’t try this at home, nel quale si avvale anche della collaborazione dei R.E.M. (nella fattispecie di Michael Stipe e Peter Buck), oltre che della magica chitarra dell’ex Smiths Johnny Marr. Gli anni Novanta lo vedono piuttosto silente (nel 1996 esce William Bloke che non suscita gli entusiasmi della critica). Nel 1998 Billy Bragg mette in musica le liriche di Woody Guthrie assieme ai Wilco e nasce Mermaid Avenue, pregevole album militante che porta il cantautore inglese ad una trasferta sonora negli USA. Billy Bragg ha attraversato questi ultimi 20 anni con una coerenza, musicale e politica, difficilmente riscontrabile in altri artisti. |
||
|
©_2001
erroneo.org tutti
i diritti riservati |
||