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I
Signori del Ponte
Uno stato parallelo fondato sul cemento
a cura
della
redazione di Terrelibere
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Sì
al ponte, no al Ponte. Un dibattito che spesso assume i toni della contesa
ingegneristica, tralasciando domande chiave che necessitano di risposte
urgenti.
Organizzazioni criminali, grandi holding finanziarie, società di
costruzioni guardano con sempre maggiore attenzione alla realizzazione
del Ponte sullo Stretto di Messina, e l'attenzione è aumentata
da quando il duo Berlusconi - Lunardi ha rilanciato l'opera.
Domanda
numero uno. Come si stanno preparando i poteri forti di Calabria e Sicilia
al grande appuntamento del Ponte?
In realtà, il territorio è stato "preparato" al
Ponte da lunga data, grazie ad un sistema di alleanze e meccanismi sociali
che coinvolge l'informazione, l'economia, pezzi della magistratura, l'Università,
e che spesso non esclude la criminalità organizzata così
come le logge massoniche.
Un "sistema integrato dello Stretto" esiste già, un insieme
di poteri che non lascia alcuno spazio all'opposizione politica come alle
iniziative economiche autonome, all'informazione democratica come alla
cultura non allineata.
Questo "sistema sociale integrato" converge da anni tutte le
sue energie alla costruzione del Ponte, per il salto di qualità
che porterebbe in termini di prestigio e potere, le attenzioni internazionali,
i flussi di denaro immensi da spartire.
Domanda numero due. Potranno essere gli appalti
l'occasione per un nuovo patto politico-economico-militare tra le mafie
e la borghesia locale e nazionale?
Due battute, inspiegabili nell'Italia che ancora commemora Falcone e crede
in certi valori, spiegabilissime ed inquietanti nel paese del cemento
selvaggio che partecipa commosso ai funerali di Craxi.
Prima battuta, celeberrima, del ministro Lunardi: mafia e cantieri ? Bisogna
conviverci, ognuno risolva il problema come crede, la mafia c'è
sempre stata.
Seconda battuta, meno famosa ma altrettanto significativa, nel corso di
un'intervista ai giornalisti Rai di 'Sciuscià': l'ex sen. Calarco,
in qualità di responsabile della società Stretto di Messina
incaricata di progettare il Ponte, nel rispondere sulla possibilità
d'infiltrazione criminale nella realizzazione del Ponte arrivava a dichiarare:
"Se la mafia fosse in grado di costruire il Ponte, benvenuta la mafia".
Oltre le battute, decine di documenti ufficiali, rapporti più o
meno riservati,atti della magistratura che documentano non solo "il
rischio criminale" ma anche il controllo totale già in atto
delle cosche sullo Stretto, dai misteriosi traffici di armi fino al pizzo
sul traghettamento.
Non occorre pensare solo al cemento, al movimento terra, alla fase puramente
edilizia, ma anche a tutto l'indotto, ferrovie, strade, svincoli, gigantesche
aree di sosta, "servizi di sicurezza" e protezione dei cantieri.
Domanda
numero tre. Esistono alternative?
Se l'area dello Stretto non fosse dominata da un solo gruppo editoriale,
una fabbrica del consenso tanto forte sul piano locale quanto ramificata
ed estesa in quello nazionale, si sarebbe probabilmente avviato un proficuo
dibattito su tutta una serie di progetti, che avrebbero risposto positivamente
alla domanda di lavoro e di sviluppo del territorio.
Tra le tante alternative possibili, il rilancio della cantieristica in
sostegno al potenziamento del traghettamento pubblico nello Stretto e
la realizzazione di collegamenti veloci con l'aeroporto di Reggio Calabria
e le isole minori dell'arcipelago eoliano; l'attivazione di quei servizi
pubblici la cui inesistenza accentua il gap con le aree urbane del Settentrione
e ha drammatiche ricadute in tema di vivibilità; il recupero del
patrimonio storico e artistico danneggiato dal terremoto del 1908 e dall'incuria
di tutte le amministrazioni locali post-ricostruzione; il risanamento
dei quartieri periferici dove imperano le baracche e sono inesistenti
spazi verdi e luoghi di socializzazione; la manutenzione delle abitazioni
private e degli edifici pubblici del centro storico le cui realizzazioni
sono fatiscenti e ad alto rischio di crollo; la riqualificazione del territorio
collinare devastato dall'abusivismo edilizio e dalla cementificazione
dei torrenti, già oggetto di disastrosi nubifragi;
La valorizzazione turistica del porto e la realizzazione di parchi urbani
per il recupero dell'antico sistema fortilizio; la valorizzazione di alcune
aree paesaggistiche straordinarie, oggi in stato d'abbandono (la zona
falcata, Capo Peloro, i monti Peloritani); l'impegno sul fronte delle
nuove tecnologie ove può avere un ruolo propulsivo l'Università,
caratterizzatasi sino ad ora come soggetto distributore di reddito ed
appalti; l'investimento nell'agricoltura biologica e il rilancio delle
produzioni tipiche dell'area (agrumi, olio d'oliva, vigneti); la valorizzazione
dell'artigianato locale e il recupero delle antiche produzioni artistiche;
lo sfruttamento delle energie rinnovabili (proprio lo Stretto ha un patrimonio
energetico incommensurabile - si pensi all'energia eolica e alle correnti
marine).
Il finanziamento diretto e la facilitazione di accesso al credito per
tutto il 'terzo settore' in vista dell'incentivazione delle imprese sociali,
dell'associazionismo e delle cooperative giovanili (quest'ultime finalmente
libere dalle relazioni clientelari e di sperimentazione della flessibilità
d'orario e di salario che le hanno caratterizzate sino ad oggi). Ecco
alcune delle alternative possibili, reali, credibili, al modello obsoleto
e insostenibile del Ponte di Scilla e Cariddi.
Rispondere ai criteri di un'economia autocentrata che valorizzi le risorse
locali e dia risposte concrete ai bisogni della gente. Mettere innanzi
tutto i valori della difesa del patrimonio esistente nell'area dello Stretto,
contro speculazioni, saccheggi, rapine dei Signori del Ponte. Pensare,
creare, sognare, organizzare, la Vita contro la cultura della Morte, il
ritorno alla relazione ancestrale con il territorio e l'ambiente contro
il dominio mafioso dell'acciaio e del cemento.
Testo integrale: www.terrelibere.it/mafiaponte.htm
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