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La
prima edizione del festival di musiche elettroniche So Far, organizzato
allo Zò di Ct ha sicuramente avuto dei meriti non irrilevanti,
due per tutti: la possibilità di poter assistere per la prima volta
nel catanese, e forse nell'intera Sicilia (fatti salvi alcune sporadiche
precedenti occasioni), a concerti di musica elettronica irregolare (mi
si passi il termine), e la proposta di un cast di musicisti nel suo complesso
di livello sicuramente molto alto. I lati negativi ci sono stati e molto
probabilmente ci saranno anche nelle future edizioni (beh, per lo meno
la scelta di definire questa la prima edizione del festival lascia ovviamente
spazio alla speranza che ve ne siano altre) ma non sono stati sicuramente
tali da essere degni di nota.
Ma andiamo per ordine.
L'idea del festival, organizzato dalla cooperativa Officine e da Catania
Jazz, era già ben esplicata nel nome stesso dato alla manifestazione,
preso in prestito dal più famoso degli album del cosiddetto periodo
nero dei leggendari kraut-rockers Faust, anche se, ad essere
sinceri il richiamo in tal senso sarebbe stato ad un mix di elettronica,
rumorismo e musica suonata con i canonici strumenti, che per la verità
non è stato esattamente quanto si è ascoltato durante la
manifestazione, molto più orientata, in linea generale, su suoni
prodotti con macchine musicali prettamente elettroniche. questa
non vuole però essere neppure lontanamente un tentativo di critica.
Potrebbe invece trasformarsi in una proposta, anche per una futura edizione:
Gli stessi Faust in carne, ossa e suoni lontani vari del resto
suonano ancora oggi
..
OK, finiamola e passiamo a parlare di quanto è successo in queste
quattro giornate, non senza aver prima messo in chiaro che tutto quanto
ho detto finora e dirò in seguito parte dal presupposto che il
concetto "PUBBLICO", nel senso più ampio di persone che
partecipano ai concerti, rendendo un evento di una certa portata anche
col loro contributo, il PUBBLICO, dicevo, in questa occasione è
stato proprio un concetto molto astratto; se si fa eccezione per un appena
appena discreto numero di persone durante la seconda serata, pensare al
basso afflusso degli altri giorni fa un po' stringere il cuore. Ma ditemi
un po', quando vi capiterà più l'occasione di vedere Einheit
ed i Pan sonic suonare assieme? No Comment!
O9/05/2002
La prima serata, ad accesso gratuito, denominata enter, ha visto
un ampio utilizzo di tutti gli spazi assolutamente suggestivi di cui dispone
il Centro Culture Contemporanee Zò. Nella sala maggiore il progetto
Sud Frequenze ci ha proposto B.O.M, con due live-stages di giovani
artisti catanesi, con la proiezione di immagini e "Slogans"
su un ampio schermo, accompagnate da musiche caratterizzate da suoni digitali
e da messa in loop di strumenti suonati in live (chitarra nel primo caso,
basso e chitarra nel secondo), anche se qualche problema non è
certamente mancato (tanto per dirne una, un microfono è stato rubato
poco prima dell'inizio della serata). A questi si alternavano interessanti
Dj Sets di giovani Dj's proposti da Red Bull HomeGroove.
Mentre
tutto ciò accadeva, come detto, nella più vasta delle sale
dello zò, addentrandosi per l'edificio si poteva giungere in una
saletta, su una parete della quale i fortunati (all'inizio non troppi
per la verità) che vi giungevano potevano assistere in tutta tranquillità
a Merola Matrix, un (a mio avviso) affascinante e ben riuscito
progetto di Hugo Race che proponeva un mix originalissimo di immagini
recuperate in buona parte da film interpretati da Mario Merola, oltre
a quelle di altri film come "La terra trema", e di canzoni (quelle
di Merola stesso, o vecchi canti di processioni religiose e di pescatori)
poste su basi musicali decisamente moderne. Nel programma si parlava anche
di un incontro su Transiti e accessi sonori in Italia ma, pur essendo
arrivato molto in anticipo sull'orario di inizio della serata, del suddetto
incontro non ho trovato tracce.
10/05/2002
La
seconda serata proponeva senza ombra di dubbio uno degli appuntamenti
più interessanti dell'intera rassegna. Si iniziava con la performance
live di Nobukazu Takemura, musicista giapponese ormai praticamente
trapiantato in USA, dove ha già pubblicato tre cd e tre 12"
con la Thrill Jockey, oltre ad aver collaborato con diversi nomi grossi
della scena di Chicago (un nome per tutti: John McEntire). Famoso anche
per aver contribuito, creandone i suoni, alla nascita di AIBO, cane robot
della Sony, insieme all'artista ed animatore Katsura Moshino. Come spesso
capita nel corso delle sue apparizioni, anche in questa occasione era
accompagnato da Aki Tsuyuko la quale, oltre che nelle musiche,
ha dato il suo apporto soprattutto nelle manipolazioni video da lei curate.
