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Alte temperature a questa prima edizione di Lapilli,
e miglior nome non potrebbe avere l'incontro tra Lapis ed Etnagigante
per un grande tributo al sud creativo, quello che "va forte"
e non guarda in faccia a nessuno, "in fondo siamo dei rivoluzionari
travestiti da musicisti" dichiara divertito il "padrino"
Roy
Paci ai microfoni dell'Erroneo.
Per chi non lo sapesse, Roy, a causa di una inspiegabile patologia, è
nato con la tromba. Suonatore dei due mondi (si, proprio come Garibaldi),
a buon titolo è considerato (da me, N.d.R.) il Louis Prima siciliano,
nonche' ambasciatore del sud in musica.
Due i giorni della Festa, nello scenario bucolico dell' ExtraZo, antico
palmento rimesso a nuovo, agghindato per l'occasione dalle belle creazioni
in cartapesta del laboratorio Cartura e dagli effetti di luce di Alessandro
Arena e Domenico di Gesù.
La
prima sera si apre con lo spettacolo dei Kebana,
band siracusana capitanata da Peppe Azzaro,
che con disinvoltura estrema percuote le pelli della batteria e canta
(benissimo). Formazione nata nel '98, miscela le sonorità tipiche
del reggae, dello ska jamaicano e del sound mediterraneo, il tutto in
dialetto siciliano. Numerose esperienze live della band, selezionata per
Arezzo Wave 02, e si sente. Giusto coinvolgimento, bello il reggae cantato
alla siciliana, la maniera migliore per accendere la serata e i numerosi
spettatori presenti.
A seguire i Cheech
Skaos, con uno ska rielaborato e reinterpretato in modo personale,
rispettando i riferimenti 'rocksteady' e dello ska newyorchese. Molto
conosciuti nell'area occidentale dell'isola, aprono il set con l'omaggio
ad Herbie Hancock e la sua Cantalope Island;
Le tastiere di Gianluca Imperato,
causa
cattiva regolazione dei volumi nel soundcheck, erano quasi assenti, fattore
che ha contribuito nella impressione finale del gruppo. C'è da
dire, restando in questo ambito, che i cavillosi (definirei quasi svizzeri)
controlli dell'addetto (comunale? chi e' che li manda, questi?) all'agibilità
ha rallentato sensibilmente lo scorrer dei lavori di preparazione, nel
pomeriggio, con tanto di estintori "testati sul campo", e lentume
via dicendo (sono stati recentemente chiusi per colpa dell'agibilita'
o causa mancanza di particolari licenze il Taxi, i Mercati ed il Clone
zone, posti "di sinistra"...)
Ma l'appuntamento più importante della serata e' stato il set degli
Aretuska,
con il capitano Roy in forma smagliante. Figuratevi che hanno suonato
talmente bene che i tipi di Forza Nuova presenti tra il pubblico gli hanno
tirato una lattina di birra (piena) sul palco.
Sarà stato forse per colpa della gag dell'estintore, il
famoso estintore di Carlo Giuliani, al termine della swingante Teresa,
cantata dall'ottimo Fred Casadei e
conclusa con uno sparo? Ragazzi, questo è teatro.
Capisco che quelli di Forza Nuova -che non si definiscono razzisti- prendono
per il culo prima del concerto il presentatore d'eccezione senegalese
che ti parla (magicamente) in siciliano e ti racconta le ricette. Ma ci
mettiamo pure a tirare le lattine?
Gli Aretuska suonano ad occhi chiusi e con l'allegria negli occhi. "Non
dimentichiamoci che questa formazione ha fatto gia' più di 50 concerti;
nel primo tour invernale, partito a fine novembre hanno girato l'Italia,
sono finiti ad Amsterdam, al Paradiso Life, uno dei locali storici
d'Europa, dove hanno suonato pure i Beatles e i Rolling Stones",
ci racconta Tony "mentina" Cattano,
ventitreenne trombonista del gruppo, che ha suonato con i più rappresentativi
musicisti dell'area jazzistica isolana, l'anno scorso al Berklee con una
borsa di studio vinta ai seminari di Siena Jazz con Giancarlo Schiaffini.
E' appunto il jazz, aggiunge Tony, a darci quella sensibilità globalizzata,
il cercare se stesso tramite uno strumento. E' il gioco, e la rappresentazione,
che creano la magia del set degli Aretuska. Cosi' il set scorre che e'
una meraviglia ed il pubblico gode.
Scarso
pubblico la seconda sera del festival, ma ottima qualita' nelle proposte
musicali.
Si parte con il trio Trionaria,
Gianni Gebbia ai sax(s), Francesco
Cusa alla batteria e Roy Paci
allla tromba.
I tre sfidano i presenti creando suoni, le chiavi del sax e i pistoni
della tromba si inseguono, sono roventi. Stiamo viaggiando insieme alle
loro scomposizioni melodiche, quella musica che non vuole e non puo' essere
definita. Va ascoltata, e basta. Ulteriore merito dei musicisti e' stato
quello di creare un grande coinvolgimento in uno spazio cosi' grande,
insolito per concerti di questo tipo.
A seguire i Reevoluto,
con un set onesto, ma poco seguito (suonare dopo i Trionacria non e' facile...).
Arrivederci all'anno prossimo, e che ben vengano queste occasioni.
gianni
gebbia e francesco cusa sullo sfondo
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