Hornicius Orgia

a cura di Azazello

<<1463: I tumulti a Messina divampano, i tumulti… io pittore vi partecipo, se la mia città è in tumulto, io stesso soffro assieme a lei>>
[Testamento alla città del 1472]


Raro vento di Tramontana colpisce Antonello e la sua città, il suo piede lento e doloroso si sofferma in un cantune, l'uomo che si affaccia dalla porta di fronte lo guarda sospettoso; si appoggia un attimo, è l'ansia di un ragno nei polmoni, tossisce polvere e vernice, le ginocchia si piegano e poi scatta ad portam septentrionalem inferiorem.

Male al petto, male alla testa, le due coste ecco s'avvicinano, mi par di vederle pulsare sotto il mio occhio, una formica sale sulla gamba, non mi curo di me, non mi curo di me, adesso è il momento dove affiora un manto, la tela gingilla al vento, un movimento ridicolo, ora un albero e ora no, chiudo un occhio in prospettiva e vado avanti, il manto della fanciulla e dietro la terra, le isole, il mare esiste lo stesso. Il vento è forte oggi, oggi è scirocco.
Dietro di me un grido, giro il mento, la spalla si solleva incurante in una posa egoistica, e se la casa non ci fosse allora non mi dovrei alzare, invece butto giù il pennello e prendo la formica tra le dita, la spremo e un attimo di lampo prepara altro urlo, rumore di colpi come terra battuta da piedi, corro il meno possibile sino al buco della tela, spio da una serratura nella roccia, le striature confondono il mio essere storico ed una palpebra si serra serrata. Gioia dello stupratore, una Maddalena dai tratti arabi è affondata con la faccia nella sabbia, i vestiti strappati, la pelle scrostata, un uomo le siede di sopra e parla di culo sopra la schiena, altri due le mordono le mani e le fanno gocciolare il sangue sopra due cumuli di cozze; il quarto uomo è diverso, ben vestito e rasato, succhia una cozza dietro l'altra, di origini lombarde, amante del buon gusto a quanto pare, e un elegante bastone viene ora strofinato a dovere nel buco del culo della Maddalena, ingrata e blasfema, inveisce la poverina per il dolor del bruciore.
"Esca da lì, su Antonello, cosa fa laggiù?"- il braccio compie un cortese mezzogiro d'invito- trovasi adesso il pittore nel classico dubbio se passare per il foro con lo sguardo fallico o scavalcare tutto e tirar giù i calzoni- "Eccomi, eccomi, il tempo di prendere la tela". Due minuti sulla storia non contano né abbastanza gli sembrano per scappare, così tornò con la tela e il pennello ma al momento di sistemare il cavalletto la situazione apparve riformata da una rivoluzione: la Maddalena era sì sofferente ma adesso ai piedi di una croce, sei mani la toccavano e la facevano gridare perché niente era più suo se non l'onta, in ginocchio e stuprata.
Accanto ad Antonello, il galantuomo recitava uno strambotto fiorentino e compiaciuto guardava la tela appena iniziata. "Caro Antonello, una miseria ti pagano, una miseria; ma io apprezzo tutto di te, ti pagherò bene io, il doppio, il soggetto è uno dei miei preferiti, mi concilia l'appetito, lo sfondo già c'è , comincia pure"- e lascio cadere delle cozze ai suoi piedi, insanguinate e fetenti.- " Non mi piace lo stupro, e poi quella ciciliana sotto la croce è meglio del vostro strambotto toscano; dipingo a patto che voi la smettiate di farle violenza".
" Non se ne parla nemmeno, quella troietta biblica non vuole concederni lo Stretto per nessuna cifra di cozze, i suoi due mostri marini mi hanno già affondato ventitré navi e di questo passo i posteri mi accuseranno di inerzia divina, altroché.."
"E cosa vuoi farci con Scilla e Cariddi? Non penserai mica di potere trattare anche loro con la sodomia.."- " Oh, a quelle due ho già preparato un trattamento di riguardo, si chiama Provvidenza Divina e penserà lei a farle scomparire- un bel ponte di ferro tra seicento anni le coprirà, sto sicuro io, eccome.."- Antonello lasciò le parole al caso, poi riprese il caso e incominciò a tracciare una croce sulla tela, poi si arrestò e cambiò d'abito il suo volto, storse la bocca e chiuse un occhio, alzò un sopracciglio-
" E che credi, pazzo? Io non ti dipingo 'sta porcheria, lo Stupro non fa di te padrone dello Stretto" e sospirando un lamento balenò nella sua mente la futura memoria e la presente menzogna. Un colpo di bastone lo colpì in fronte e giù da terra vide raccogliere il pennello. Un piede lo tenne inchiodato, il petto senza respiro e vide un giovane coprire lo stupro con una Madonna e pian piano pianse di piacere nel vedere la sua ansia balbettare ribellione e scorgere la Crocefissione, mistica e reale, ola mano di Dio non fece errore e coprì i misfatti compiuti e futuri, adesso il giovane era già vecchio e lui proteso cercava di togliere il pennello dalla mano divina, ma si accorse che il dipinto era bello, sì bello e falso, e le urla della ragazza coperte dall'amplesso dei tre arcangeli e tutto il corpo coperto di sangue, leccato e violentato, nel frattempo il manto della Vergine Maria si faceva più Azzurro.



