il getzsofilo
[prima parte]



di
Antonino Musco

Congo Square e Storyville, New Orleans | l'Editto del 1917 | il Dixieland

Prima di iniziare un discorso tanto vasto come quello sul jazz, credo sia fondamentale un inquadramento spazio-temporale, in maniera tale da mettere in luce i luoghi dove esso è nato e si è sviluppato e le motivazioni socio-culturali del perchè della sua nascita e diffusione.

Congo Square e Storyville, New Orleans
La difficoltà nel reperire documentazione sonora valida per stabilire temporalmente la nascita del jazz è quantomeno ovvia, data la matrice fortemente popolare di questa musica non troviamo alcuna registrazione sino al 1917, quindi dobbiamo muoverci analizzando altre questioni... innanzi tutto i luoghi.
La Congo Square, grande ed antica piazza di New Orleans, era il luogo di compravendita degli schiavi neri provenienti dall'Africa. Dodici milioni di individui trasferiti con le navi verso il Nuovo Mondo, circa un milione e mezzo perse la vita prima di arrivare a destinazione... alcuni di essi venivano considerati come delle macchine da sfruttare sino all'ultimo, e da sostituire quando ormai, allo stremo, non risultavano più utili. Ironia della sorte, nelle piantagioni di cotone degli States, le loro condizioni erano privilegiate rispetto a chi veniva spedito in miniera nel Brasile o nei campi di zucchero nei Caraibi; non essendoci necessità di "ricambio" di manodopera, i padroni bianchi statunitensi favorirono loro la costituzione di nuclei familiari, fattore dominante per una progressiva americanizzione degli schiavi, dell'ibrido svilupparsi di cultura, religione e tradizione.
Centro di confluenza di varie culture, quella francese di antica e napoleonica memoria, quella spagnola (era colonia Spagnola, poi venduta agli Stati Uniti nel 1803), e quella propria della diaspora africana, New Orleans non tardò ad assumere un ruolo privilegiato nella geografia dell'intrattenimento degli schiavi. Nella tragica Congo Square, i neri si esibivano in giochi, in canti, in riti e cerimonie Voodoo. Nenie strane e singolari, suoni indecifrabili, antiche grida tribali, filtrate da altre culture, in testa quelle francese e spagnola. Dominavano le bamboulas, grandi tamburi fatti con barili e pelle di vacca percossa con lunghe ossa di bue, dalle canne di bambù vennero le prime melodie.
Da questa forma "primitiva" di espressione musicale, verso la fine del XIX secolo i suonatori neri di New Orleans cominciarono a costruire i primi intrecci armonici, sotto forma di marce, nell'accompagnamento dei funeralie nel ritorno dalle sepolture; un rituale, questo, che nel tempo ha rivelato nettamente le radici del jazz. Ma qual'è l'origine di questa parola, perchè proprio jazz?

Il sassofonista e clarinettista Sidney Bechet, uno dei più dotati musicisti di New Orleans, nella sua autobiografia sostiene che la parola jazz, nella sua forma originale jass, derivi dallo slang e stava a significare 'fare sesso'. Ci sono numerose prove a favore dell'asserzione di Bechet, e la cosa è convalidata dalla presenza di numerosi bordelli e case di tolleranza nel quartiere, ormai entrato nella leggenda, di Storyville.
Jelly Roll Morton, uno dei più grandi pianisti ragtime di tutti i tempi (si attribuì il titolo di "inventore" del jazz),
Johnson & Dean: il Re e la Regina del cakewalknella sua "colorita" Storia del Jazz per la Library of Congress descrive appassionatamente la New Orleans ed il suo famoso quartiere a luci rosse, il già citato Storyville, le sue prostitute bianche e nere, i suoi clubs -gli speakeases- dove si vendeva il mint julep, famoso cocktail alla menta, e si suonava per allietare le orecchie e le prestazioni dei clienti. Ma in questi luoghi si fecero le ossa soprattutto i pianisti che suonavano il ragtime (letteralmente: tempo sincopato), stile spesso simile ai minstrel show (spettacoli di commedianti truccati da negri) che con l'accompagnamento del banjo si esibivano in un ballo sfrenato, il cake-walk, ballo popolare originario dalle piantagioni (gli schiavi, tutti imbellettati, scimmiottando i loro padroni regalavano una torta alla coppia più brava). Scott Joplin, pianista e creatore del ragtime, imparò il suo mestiere negli honky tonk (taverne con sala da ballo malfamate) e nelle case di piacere. Anche le chiatte a vapore che risalivano il Mississippi, impiegandoci tre o quattro mesi, diedero un forte contributo all'affermazione di questa musica. La vita dei musicisti a bordo era quanto mai suggestiva, fatta di musica, alcol, balli, amori e liti con i marinai, ma questi battelli rappresentarono un'ottima rampa di lancio per affermazioni future.

L'Editto del 1917
Jelly Roll Morton visto da Gary KelleyPossiamo quindi affermare che la nascita del jazz ha avuto luogo intorno al volgere del secolo scorso a Storyville, il quartiere a luci rosse, il più vitale e libero di New Orleans.
Paragonati alla severa etica protestante in altri stati del sud, gli atteggiamenti diffusi in questa città cattolica romana incoraggiavano balli e musica, entrambi funzionali (cortei, matrimoni, funerali) e per divertimento. La fama "musicale" di New Orleans era già diffusa negli States dalla secondà metà dell'Ottocento. Inoltre, soltanto negli stati del Sud non furono represse le origini africane; per molti anni, New Orleans consentì ai suoi abitanti di portare i loro tamburi, terrore dei proprietari delle piantagioni, in strada e suonare ed eseguire i loro rituali, che combinavano Cattolicesimo ed antiche religioni africane.
Ma nel 1917 un editto del Navel Department di Washington D.C. ordinò la chiusura di tutti i bordelli di Storyville. Il proibizionismo favorì la chiusura di molti locali, i musicisti furono costretti ad emigrare al nord: alcuni si trasferirono a Kansas City, ma la maggior parte raggiunse Chicago e New York. Proprio da queste città si svilupparno, in maniera distinta, tre filoni espressivi del jazz delle origini.


Il Dixieland

la ODJB in una foto del 1917Evento significativo della storia del jazz alle sue origini fu la prima registrazione, nel febbraio 1917.
La band era The Original Dixieland Jazz Band (ODJB), ed il pezzo Livery Stable Blues. La ODJB era costituita da giovani musicisti bianchi (Nick La Rocca e Leon Ruppolo di chiare origini italiane) che suonavano in uno stile sincopato, tipico dei musicisti bianchi di New Orleans dell'epoca, molto differente dallo stile più lirico tipico dal musicisti di colore. La ODJB, quando diventò l'attrazione notturna del Reisenweber's di New York nel 1917, fu la prima band a rendere popolare la parola jazz. Non c'erano ancora gli assolo come li conosciamo oggi, ma la ODJB iniziava ad usare la cornetta, il trombone ed il clarinetto per riempire le pause. Il dettato della ODJB era volutamente comico, con l'imitazione di suoni animaleschi (in Barnyard Blues ad esempio), o di voci umane deformate, fragorose risate che scoppiavano all'improvviso, anche nel mezzo di un brano musicale. La band riscosse un buon successo e portò questa musica quasi sconosciuta alla ribalta del pubblico di una grande metropoli. L'appellativo "Dixieland" divenne l'attributo della musica nera a Chicago, musica volutamente ironica ma carica di dolenti significati.

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