Southern trees bear a strange fruit,
Blood on the leaves and blood at the root,
Black body swinging in the Southern breeze,
Strange fruit hanging from the poplar trees.
Pastoral scene
of the gallant South,
The bulging eyes and the twisted mouth,
Scent of magnolia sweet and fresh,
And the sudden smell of burning flesh!
Here is a fruit
for the crows to pluck,
For the rain to gather, for the wind to suck,
For the sun to rot, for a tree to drop,
Here is a strange and bitter crop.
Era il 1939. I cinematografi americani passavano Via col vento,
storia d'amore contornata da una pacifica, onesta e rispettosa convivenza
della civiltà nera con i padroni bianchi del Sud.
Era il 1939. In Europa la Germania nazista invade la Polonia, scintilla
che accende la seconda guerra mondiale.
Era
il 1939. Billie Holiday, allora ventiquattrenne, al Cafè Society
di New York, intonò per la prima volta, con la sua inconfondibile
voce, Strange Fruit.
Inconfondibile voce, dicevo; inconfondibile e struggente voce degna della
vita che ha vissuto: Eleanora Fagan Gough - questo il vero nome di Lady
Day - visse una vita degna di un romanzo; suo nonno era uno dei 17 figli
nati dal matrimonio tra una schiava nera e un proprietario terriero irlandese.
Suo padre, un suonatore di banjo e chitarra, lasciò la madre quando
Billie era ancora piccolissima. Nel '27, madre e figlia si trasferirono
da Baltimora a New York, dove la giovane Eleanora cominciò ben
presto a prostituirsi per la necessità di arrotondare il bilancio
familiare.
Ma torniamo al 1939. Strange Fruit inizialmente era un testo per "bianchi
radicali", la sua natura sotterranea, drammatica, connessa intimamente
al suo vero autore, Abel Meeropol che, da membro del partito comunista
americano, fu costretto a scriverla sotto falso nome, con lo pseudonimo
di Lewis Allan e pubblicarla come poema sul New York Teacher e sul giornale
filo-marxista New Masses.
Meeropol era un insegnante ebreo di New York che poi prenderà in
adozione i figli di Ethel e Julius Rosenberg, i due che furono condannati
a morte nel 1953 perchè accusati di essere spie dell'Unione Sovietica.
Meeropol scrisse Strange Fruit dopo aver visto una fotografia del linciaggio
di Thomas Shipp ed Abram Smith due neri delle piantagioni del Sud. Quella
visione lo scosse a lungo.
Più che solo una canzone Strange Fruit metteva le parole ed una
faccia sugli orrori che subivano gli uomini neri in America. Solo il modo
di cantare così sofferto e pieno di pause della Holiday poteva
spingere quella canzone a quel punto. Ma purtroppo la denuncia razziale
era ancora un tabù per l'epoca. Nei decenni la canzone, che il
grande critico Leonard Feather aveva chiamato "la prima significativa
protesta in parole e musica, il primo lamento non tacito contro il razzismo",
era scivolata nel limbo, ricordata solo dagli appassionati di jazz, dai
fans della cantante e dai veterani dei diritti civili. Strange Fruit invece
è stato un momento importante, se non fondamentale, perchè
combinava elementi di protesta e di resistenza al centro della cultura
musicale dei neri, avviando un processo di riappropriazione delle origini
africane e del culto della diaspora reso manifesto anni dopo dal be bop
e soprattutto negli anni '60 dal free jazz.
Pochi si erano azzardati a cantare Strange Fruit prima che la Holiday
la trasformasse in palese denuncia. Charles Mingus, un altro gigante del
jazz, disse: "cambiò la mia idea su come una canzone possa
raccontare una storia. Quella canzone è lì per dire ai bianchi
cosa fanno di sbagliato riguardo la razza."
Strange Fruit spaventò molto persino la Columbia Records, la casa
discografica della Holiday. Temendo le controversie che la canzone poteva
creare nel Sud, l'etichetta rifiutò di registrarla nonostante la
pubblicità che circolava dopo l'esibizione al Cafè Society
e i profitti che poteva rendere. Tuttavia Milt Gabler, un progressista,
possessore di una piccola casa discografica la Commodore records, decise
di registrare la prima e più grande versione della canzone nell'aprile
1939.
Il giornalista Harry Levin racconta di una sera quando Billie cantò
a casa di Arthur Herzog, l'autore di un'altra grande canzone della Holiday,
God Bless the Child. "Noi eravamo li, storditi ed incapaci
di muoverci. Lei ci mise in contatto fisico con quella canzone. Nel mezzo
della Seconda Guerra Mondiale, mentre stavamo combattendo per riportare
la libertà, Billie ci stava dicendo che c'erano alcune cose incompiute
con le quali l'America doveva confrontarsi."
La Holiday riservava sempre la canzone per il finale dei suoi spettacoli
perchè lasciava inevitabilmente il pubblico in silenzio.
"Non c'è nient'altro che possa venire dopo di essa",
parola della stessa Lady Day.
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