Il ponte sullo stretto
La punta della Sicilia

di Azazello

massimiliano rizzi

La punta della Sicilia, Torre Faro, a nord di Messina, è un simbolo della "frontiera".
Qui è terra, terra siciliana, in mezzo il mare, anzi i due mari; lì è la Calabria e poi l'Italia: tutto questo sarà coperto dall'ombra di un gigante di cemento, sotto non crescerà un filo d'erba, il sole sorgerà e tramonterà sopra il cemento, sotto sarà il buio, la vita non crescerà e di metafore qui non si parla.
Interi quartieri sfollati e distrutti, barche e porticcioli, tutto scomparirà per far mettere i piedi per terra a questo gigante per adesso sospeso nell'aria e nei progetti come una minaccia, prima leggero come una promessa elettorale, adesso appesantito dai veri interessi: politica, mafia,
affari, si parla di qualcosa come 7 miliardi di euro.

E questi piedi, non lasceranno orme ma crateri, i due piloni sfigureranno le due coste, il ponte ucciderà l'ecosistema dello stretto già fragile. La millenaria tradizione della pesca scomparirà e il ponte sarà una porta sbattuta in faccia a tutte le specie di volatili che passano per lo stretto nelle loro migrazioni: le violente folate di scirocco impediscono infatti ai pennuti di modificare la traiettoria e loro ignari si schianteranno sul cemento e sull'acciaio. Tutto questo non lo dice qualche ambientalista nostradamus, lo dicono i comitati scientifici, gli esperti di biologia marina , lo dicono i professori universitari e la gente del luogo, ma soprattutto la dimostrazione migliore ci viene fornita da chi vuole costruire questa "ottava meraviglia del mondo". Chi può veda www.strettodimessina.it e cosa si intende per impatto ambientale).


Il pensiero politico, gli interessi forti non hanno infatti problemi nel dibattere su ecosistemi, geografia umana o sul rischio sismico per cui potrebbe crollare in mare: è gia scontato che nun ce ne futte un cazzo, solo il profitto è metro di giudizio. Lo sviluppo del Mezzogiorno è per loro quello delle grandi opere e della manodopera edili, quello che già è stato descritto come un fallimento in tutti i libri di storia, quello che crea lavoro non specializzato e che non da autonomia allo sviluppo, quello secondo cui l'unico mezzo di trasporto è su strada, in modo da garantire l'industria automobilistica, quello della ferrovia a binario unico e delle autostrade che minacciano le riserve. Le grandi opere di Lunardi sono d'altra parte finanziate in parte con la svendita dei nostri beni culturali, musei e interi centri storici saranno valutati secondo moneta e dati in mano a privati, come a dire che un pezzo di questo ponte corrisponde ad un palazzo barocco. La retorica che copre i loro progetti è la stessa del passato: "porterà lavoro". Quale lavoro? Garantito, ben retribuito, specializzato? La dichiarazione del presidente della Società Ponte dello Stretto: "Se la mafia fosse interessata a costruire il ponte, benvenuta la mafia", basta a capire di che tipo di lavoro si sta parlando.

IO CE L'HO PIU' LUNGO
dossier de l'Erroneo PONTE sullo StReTTo

-La punta della Sicilia (e le foto del corteo)

-Paradisi di cemento e vacanze in colonia (e i costi del ponte)

-Io ce l'ho piu' lungo... becere sfide tra ponti... guarda!

- racconto: L'ultimo viaggio di un vento leggero

- Antonello da Messina (?) e il ponte: Hornitus orgia

- I signori del ponte. Speciale da Terre Libere

foto di Lilli e Azazello



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