Aires Tango: tra Argentina e poesia




di
Antonino Musco


Dove saranno? chiede l'elegia
di quelli che non sono più, come se esistesse
una regione in cui l'Ieri potesse
essere l'Oggi, l'Ancora, il Tuttavia.

Dove sarà (ripeto) la mala
che fondò, in sentieri polverosi
di terriccio o in villaggi sperduti
la setta del coltello e del coraggio?

Dove saranno quelli che passarono,
legando all'epopea un episodio,
una favola al tempo, e senza odio,
lucro, nè passione d'amore s'accoltellarono?

Li cerco nella loro leggenda, nell'ultima
brace che, come una vaga rosa,
trattiene qualcosa della ciurma valorosa
dei Corrales e dei Balvanera.

Quali vicoli oscuri o quale deserto
dell'altro mondo abiterà la dura
ombra di colui che era un'ombra oscura,
Murana, il pugnale di Palermo?

E quale fatale Iberra (ne abbiano pietà
i santi) che uccise su un ponte della via
suo fratello lo Snasato, che deteneva
più morti di lui, e così pareggiarono?

Una mitologia di pugnali
lentamente si annulla nell'oblio;
una canzone di gesta si è perduta
in sordide cronache poliziesche.

C'è un'altra brace, un'altra rovente rosa
nella cenere che li conserva interi;
ecco i fieri uomini del coltello
e il peso della lama silenziosa.

Anche se la lama ostile o quell'altra lama,
il tempo, li ha fatti perdere nel fango,
oggi, al di là del tempo e della nefasta
morte, quei morti vivono nel tango.

Si trovano nella musica, nelle corde
della testarda chitarra faticosa,
che trama nella mitologia venturosa
la festa e l'innocenza del coraggio.

Gira nel vuoto la gialla ruota
di cavalli e leoni, e sento l'eco
di quei tanghi di Arolas e di Greco
che io vidi ballare sui marciapiedi,

in un momento che oggi emerge isolato,
senza prima nè poi, contro l'oblio,
e che ha il sapore di ciò che è perduto
di ciò che si è perduto e si è recuperato.

Negli accordi ci sono antiche cose:
l'altro cortile e un barlume di pergola,
(Dietro le pareti sospettose
il Sud conserva una chitarra e una lama).

Quella raffica, il tango, quella diavoleria,
gli anni indaffarati sfida;
fatto di polvere e tempo, l'uomo dura
meno di quella leggera melodia

che è solo tempo. Il tango crea un torbido
passato irreale che in qualche modo è vero
un ricordo impossibile di essere morto
rissando, in un bivio di periferia.

El Tango, Jorge Luis Borges in "Carme presunto e altre poesie" Einaudi, 1969

Poemas, terzo disco degli Aires Tango, ossia Javier Girotto (sax soprano e baritono, clarinetto basso, quenas), Alessandro Gwis (pianoforte), Marco Siniscalco (basso, contrabbasso elettrico, stick) e Michele Rabbia (percussioni e voci), prende come incipit creativo la poesia dei grandi autori sudamericani quali Borges, Pablo Neruda, Ernesto Cardenal, Samuel Feijoo, Carlos Gardel ed Alfredo Le Pera in un connubio musicale dove l'intensità passionale del tango si mescola alla libertà creativa dell'improvisazione jazz. Javier Girotto ed Enrico Rava (foto O.Lotti)Ma è la poesia a fare da filo conduttore alla musica: il soprano di Girotto canta i versi in una maniera commovente in brani come La Luna, brano di apertura, o La Poesia arricchiti tra l'altro dal violino di Marcello Sirignano ed il violoncello di Giuseppe Tortora (arrangiati da Siniscalco).
Anche gli ospiti sono di altissimo livello in questo disco; Daniele Di Bonaventura, bandoneonista abruzzese, che duetta con la voce recitante sussurrata da Horacio Gramajo in El Tango, vera e propria storia della mitologia del tango in versi, e Peppe Servillo, voce della Piccola Orchestra Avion Travel che scrive ed interpreta L'amico di Cordoba accompagnato dalle quenas, flauti di legno argentini, di Girotto. Superba la prova al pianoforte di Alessandro Gwis, che dimostra una enciclopedica conoscenza degli stilemi argentini, e del bassista Marco Siniscalco (foto A.Ranalli)Marco Siniscalco, che, insieme al percussionista Michele Rabbia sostengono le linee melodiche ed armoniche con soluzioni sempre originali (ad esempio nel brano El Limon, dal sapore tradizionale, e in Voces, composto dallo stesso Rabbia). Il disco si chiude con Volver, classico di Carlos Gardel, in duo soprano - bandoneon, dominata dal lirismo di Girotto, che a sentire la maniera in cui suona sembra declamare i versi dello stesso Gardel (...Però il viandante che fugge / prima o poi si dovrà fermare; / e benchè l'oblio che tutto distrugge / abbia ucciso le mie vecchie illusioni, / guardo un'umile speranza nascosta / che è l'unica fortuna del mio cuore).

In tre parole: un piccolo capolavoro.

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