Storie di strani frutti e diritti umani in musica




di
Antonino Musco


Southern trees bear a strange fruit,
Blood on the leaves and blood at the root,
Black body swinging in the Southern breeze,
Strange fruit hanging from the poplar trees.

Pastoral scene of the gallant South,
The bulging eyes and the twisted mouth,
Scent of magnolia sweet and fresh,
And the sudden smell of burning flesh!

Here is a fruit for the crows to pluck,
For the rain to gather, for the wind to suck,
For the sun to rot, for a tree to drop,
Here is a strange and bitter crop.


Era il 1939. I cinematografi americani passavano Via col vento, storia d'amore contornata da una pacifica, onesta e rispettosa convivenza della civiltà nera con i padroni bianchi del Sud.
Era il 1939. In Europa la Germania nazista invade la Polonia, scintilla che accende la seconda guerra mondiale.
Era il 1939. Billie Holiday, allora ventiquattrenne, al Cafè Society di New York, intonò per la prima volta, con la sua inconfondibile voce, Strange Fruit.
Inconfondibile voce, dicevo; inconfondibile e struggente voce degna della vita che ha vissuto: Eleanora Fagan Gough - questo il vero nome di Lady Day - visse una vita degna di un romanzo; suo nonno era uno dei 17 figli nati dal matrimonio tra una schiava nera e un proprietario terriero irlandese. Suo padre, un suonatore di banjo e chitarra, lasciò la madre quando Billie era ancora piccolissima. Nel '27, madre e figlia si trasferirono da Baltimora a New York, dove la giovane Eleanora cominciò ben presto a prostituirsi per la necessità di arrotondare il bilancio familiare.

Ma torniamo al 1939. Strange Fruit inizialmente era un testo per "bianchi radicali", la sua natura sotterranea, drammatica, connessa intimamente al suo vero autore, Abel Meeropol che, da membro del partito comunista americano, fu costretto a scriverla sotto falso nome, con lo pseudonimo di Lewis Allan e pubblicarla come poema sul New York Teacher e sul giornale filo-marxista New Masses.
Meeropol era un insegnante ebreo di New York che poi prenderà in adozione i figli di Ethel e Julius Rosenberg, i due che furono condannati a morte nel 1953 perchè accusati di essere spie dell'Unione Sovietica. Meeropol scrisse Strange Fruit dopo aver visto una fotografia del linciaggio di Thomas Shipp ed Abram Smith due neri delle piantagioni del Sud. Quella visione lo scosse a lungo.

Più che solo una canzone Strange Fruit metteva le parole ed una faccia sugli orrori che subivano gli uomini neri in America. Solo il modo di cantare così sofferto e pieno di pause della Holiday poteva spingere quella canzone a quel punto. Ma purtroppo la denuncia razziale era ancora un tabù per l'epoca. Nei decenni la canzone, che il grande critico Leonard Feather aveva chiamato "la prima significativa protesta in parole e musica, il primo lamento non tacito contro il razzismo", era scivolata nel limbo, ricordata solo dagli appassionati di jazz, dai fans della cantante e dai veterani dei diritti civili. Strange Fruit invece è stato un momento importante, se non fondamentale, perchè combinava elementi di protesta e di resistenza al centro della cultura musicale dei neri, avviando un processo di riappropriazione delle origini africane e del culto della diaspora reso manifesto anni dopo dal be bop e soprattutto negli anni '60 dal free jazz.
Pochi si erano azzardati a cantare Strange Fruit prima che la Holiday la trasformasse in palese denuncia. Charles Mingus, un altro gigante del jazz, disse: "cambiò la mia idea su come una canzone possa raccontare una storia. Quella canzone è lì per dire ai bianchi cosa fanno di sbagliato riguardo la razza."
Strange Fruit spaventò molto persino la Columbia Records, la casa discografica della Holiday. Temendo le controversie che la canzone poteva creare nel Sud, l'etichetta rifiutò di registrarla nonostante la pubblicità che circolava dopo l'esibizione al Cafè Society e i profitti che poteva rendere. Tuttavia Milt Gabler, un progressista, possessore di una piccola casa discografica la Commodore records, decise di registrare la prima e più grande versione della canzone nell'aprile 1939.
Il giornalista Harry Levin racconta di una sera quando Billie cantò a casa di Arthur Herzog, l'autore di un'altra grande canzone della Holiday, God Bless the Child. "Noi eravamo li, storditi ed incapaci di muoverci. Lei ci mise in contatto fisico con quella canzone. Nel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, mentre stavamo combattendo per riportare la libertà, Billie ci stava dicendo che c'erano alcune cose incompiute con le quali l'America doveva confrontarsi."
La Holiday riservava sempre la canzone per il finale dei suoi spettacoli perchè lasciava inevitabilmente il pubblico in silenzio.
"Non c'è nient'altro che possa venire dopo di essa", parola della stessa Lady Day.

online dal 28/1/2001
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