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Sotto
il nome di sviluppo "alternativo"- e lo sviluppo "durevole"
o "sostenibile", come lo sviluppo "umano", sono alternativi-
si propongono, a volte, progetti antiproduttivistici, anticapitalistici
molto diversi che mirano a eliminare le piaghe del sottosviluppo e gli
eccessi dello sviluppo cattivo. Questi progetti, di una società
conviviale per l'uomo, per tutti gli uomini e per tutto l'uomo, auspicati
da partiti verdi o da ONG, hanno a che vedere con lo sviluppo quanto l'"età
di abbondanza" delle società primitive o i successi umani
ed estetici notevoli di certe società preindustriali che ignoravano
tutto (e persino il nome) dello sviluppo.
In molte civiltà (forse in tutte), prima del contatto con
l'occidente, il concetto di sviluppo era completamente assente.
In varie società africane, il termine stesso non ha alcun equivalente
nella lingua locale.
I Bubi della Guinea equatoriale- secondo Gilbert Rist- si servono
di un termine che significa nello stesso tempo crescere e morire,
e i ruandesi costruiscono lo sviluppo a partire da un verbo che
significa marciare, spostarsi, senza che nella nozione sia inclusa
alcona direzionalità particolare. Questa lacuna non è affatto
sorprendente; essa sta semplicemente ad indicare che altre società
non considerano che la loro
riproduzione dipenda da una accumulazione continua di saperi e di beni
che si suppone rendano il futuro migliore del passato.
In Wolof si è cercato di trovare l'equivalente di sviluppo
in una parola che significa "la voce del capo". I
camerunesi di lingua eton sono ancora più espliciti: parlano
del "sogno del bianco". "La figura dello sviluppo
non ha equivelente in moore e si traduce nel modo migliore con
la frase: tond maoodame d tenga taoor kend yinga- noi lottiamo perchè
sulla terra (nel villaggio) le cose vadano per il corpo (per
me)". Il colmo è raggiunto con il Quechua: si è
tentato di rendere l'idea di sviluppo con l'espressione "bello
lavorare per la prossima alba"...
I valori su cui si basano lo sviluppo e in modo particolare il progresso
non corrispondono affatto ad aspirazioni universali profonde.
Per quel che riguarda l'Africa nera, gli antropologi hanno osservato che
la percezione del tempo è caratterizzata da un netto orientamento
verso il passato. "I Sara del Ciad - secondo Rist- ritengono
che quel che si trova dietro i loro occhi e che essi non possono vedere
sia il futuro, mentre il passato si trova davanti, poichè è
noto". L'autore aggiunge: "Sarebbe sconveniente contestare
la logica di una simile rappresentazione".
A questo
bisognerebbe aggiungere l'assenza generale della credenza del dominio
dell'uomo sulla natura nelle società animiste. Se il pitone è
il mio antenato, come pensano gli Ashanti, a meno che non sia il
coccodrillo, come per i Bakongo, difficile fare cinture e borsette con
la loro pelle. Se le foreste sono sacre, come sfruttarle razionalmente?
In Africa ci si scontra ancor oggi con questo tipo di ostacoli allo sviluppo.
Nel sud del Togo, la sistemazione della laguna di Anecho, residenza
del coccodrillo totem, è stata possibile solo dopo aver deportato
una parte della popolazione. La sistemazione della laguna Ebrié
ad Abidjadan ha provocato gravi conflitti con l'Ebrié.
Al di fuori dei miti che fondano la pretesa al dominio razionale della
natura e la credenza nel progresso, l'idea di sviluppo è del tutto
priva di senso e le pratiche ad essa legate sono rigorosamente impossibili
perchè impensabili e proibite.
Lo si voglia a no, non si può far sì che lo sviluppo sia
diverso da quello che è stato.
Lo sviluppo è stato ed è l'occidentalizzazione del mondo.
Le parole si radicano in una storia; esse sono legate a rappresentazioni
che sfuggono, il più delle volte, alla coscienza dei locutori,
ma che hanno presa sulle nostre emozioni. Ci sono parole dolci, parole
che spalmano balsamo sul cuore e parole che feriscono. Ci sono parole
che mettono un poco in agitazione e sconvolgono il mondo. Libertà
e democrazia sono state e sono ancora tra queste parole. E poi ci sono
parole velenose, parole che penetrano nel sangue come una droga, pervertono
il desiderio e ottenebrano il giudizio.
Sviluppo è una di queste parole tossiche. In Africa, la parola
è diventata sacra, è un feticcio dove cadono in trappola
tutti i desideri.
"Fare
lo sviluppo" significa "conquistare dei progetti"
o "conquistare un bianco", è il rimedio miracoloso
a tutti i mali, compresa la stregoneria.
La fortuna dello sviluppo -voglio dire la sua longevità- consiste
nella sua pluralità semantica. Essa porta, secondo la modalità
del non detto o della non elucidazione, a compromessi talvolta sorprendenti.
Così, in suo nome i musulmani di Kulkinka alleveranno maiali. Niente
è proibito se porta lo sviluppo.
Certo, si può proclamare che ormai sviluppo designerà il
contrario di quel che ha significato. Dichiare "uno sviluppo buono
vuol dire in primo luogo valorizzare quello che facevano i genitori, avere
radici", significa definire una parola con il suo contrario. Lo sviluppo
è stato, ed è, in primo luogo uno sradicamento.
CONCLUSIONE
Un po' più di cent'anni fa è nata una grande speranza per
l'umanità, soprattutto per gli umiliati, gli oppressi, gli esclusi.
Quella speranza si è chiamata "socialismo".
Un po' più di settant'anni fa degli uomini, in generale generosi
e coraggiosi, hanno intrapreso con successo a dar corpo a questo ideale
e costruire il socialismo. A tal fine si sono sacrificati, hanno anche
sacrificato gli altri, molti altri... generazioni e generazioni sono state
così sacrificate per costruire un avvenire radioso. E poi, dopo
tutto questo
tempo, si è cominciato a capire che il socialismo era il socialismo
realmente esistente. Era solo questo. E si è scoperto che il socialismo
realmente esistente significava il gulag più la nomenklatura, con
il premio Cernobil...
Poco più
di trent'anni fa è nata un'altra speranza, una speranza altrettanto
grande per i popoli del terzo mondo quanto il socialismo lo era stato
per i proletari dei paesi occidentali. Una speranza forse più sospetta
nelle sue origini e nei suoi fondamenti perchè i bianchi l'avevano
portata con sè prima di lasciare paesi che pure avevano duramente
colonizzato. Ma infine i responsabili, i dirigenti, le elite dei paesi
di nuova indipendenza presentavano ai loro popoli lo sviluppo come la
soluzione di tutti i problemi.
La questione che si pone oggi è la seguente: bisognerà aspettare
altri quarant'anni per capire che lo sviluppo è lo sviluppo realmente
esistente? Non ce n'è altro.
E lo sviluppo
realmente esistente è la guerra economica da una parte (con i suoi
vincitori, naturalmente, ma ancor più i suoi vinti), è il
saccheggio senza limiti della natura, è l'occidentalizzazione del
mondo e l'uniformazione planetaria, e infine il genocidio o almeno l'etnocidio
per tutte le culture diverse, cosa che la globalizzazione/mondializzazione
rivela ogni giorno più crudo.
In una parola, è l'eccesso.
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