Il giorno dei ricordi neri




di
Gianluca Ferro

Ho presente le ossa appena rivestite da uno strato di pelle, le ho viste molte volte sullo schermo e sono rimasto offeso e debole.
Era una storia su cui non potevo mettere le mani, tutti sembravano morti, quelli in vita più dei cadaveri. Continuavano a morire, ogni giorno, dietro il filo spinato e con al naso l'aria delle fornaci in cui bruciavano i figli, le donne un tempo serene, attive, i padri troppo vecchi per lavorare, i fratelli troppo giovani per produrre qualcosa.
Così si sono sciolti nel fumo i vincoli parentali, i vicini, le madri, le fidanzate e le sorelle. Se ne sono andati gli sconosciuti incontrati sulle carrozze bestiame, selezionati per i gas a caso, in riga, l'uno accanto all'altro, poteva toccare a chiunque.
A questo è stato dato un nome; qualcuno dei responsabili è stato consegnato al suo carnefice, qualcun altro, protetto dal Vaticano, dalla Cia, dai governi dittatoriali latino-americani, l'ha scampata, ha fatto fortuna e ha cambiato nome lasciando al proprio posto una comparsa ignara.


LA RIMOZIONE DEGLI INCONVENIENTI.
Trovo la retorica filo-semita di questi giorni assolutamente nauseante, oltre che inutile. Non mi sembra che si stia rendendo il giusto omaggio ai milioni di morti vittime del nazismo. Si stanno accendendo ceri, cantando preghiere e celebrando conferenze rituali, si sta facendo spettacolo come al solito. Davanti ai flash dei giornalisti sfilano compunti gli ex aderenti alla repubblica sociale di Salò. I giovani politici che negli anni '70 e '80 e primi '90 marciavano tracotanti col braccio levato a salutare romanamente per poi andare a pestare col buio qualche negro o qualche rosso, a incendiare qualche accampamento di profughi o di Rom, oggi partecipano alle funzioni per ricordare i martiri della stessa ottusa ignoranza dei nostri baldi avanguardisti. Le commemorazioni ordinate per decreto prevedono che le autorità, per etichetta, non possano mancare. Fanno però in modo che i contenuti della memoria siano completamente latitanti. Cosa vuol dire ricordare l'Olocausto?
Credo che ricordare l'Olocausto debba servire non tanto a far piangere lacrime paternalistiche a un presidente della repubblica, della regione o della provincia, e nemmeno a rendere giustizia ai parenti di chi se ne è andato nel vento sessanta anni fa', per questo scopo altre dovrebbero essere le iniziative e i risarcimenti, ammesso che risarcimento possa esserci. Ricordare l'Olocausto dovrebbe servire a non farne ripetere altri, altrimenti è inutile o, meglio, finisce con l'avere lo stesso valore di San Valentino o Halloween.
Perché tutta l'attenzione mediatica, quando si parla di Israele, si concentra sui kamikaze palestinesi che si fanno esplodere nelle strade affollate del centro, mentre la situazione dei territori occupati (dagli israeliani) dove vivono centinaia di migliaia di profughi palestinesi rimane argomento per esperti? Queste persone vivono, quando ce l'hanno, in una tenda. Non hanno coperte, non hanno acqua né cibo se non quando i militari israeliani fanno passare qualche camion di aiuti umanitari. Non hanno scuole, non hanno ospedali, quasi nessuno ha un lavoro né la possibilità di muoversi per cercarne uno. Quando un cosiddetto kamikaze compie il suo gesto disperato a Tel Aviv o Gerusalemme i carri armati israeliani lanciano missili sulle tende da cui in genere quei disgraziati provengono ammazzando qualche donna e qualche bambino, a caso. COSA VI RICORDA?
Paragonare Sharon, primo ministro israeliano, a qualcuno di quei gerarchi con la croce uncinata non mi sembra, considerati i fatti, un'operazione spericolata, quello che manca, purtroppo, è la coscienza di quanto accade e i maggiori responsabili di ciò, in un mondo manipolato dall'informazione, sono i giornalisti che non lo documentano.

500 ANNI DI OLOCAUSTO AFRICANO
Da quando Nelson Mandela, leader anti-apatheid del Sud Africa, è stato scarcerato undici anni fa' sembra che tutti o quasi i problemi dell'Africa si siano automaticamente risolti. Non fa notizia, se non su qualche giornale inglese come The Guardian o The Observer, che l'amministrazione Blair venda 120 miliardi di apparecchiature militari alla Tanzania, uno degli stati più poveri del grande e antico continente. E' marginale che lo stesso presidente francese Chirac insieme al figlio dell'ex presidente Mitterrand siano coinvolti in uno scandalo per la vendita di armi allo Zimbabwe e al governo algerino. Sono rimaste quasi misteriose le vendite illegali di armi operate dai governi Craxi e Andreotti con i signori della guerra eritrei e somali (ora al centro del mirino dei missili di Zio Sam Bush). Ma vogliamo dare uno sguardo alle vendite legali di armamenti autorizzate dal governo D'Alema nel 2000?
I valori sono espressi in miliardi e la fonte è la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Atti Parlamentari, doc. CVIII, Roma, Camera dei deputati, 31/03/2001.

SUD AFRICA 498,688
ROMANIA 185,950
INDIA 148,966
TURCHIA 88,323
NIGERIA 76,295
PAKISTAN 31,297
REP. DOMINICANA 27,562
EGITTO 15,176
SINGAPORE 14,812
HONDURAS 13,424
EMIR. ARABI 10,908

In Africa ogni 3 secondi una persona muore per fame, fate voi il conto e poi decidete se l'Olocausto è un dramma da ricordare o un problema da affrontare, una questione rimossa dalle propagande, dai mercati, dall'ipocrita buonismo a scopi elettorali.

online dal 28/1/2001
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