E la simbiosi tra immagini e musiche si è rivelata perfetta sin
dall'inizio. Un primo momento di proiezioni di immagini di sagome semoventi
di esseri umani si è accompagnato a un tentativo di musica regolare
(con i due impegnati alle tastiere) e al canto di Aki, canto minimale,
gorgheggiato, quasi bloccato dalla sua stessa impossibilità di
farsi melodia.
Da
questo punto in avanti, abbandonate le tastiere e la voce umana e imbracciati
i laptop (ben quattro) il concerto (durato più di un'ora e mezza)
si è indirizzato su due momenti fondamentali non susseguenti ma
alternati tra loro: se da un lato la musica si adagiava su suoni diluiti,
con la scomparsa assoluta di una base ritmica e la presenza di rumori
quasi Industrial, e ad essa si accompagnavano proiezioni che riuscivano
a cogliere la realtà del mondo nella sua pienezza, con immagini
di paesaggi naturali o di costruzioni e ambienti di moderne città;
dall'altro lato, quando i ritmi venivano fuori in tutta la loro bellezza
e direi quasi orecchiabilità (in ciò Takemura si rivela
indubbiamente maestro) la realtà visiva veniva meno, le immagini
diventavano via via più astratte, veri e propri soggetti di animazione
creati totalmente nella virtualità del computer. L'apoteosi di
questa seconda fase si aveva con l'ingresso della voce robotica, unica
capace, a differenza di quella umana, di creare una melodia vocale, per
quanto virtuale. La consapevolezza della non compatibilità di virtuale
e reale, o per lo meno dell'impossibilità della loro commistione
a quel punto si impadronisce di noi, lasciandoci però la voglia
di continuare a godere della bellezza e della melodia del virtuale.
A seguire, arriva U-Cef (Yussef Adel) musicista e produttore marocchino
trapiantato a Londra dal 1994 (dopo alcuni anni trascorsi a New York),
perfetto testimone dell'incrocio di culture musicali, già autore
di diversi progetti musicali con la sigla U-cef and the Halal Joint,
prima sound system e adesso band esplosiva composta da sette elementi,
per la maggior parte musicisti provenienti anch'essi come U-cef dal Marocco.
In questa occasione U-cef si presenta però in veste di DJ, proponendo,
tramite le proprie selezioni musicali, un esaustivo excursus delle sue
influenze e tendenze in ambito musicale. La serata va così avanti
e si conclude in un crescendo di ritmi Drum'n'bass e di musiche tradizionali
nordafricane ad essi abbinati.
11/05/2002
Nottata
che si prospetta interessante la terza di SoFar. Si inizia con un doppio
live-act di due artisti della MEGO, etichetta austriaca che negli
ultimi anni ha prodotto alcuni dei progetti piu' influenti in ambito elettronico.
Il primo a proporre le proprie composizioni e' Massimo, giovane
musicista catanese, che si presenta in veste patriottica, con maglietta
dei White Tornado e cappello da alpino (Catania era in quei giorni
assediata dalle penne nere), e presenta una miscela di rumori e suoni
digitali compattati da una base ritmica sicuramente pesante, di forte
impatto sonoro. Peccato per alcuni atteggiamenti che volevano forse essere
trasgressivi e magari colpire maggiormente gli spettatori, ma di cui non
rimarra' sicuramente traccia, perche' se qualcosa di positivo rimane della
sua performance e' dovuto alla parte musicale, sicuramente molto apprezzabile.
Pita, austriaco accasato anch'egli alla Mego, dedica la sua attenzione
alla parte diversa e per certi versi contigua dell'industrial. Se Massimo
predilige la parte più ritmica ed heavy, Pita ci presenta un set
in cui i suoni taglienti e diluiti, molto metallici e privi di una base
ritmica, richiamano alla mente le composizioni del periodo della Industrial
Records (per intenderci, il richiamo forte è parso quello ai
Trobbing Gristle).
La
chiusura della serata, e la partenza di una notte di musica assolutamente
da ballare viene affidata a Dj Spooky, uno dei nomi di maggior
risonanza della scena newyorkese, che presenta un Dj set in cui, per chi
non vuole solo dedicarsi allo svago danzereccio, una ghiotta opportunità
di riflessione viene offerta dalle proiezioni, curate dallo stesso Spooky,
dedicate in tutto e per tutto alla presenza concettuale del mito (a tratti
mostro) americano. una prima parte ci presenta la nascita della confederazione
degli Stati Uniti come grande potenza industriale così come la
conosciamo, con le immagini da Birth of a Nation, film manifesto
del primo cinema americano dei primi decenni del XX sec, con cui una nazione
che si avvia a divenire la maggiore potenza mondiale, presenta le proprie
origini e le proprie radici . La seconda parte invece ci porta al presente,
alla violenza inaudita degli ultimi fatti che hanno sconvolto tale civiltà;
in un crescendo impressionante di immagini che si susseguono Dj Spooky,
Newyorkese e quindi americano che ha vissuto tutto ciò dall'interno,
espone esplicitamente la propria teoria: le immagini dei grandi "padroni"
della terra si susseguono in rapidissima successione fino a mescolarsi
tra di loro, siano essi i "buoni" o i "cattivi" per
definizione; Nasce così il mostro contemporaneo il cui volto è
formato dall'unione, in perfetta simbiosi, di quelli di George w. Bush
e di Osama bin Laden, entrambi considerati, per vie diverse, colpevoli
del disastro di Manatthan.