" A tutti i cittadini si appartengono tutte le cose pubbliche, le quali sono parti delle Città. Se noi terremo per cosa certa che la importanza a la cagiona di fare una città debba , secondo il parere dei filosofi essere questa, cioè che gli abitatori vi vivino in pace e quanto più si può senza incomodi e liberi da ogni molestia, e' bisognerà certamente considerare e di nuovo e da capo riesaminare in che luogo, in che sito e con qual circuito di linea essa si debba porre".

LEON BATTISTA ALBERTI, De re aedificatoria

Con queste parole si apre un libro di Salvatore Tramontana,"Antonello e la sua città"-Ed.Sellerio-, parole inascoltate che stridono oggi con le metropoli asfissianti e i ghetti, l'edilizia selvaggia e le periferie come Librino. Parole che vogliono una città a dimensione umana e che sottolineano l'importanza dei cittadini nella determinazione del luogo in cui vivere. Parole che oggi vorrebbero i messinesi pienamente coscienti del disastro urbanistico ed ecologico che il Ponte sullo stretto arrecherebbe.
Nel ricordo di Antonello, si può far rivivere una diversa concezione della città, alternativa al suicidio in cemento:

"L'Antonellus messaneus pinxit , che leggiamo sul margine inferiore dei lavori datati e firmati dal pittore, non rappresenta solo una dichiarazione di identità e una professione di amore verso il luogo natio, ma uno stato d'animo. Il contrasto cioè fra l'impulso di abbandonare una città che non gli offriva certo, come scrive Vasari, un modo di vivere secondo il suo gusto, e l'ansioso desiderio di ritornarvi di frequente; lo sdegno con se medesimo per l'incapacità di rifiutare offerte lontane di lavoro probabilmente da lui stesso sollecitate, e il ricordo viscerale della sua terra che occupa tanta parte dei suoi dipinti e che ritroviamo, come espressione di reminiscenze consapevoli e inconsce, come emozione intellettuale e come concezione assai personale dell'arte, nello sfondo de La Crocefissione di Sibiu, ora a Bucarest. Dalla quale ci viene incontro non tanto il ritratto reale del golfo di Messina coi Peloritani e le isole Eolie e il porto, quanto la testimonianza di una devozione per la città, il culto istintivo e insopprimibile per un luogo nel cui ambiente il pittore non riusciva ad esaurire le irrequiete esigenze per i suoi gusti e la sua cultura.

IO CE L'HO PIU' LUNGO
dossier de l'Erroneo PONTE sullo StReTTo

-La punta della Sicilia (e le foto del corteo)

-Paradisi di cemento e vacanze in colonia (e i costi del ponte)

-Io ce l'ho piu' lungo... becere sfide tra ponti... guarda!

- racconto: L'ultimo viaggio di un vento leggero

- Antonello da Messina (?) e il ponte: Hornitus orgia

- I signori del ponte. Speciale da Terre Libere

online da Sabato, 27 Luglio, 2002
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