La mistificazione di quell'altro sviluppo buono che è lo sviluppo "alternativo"



Da Serge Latouche: l'ALTRA AFRICA, TRA DONO E MERCATO, 1994,BOLLATI
BORINGHIERI


Sotto il nome di sviluppo "alternativo"- e lo sviluppo "durevole" o "sostenibile", come lo sviluppo "umano", sono alternativi- si propongono, a volte, progetti antiproduttivistici, anticapitalistici molto diversi che mirano a eliminare le piaghe del sottosviluppo e gli eccessi dello sviluppo cattivo. Questi progetti, di una società conviviale per l'uomo, per tutti gli uomini e per tutto l'uomo, auspicati da partiti verdi o da ONG, hanno a che vedere con lo sviluppo quanto l'"età di abbondanza" delle società primitive o i successi umani ed estetici notevoli di certe società preindustriali che ignoravano tutto (e persino il nome) dello sviluppo.
In molte civiltà (forse in tutte), prima del contatto con l'occidente, il concetto di sviluppo era completamente assente. In varie società africane, il termine stesso non ha alcun equivalente nella lingua locale.
I Bubi della Guinea equatoriale- secondo Gilbert Rist- si servono di un termine che significa nello stesso tempo crescere e morire, e i ruandesi costruiscono lo sviluppo a partire da un verbo che significa marciare, spostarsi, senza che nella nozione sia inclusa alcona direzionalità particolare. Questa lacuna non è affatto sorprendente; essa sta semplicemente ad indicare che altre società non considerano che la loro
riproduzione dipenda da una accumulazione continua di saperi e di beni che si suppone rendano il futuro migliore del passato.
In Wolof si è cercato di trovare l'equivalente di sviluppo in una parola che significa "la voce del capo". I camerunesi di lingua eton sono ancora più espliciti: parlano del "sogno del bianco". "La figura dello sviluppo non ha equivelente in moore e si traduce nel modo migliore con la frase: tond maoodame d tenga taoor kend yinga- noi lottiamo perchè sulla terra (nel villaggio) le cose vadano per il corpo (per me)". Il colmo è raggiunto con il Quechua: si è tentato di rendere l'idea di sviluppo con l'espressione "bello lavorare per la prossima alba"...
I valori su cui si basano lo sviluppo e in modo particolare il progresso non corrispondono affatto ad aspirazioni universali profonde.
Per quel che riguarda l'Africa nera, gli antropologi hanno osservato che la percezione del tempo è caratterizzata da un netto orientamento verso il passato. "I Sara del Ciad - secondo Rist- ritengono che quel che si trova dietro i loro occhi e che essi non possono vedere sia il futuro, mentre il passato si trova davanti, poichè è noto". L'autore aggiunge: "Sarebbe sconveniente contestare la logica di una simile rappresentazione".
A questo bisognerebbe aggiungere l'assenza generale della credenza del dominio dell'uomo sulla natura nelle società animiste. Se il pitone è il mio antenato, come pensano gli Ashanti, a meno che non sia il coccodrillo, come per i Bakongo, difficile fare cinture e borsette con la loro pelle. Se le foreste sono sacre, come sfruttarle razionalmente? In Africa ci si scontra ancor oggi con questo tipo di ostacoli allo sviluppo. Nel sud del Togo, la sistemazione della laguna di Anecho, residenza del coccodrillo totem, è stata possibile solo dopo aver deportato una parte della popolazione. La sistemazione della laguna Ebrié ad Abidjadan ha provocato gravi conflitti con l'Ebrié.
Al di fuori dei miti che fondano la pretesa al dominio razionale della natura e la credenza nel progresso, l'idea di sviluppo è del tutto priva di senso e le pratiche ad essa legate sono rigorosamente impossibili perchè impensabili e proibite.

Lo si voglia a no, non si può far sì che lo sviluppo sia diverso da quello che è stato.
Lo sviluppo è stato ed è l'occidentalizzazione del mondo. Le parole si radicano in una storia; esse sono legate a rappresentazioni che sfuggono, il più delle volte, alla coscienza dei locutori, ma che hanno presa sulle nostre emozioni. Ci sono parole dolci, parole che spalmano balsamo sul cuore e parole che feriscono. Ci sono parole che mettono un poco in agitazione e sconvolgono il mondo. Libertà e democrazia sono state e sono ancora tra queste parole. E poi ci sono parole velenose, parole che penetrano nel sangue come una droga, pervertono il desiderio e ottenebrano il giudizio.
Sviluppo è una di queste parole tossiche. In Africa, la parola è diventata sacra, è un feticcio dove cadono in trappola tutti i desideri.
"Fare lo sviluppo" significa "conquistare dei progetti" o "conquistare un bianco", è il rimedio miracoloso a tutti i mali, compresa la stregoneria.
La fortuna dello sviluppo -voglio dire la sua longevità- consiste nella sua pluralità semantica. Essa porta, secondo la modalità del non detto o della non elucidazione, a compromessi talvolta sorprendenti. Così, in suo nome i musulmani di Kulkinka alleveranno maiali. Niente è proibito se porta lo sviluppo.
Certo, si può proclamare che ormai sviluppo designerà il contrario di quel che ha significato. Dichiare "uno sviluppo buono vuol dire in primo luogo valorizzare quello che facevano i genitori, avere radici", significa definire una parola con il suo contrario. Lo sviluppo è stato, ed è, in primo luogo uno sradicamento.

CONCLUSIONE

Un po' più di cent'anni fa è nata una grande speranza per l'umanità, soprattutto per gli umiliati, gli oppressi, gli esclusi. Quella speranza si è chiamata "socialismo".
Un po' più di settant'anni fa degli uomini, in generale generosi e coraggiosi, hanno intrapreso con successo a dar corpo a questo ideale e costruire il socialismo. A tal fine si sono sacrificati, hanno anche sacrificato gli altri, molti altri... generazioni e generazioni sono state così sacrificate per costruire un avvenire radioso. E poi, dopo tutto questo
tempo, si è cominciato a capire che il socialismo era il socialismo realmente esistente. Era solo questo. E si è scoperto che il socialismo realmente esistente significava il gulag più la nomenklatura, con il premio Cernobil...
Poco più di trent'anni fa è nata un'altra speranza, una speranza altrettanto grande per i popoli del terzo mondo quanto il socialismo lo era stato per i proletari dei paesi occidentali. Una speranza forse più sospetta nelle sue origini e nei suoi fondamenti perchè i bianchi l'avevano portata con sè prima di lasciare paesi che pure avevano duramente colonizzato. Ma infine i responsabili, i dirigenti, le elite dei paesi di nuova indipendenza presentavano ai loro popoli lo sviluppo come la soluzione di tutti i problemi.
La questione che si pone oggi è la seguente: bisognerà aspettare altri quarant'anni per capire che lo sviluppo è lo sviluppo realmente esistente? Non ce n'è altro.
E lo sviluppo realmente esistente è la guerra economica da una parte (con i suoi vincitori, naturalmente, ma ancor più i suoi vinti), è il saccheggio senza limiti della natura, è l'occidentalizzazione del mondo e l'uniformazione planetaria, e infine il genocidio o almeno l'etnocidio per tutte le culture diverse, cosa che la globalizzazione/mondializzazione rivela ogni giorno più crudo.
In una parola, è l'eccesso.

online dal 28/1/2001
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