12/05/2002
Si
arriva così all'ultimo appuntamento che chiude la manifestazione
nel miglior modo possibile. A presentarsi sul palco dello Zò questa
sera è un trio veramente ben assortito. Si tratta di Mika Vainio
e Ilpo Väisänen, fondatori e attuali titolari del progetto Pan(a)sonic
(il nome iniziale ha perso la "A" in seguito alla minaccia di
querela dei legali della multinazionale giapponese), e di FM Einheit,
un nome che gli amanti vecchi e nuovi degli Einsturzende Neubauten
non credo riescano a sentir nominare senza far una piega. Degli Einsturzende
Einheit fu co-fondatore nei primi mesi del 1980, e per molti anni ne è
stato lo spirito pulsante e "rumoroso" allo stato puro. le sue
performances con martelli pneumatici, seghe, accette e strumenti-utensili
di tal genere hanno fatto storia, e ancor oggi ogni sua apparizione è
salutato come un evento dai fans di tutto il mondo (e non sto per nulla
esagerando). il progetto con i due Pan sonic, nato più di due anni
fa, aveva portato immediatamente alla registrazione di un lavoro in studio
sotto la sigla VVE, ma per problemi vari l'album è stato pubblicato
circa due anni dopo. Nel frattempo si è potuti assistere ad alcune
sporadiche apparizioni del trio, che solo ora affrontava una serie relativamente
più lunga ed omogenea di date live. il concerto a cui abbiamo assistito
qui a Ct è durato circa un'ora, che è stata però
intensissima. Mentre Vainio e Väisänen si sono appostati alle
loro macchine da cui nasce tutto il lavoro di elettronica a cui negli
ultimi otto anni i critici e gli addetti ai lavori di tutto il mondo hanno
cercato di dare non poche definizioni, dal canto suo Einheit si avvicinava
al suo "materiale" di lavoro, consistente in una grande molla
di metallo, pendente dal tetto, una lastra metallica poggiante orizzontalmente
su sostegni (una vera e propria base di lavoro) e una vasta pedaliera
con effetti vari, a cui si aggiungevano un trapano, un martello e diverse
clavette, nonché un buon numero di mattoni pronti all'uso.
La
partenza è folgorante: la base che, in pieno stile Pan Sonic, si
fa avanti in una caterva di piccoli suoni analogici che si mescolano e
si costruiscono in un crescendo inevitabile, viene a un tratto scossa
dall'ingresso impetuoso del martello di Einheit che batte sulla spirale
della molla. gli stessi suoni del "percussionista" tedesco,
oltre ad accompagnare, vengono messi in loop ed innestati nel fitto tessuto
sonoro della ritmica che per tutto il concerto si mantiene in stile pan
sonic (con la riproposizione tra l'altro di pezzi del repertorio del gruppo
finlandese). ma lo spettacolo di Einheit è appena all'inizio; dopo
un passaggio alla lastra suonata ben bene dal martello e da picchetti
vari, arriva il turno del trapano, che sui due elementi fissi (lastra
- spirale) si inserisce in maniera graffiante ricreando un ambiente sicuramente
molto industriale. A quel punto entrano in gioco i mattoni che, fatti
a pezzi sulla lastra, vengono "suonati" a mani nude in uno strofinio
che si integra sempre meglio con le scarne ritmiche di V & V. Liberato
agevolmente il tavolo (niente di meglio che spargere pezzi di mattoni
per il palco!) si ritorna al martellamento sistematico e alternato di
lastra e spirale. A questo punto una breve pausa, e si ricomincia con
un ultimo pezzo, che lascia tutti contenti ma sicuramente non sazi. Alla
seconda uscita del gruppo dal palco sono (siamo) in molti a sperare in
un ritorno dei tre, con le luci ancora spente che cullano per qualche
minuto la nostra illusione. Ma poi tutto finisce, come ogni cosa che piace,
forse troppo presto.
E
termina anche questa prima edizione di SoFar. La soddisfazione di aver
finalmente avvicinato queste sonorità a zone da esse poco frequentate
speriamo serva da stimolo per una continuazione sulla via segnata. Noi
saremo sicuramente pronti e felici di rivivere una nuova esperienza di
questo tipo. Per il momento è già stato importante aver
posto un punto di partenza, che ci fa ben sperare per il futuro.
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