|
Congo
Square e Storyville, New Orleans | l'Editto del 1917
| il Dixieland
Prima
di iniziare un discorso tanto vasto come quello sul jazz, credo sia fondamentale
un inquadramento spazio-temporale, in maniera
tale da mettere in luce i luoghi dove esso è nato e si è
sviluppato e le motivazioni socio-culturali del perchè della sua
nascita e diffusione.
Congo
Square e Storyville, New Orleans
La
difficoltà nel reperire documentazione sonora valida per stabilire
temporalmente la nascita del jazz è quantomeno ovvia, data la matrice
fortemente popolare di questa musica non troviamo alcuna registrazione
sino al 1917, quindi dobbiamo muoverci analizzando altre questioni...
innanzi tutto i luoghi.
La Congo
Square, grande ed antica piazza di New Orleans, era il luogo di compravendita
degli schiavi neri provenienti dall'Africa. Dodici milioni di individui
trasferiti con le navi verso il Nuovo Mondo, circa un milione e mezzo
perse la vita prima di arrivare a destinazione... alcuni di essi venivano
considerati come delle macchine da sfruttare sino all'ultimo, e da sostituire
quando ormai, allo stremo, non risultavano più utili. Ironia della
sorte, nelle piantagioni di cotone degli States, le loro condizioni erano
privilegiate rispetto a chi veniva spedito in miniera nel Brasile o nei
campi di zucchero nei Caraibi; non essendoci necessità di "ricambio"
di manodopera, i padroni bianchi statunitensi favorirono loro la costituzione
di nuclei familiari, fattore dominante per una progressiva americanizzione
degli schiavi, dell'ibrido svilupparsi di cultura, religione e tradizione.
Centro di confluenza di varie culture, quella francese di antica e napoleonica
memoria, quella spagnola (era colonia Spagnola, poi venduta agli Stati
Uniti nel 1803), e quella propria della diaspora africana, New Orleans
non tardò ad assumere un ruolo privilegiato nella geografia dell'intrattenimento
degli schiavi. Nella tragica Congo Square, i neri si esibivano in giochi,
in canti, in riti e cerimonie Voodoo. Nenie strane e singolari, suoni
indecifrabili, antiche grida tribali, filtrate da altre culture, in testa
quelle francese e spagnola. Dominavano le bamboulas, grandi tamburi
fatti con barili e pelle di vacca percossa con lunghe ossa di bue, dalle
canne di bambù vennero le prime melodie.
Da questa forma "primitiva" di espressione musicale, verso la
fine del XIX secolo i suonatori neri di New Orleans cominciarono a costruire
i primi intrecci armonici, sotto forma di marce, nell'accompagnamento
dei funeralie nel ritorno dalle sepolture; un rituale, questo, che nel
tempo ha rivelato nettamente le radici del jazz. Ma qual'è l'origine
di questa parola, perchè proprio jazz?
Il sassofonista e clarinettista Sidney Bechet, uno dei più dotati
musicisti di New Orleans, nella sua autobiografia sostiene che la parola
jazz, nella sua forma originale jass, derivi dallo slang
e stava a significare 'fare sesso'. Ci sono numerose prove a favore dell'asserzione
di Bechet, e la cosa è convalidata dalla presenza di numerosi bordelli
e case di tolleranza nel quartiere, ormai entrato nella leggenda, di Storyville.
Jelly Roll Morton, uno dei più grandi pianisti ragtime di
tutti i tempi (si attribuì il titolo di "inventore" del
jazz), nella
sua "colorita" Storia del Jazz per la Library of Congress descrive
appassionatamente la New Orleans ed il suo famoso quartiere a luci rosse,
il già citato Storyville, le sue prostitute bianche e nere, i suoi
clubs -gli speakeases- dove si vendeva il mint julep, famoso
cocktail alla menta, e si suonava per allietare le orecchie e le prestazioni
dei clienti. Ma in questi luoghi si fecero le ossa soprattutto i pianisti
che suonavano il ragtime (letteralmente: tempo sincopato), stile
spesso simile ai minstrel show (spettacoli di commedianti truccati
da negri) che con l'accompagnamento del banjo si esibivano in un ballo
sfrenato, il cake-walk, ballo popolare originario dalle piantagioni
(gli schiavi, tutti imbellettati, scimmiottando i loro padroni regalavano
una torta alla coppia più brava). Scott Joplin, pianista e creatore
del ragtime, imparò il suo mestiere negli honky tonk (taverne con
sala da ballo malfamate) e nelle case di piacere. Anche le chiatte a vapore
che risalivano il Mississippi, impiegandoci tre o quattro mesi, diedero
un forte contributo all'affermazione di questa musica. La vita dei musicisti
a bordo era quanto mai suggestiva, fatta di musica, alcol, balli, amori
e liti con i marinai, ma questi battelli rappresentarono un'ottima rampa
di lancio per affermazioni future.
L'Editto
del 1917
Possiamo
quindi affermare che la nascita del jazz ha avuto luogo intorno al volgere
del secolo scorso a Storyville, il quartiere a luci rosse, il più
vitale e libero di New Orleans.
Paragonati alla severa etica protestante in altri stati del sud, gli atteggiamenti
diffusi in questa città cattolica romana incoraggiavano balli e
musica, entrambi funzionali (cortei, matrimoni, funerali) e per divertimento.
La fama "musicale" di New Orleans era già diffusa negli
States dalla secondà metà dell'Ottocento. Inoltre, soltanto
negli stati del Sud non furono represse le origini africane; per molti
anni, New Orleans consentì ai suoi abitanti di portare i loro tamburi,
terrore dei proprietari delle piantagioni, in strada e suonare ed eseguire
i loro rituali, che combinavano Cattolicesimo ed antiche religioni africane.
Ma nel 1917 un editto del Navel Department di Washington D.C. ordinò
la chiusura di tutti i bordelli di Storyville. Il proibizionismo favorì
la chiusura di molti locali, i musicisti furono costretti ad emigrare
al nord: alcuni si trasferirono a Kansas City, ma la maggior parte raggiunse
Chicago e New York. Proprio da queste città si svilupparno, in
maniera distinta, tre filoni espressivi del jazz delle origini.
Il Dixieland
Evento
significativo della storia del jazz alle sue origini fu la prima registrazione,
nel febbraio 1917.
La band era The Original Dixieland Jazz Band (ODJB), ed il pezzo
Livery Stable Blues. La ODJB era costituita da giovani musicisti
bianchi (Nick La Rocca e Leon Ruppolo di chiare origini italiane) che
suonavano in uno stile sincopato, tipico dei musicisti bianchi di New
Orleans dell'epoca, molto differente dallo stile più lirico tipico
dal musicisti di colore. La ODJB, quando diventò l'attrazione notturna
del Reisenweber's di New York nel 1917, fu la prima band a rendere popolare
la parola jazz. Non c'erano ancora gli assolo come li conosciamo oggi,
ma la ODJB iniziava ad usare la cornetta, il trombone ed il clarinetto
per riempire le pause. Il dettato della ODJB era volutamente comico, con
l'imitazione di suoni animaleschi (in Barnyard Blues ad esempio),
o di voci umane deformate, fragorose risate che scoppiavano all'improvviso,
anche nel mezzo di un brano musicale. La band riscosse un buon successo
e portò questa musica quasi sconosciuta alla ribalta del pubblico
di una grande metropoli. L'appellativo "Dixieland" divenne l'attributo
della musica nera a Chicago, musica volutamente ironica ma carica di dolenti
significati.
|