Ho
presente le ossa appena rivestite da uno strato di pelle, le ho viste molte
volte sullo schermo e sono rimasto offeso e debole.
Era una storia su cui non potevo mettere le mani, tutti sembravano morti,
quelli in vita più dei cadaveri. Continuavano a morire, ogni giorno,
dietro il filo spinato e con al naso l'aria delle fornaci in cui bruciavano
i figli, le donne un tempo serene, attive, i padri troppo vecchi per lavorare,
i fratelli troppo giovani per produrre qualcosa.
Così si sono sciolti nel fumo i vincoli parentali, i vicini, le madri,
le fidanzate e le sorelle. Se
ne sono andati gli sconosciuti incontrati sulle carrozze bestiame, selezionati
per i gas a caso, in riga, l'uno accanto all'altro, poteva toccare a chiunque.
A questo è stato dato un nome; qualcuno dei responsabili è
stato consegnato al suo carnefice, qualcun altro, protetto dal Vaticano,
dalla Cia, dai governi dittatoriali latino-americani, l'ha scampata, ha
fatto fortuna e ha cambiato nome lasciando al proprio posto una comparsa
ignara.
LA RIMOZIONE DEGLI INCONVENIENTI.
Trovo la retorica filo-semita di questi giorni assolutamente nauseante,
oltre che inutile. Non mi sembra che si stia rendendo il giusto omaggio
ai milioni di morti vittime del nazismo. Si stanno accendendo ceri, cantando
preghiere e celebrando conferenze rituali, si sta facendo spettacolo come
al solito. Davanti ai flash dei giornalisti sfilano compunti gli ex aderenti
alla repubblica sociale di Salò. I giovani politici che negli anni
'70 e '80 e primi '90 marciavano tracotanti col braccio levato a salutare
romanamente per poi andare a pestare col buio qualche negro o qualche
rosso, a incendiare qualche accampamento di profughi o di Rom, oggi partecipano
alle funzioni per ricordare i martiri della stessa ottusa ignoranza dei
nostri baldi avanguardisti. Le commemorazioni ordinate per decreto prevedono
che le autorità, per etichetta, non possano mancare. Fanno però
in modo che i contenuti della memoria siano completamente latitanti. Cosa
vuol dire ricordare l'Olocausto?
Credo
che ricordare l'Olocausto debba servire non tanto a far piangere lacrime
paternalistiche a un presidente della repubblica, della regione o della
provincia, e nemmeno a rendere giustizia ai parenti di chi se ne è
andato nel vento sessanta anni fa', per questo scopo altre dovrebbero
essere le iniziative e i risarcimenti, ammesso che risarcimento possa
esserci. Ricordare l'Olocausto dovrebbe servire a non farne ripetere altri,
altrimenti è inutile o, meglio, finisce con l'avere lo stesso valore
di San Valentino o Halloween.
Perché tutta l'attenzione mediatica, quando si parla di Israele,
si concentra sui kamikaze palestinesi che si fanno esplodere nelle strade
affollate del centro, mentre la situazione dei territori occupati (dagli
israeliani) dove vivono centinaia di migliaia di profughi palestinesi
rimane argomento per esperti? Queste persone vivono, quando ce l'hanno,
in una tenda. Non hanno coperte, non hanno acqua né cibo se non
quando i militari israeliani fanno passare qualche camion di aiuti umanitari.
Non hanno scuole, non hanno ospedali, quasi nessuno ha un lavoro né
la possibilità di muoversi per cercarne uno. Quando un cosiddetto
kamikaze compie il suo gesto disperato a Tel Aviv o Gerusalemme i carri
armati israeliani lanciano missili sulle tende da cui in genere quei disgraziati
provengono ammazzando qualche donna e qualche bambino, a caso. COSA VI
RICORDA?
Paragonare Sharon, primo ministro israeliano, a qualcuno di quei gerarchi
con la croce uncinata non mi sembra, considerati i fatti, un'operazione
spericolata, quello che manca, purtroppo, è la coscienza di quanto
accade e i maggiori responsabili di ciò, in un mondo manipolato
dall'informazione, sono i giornalisti che non lo documentano.
500 ANNI DI OLOCAUSTO
AFRICANO
Da quando Nelson Mandela, leader anti-apatheid del Sud Africa, è
stato scarcerato undici anni fa' sembra che tutti o quasi i problemi dell'Africa
si siano automaticamente risolti. Non fa notizia, se non su qualche giornale
inglese come The Guardian o The Observer, che l'amministrazione
Blair venda 120 miliardi di apparecchiature militari alla Tanzania ,
uno degli stati più poveri del grande e antico continente. E' marginale
che lo stesso presidente francese Chirac insieme al figlio dell'ex presidente
Mitterrand siano coinvolti in uno scandalo per la vendita di armi allo
Zimbabwe e al governo algerino. Sono rimaste quasi misteriose le vendite
illegali di armi operate dai governi Craxi e Andreotti con i signori della
guerra eritrei e somali (ora al centro del mirino dei missili di Zio Sam
Bush). Ma vogliamo dare uno sguardo alle vendite legali di armamenti
autorizzate dal governo D'Alema nel 2000?
I valori sono espressi in miliardi e la fonte è la Presidenza del
Consiglio dei Ministri, Atti Parlamentari, doc. CVIII, Roma, Camera dei
deputati, 31/03/2001.
SUD
AFRICA 498,688
ROMANIA 185,950
INDIA 148,966
TURCHIA 88,323
NIGERIA 76,295
PAKISTAN 31,297
REP. DOMINICANA 27,562
EGITTO 15,176
SINGAPORE 14,812
HONDURAS 13,424
EMIR. ARABI 10,908
In
Africa ogni 3 secondi una persona muore per fame,
fate voi il conto e poi decidete se l'Olocausto è un dramma da
ricordare o un problema da affrontare, una questione rimossa dalle propagande,
dai mercati, dall'ipocrita buonismo a scopi elettorali.
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