L'ultimo viaggio di un vento leggero

un racconto di Lilli

Gira e rigira un indice attorno all'altro...Il velluto spesso della tappezzeria del sedile è verde scuro. Anche quello dei sedili di mamma e papà. L'odore è un miscuglio di sudore, polverina profumata per posacenere e gas di scarico delle altre auto.Non entra un filo di vento e solo questo le dispiace, solo per questo è una noia quando ci sono lunghe file di auto che precedono e seguono...Ma per fortuna papà e mamma non sono nervosi, come i papà e le mamme che ogni tanto sporgono dai finestrini delle altre auto gridando gentili esortazioni a muovere il culo ed altrettanti genitori imbufaliti rispondono altrettanto cordialmente.
Stanno tutti aspettando di salire sul traghetto. E' la sua prima volta...I traghetti sono sempre le solite bagnarole postbelliche, ma lei ha l'impressione d'imbarcarsi su un transatlantico e la mezz'ora buona di traversata sarà una meravigliosa crociera...E' tanto felice quando, finalmente saliti sul traghetto e scesi dall'auto, sente che la porteranno a vedere il mare dal parapetto. Come contenere il sorriso e la felicità alla vista del mare, li giù, che tutto si muove attorno alla nave, e fa schiuma bianca che è subito lontana...E poi il vento...altro che finestrini aperti sull'autostrada...il vento ti schiaffeggia, lì...Questo vento del traghetto è una carezza, che le sventola i capelli e non li fa diventare come quelli di una strega...
Poi si arriva e il viaggio continua ancora in auto. Ma non è più la stessa cosa, non ci sono più traghetti da prendere. Il bello è tutto finito lì. Meglio dormire fino a destinazione. Meglio così.

Oggi partiamo per un viaggio. Prima di salire in macchina ho chiesto a mamma se avremo preso il traghetto come quando avevo cinque anni e pure quell'anno eravamo partiti per un viaggio. Ma la mamma non mi ha sentita, presa dai preparativi per la partenza.
Finalmente siamo partiti. E durante il viaggio ripenso all'emozione che mi prese quando per la prima volta salii sul traghetto. Ero piccola, è vero, ma anche adesso mi sento qualcosa, qualcosa che mi stringe lo stomaco. Penso persino di star male e faccio fermare papà, dopo qualche protesta. Ma non mi succede nulla e lo strano peso allo stomaco continua. Dopo un pò capisco che più penso al traghetto, a quello che provai quando avevo cinque anni, alla felicità che mi prese, più lo stomaco si attorciglia. Allora è felicità, questa, e smania di arrivare a prendere di nuovo il traghetto. Non parlo per tutto il viaggio, quasi fosse necessario il silenzio per arrivare prima.
Poi vedo il mare. Ci siamo. Stiamo per riprendere il traghetto. Penso che sarà meraviglioso, di nuovo vedrò il mare dall'alto e la schiuma e poi voglio vedere l'orizzonte, voglio vedere se si vede l'altra sponda, la Calabria mi pare, a queste cose non ho fatto caso la prima volta.
Ma succede qualcosa di strano; siamo al limite della costa e non ci sono traghetti.
Niente. C'è invece una specie di casello, come quelli che ci sono sull'autostrada, Ma qui non c'è traghetto...c'è il mare ma non c'è traghetto. Chiedo a mamma e papà..."...ma come lilli...il ponte sullo Stretto... che non l'hai sentito al telegiornale, c'è stato un putiferio di notizie...trasmissioni...da quest'anno c'è il ponte sullo Stretto...i traghetti non ci sono più, finalmente..che era un casino ogni volta, ti ricordi tutta quella fila...per salire..."
Ho ascoltato la notizia di mia madre con la bocca aperta, gli occhi fissi sulla parte di lei che vedo dal sedile posteriore... sui capelli e sull'accenno di un profilo. Mi abbandono al velluto verde scuro del sedile, il caldo è lo stesso di tanti anni fa, forse di più.
Il traghetto non si prende più, niente affacciarsi, niente emozione di vedere il mare tutto spuma sotto di me...niente vento...si continua con il viaggio in auto. Sono triste e molto delusa. Vorrei frignare e sbattere i piedi e chiedere perchè mi hanno levato questa mezz'ora di sogno di crociera.

Adesso il viaggio sarà tutto uguale...tutta la stessa lunga strada, tutto lo stesso cocente asfalto...qualche sosta ai caselli che sono la cosa più noiosa di questo mondo...e poi solo asfalto, solo il vento che mi schiaffeggia entrando dai finestrini, e il caldo quando ci fermiamo. Che noia aspettare di arrivare fino alla fine del viaggio.Senza la mezza destinazione di Villa S.Giovanni e poi il traghetto. Niente più traghetto; era come attraversare una frontiera, era quello stacco deciso tra la Sicilia e l'Italia; era come un punto alla fine della frase, la pausa tra una nota e l'altra.
Mare di frontiera tra un mondo, tra il mio mondo, e quell'altro, quello che non vedrò mai all'orizzonte, durante la traversata.
Il viaggio sarà tutto uguale, lo è stato dall'inizio...e lo sarà fino alla fine.Il bello è finito. Meglio dormire, si. Meglio così.

IO CE L'HO PIU' LUNGO
dossier de l'Erroneo PONTE sullo StReTTo

-La punta della Sicilia (e le foto del corteo)

-Paradisi di cemento e vacanze in colonia (e i costi del ponte)

-Io ce l'ho piu' lungo... becere sfide tra ponti... guarda!

- racconto: L'ultimo viaggio di un vento leggero

- Antonello da Messina (?) e il ponte: Hornitus orgia

- I signori del ponte. Speciale da Terre Libere

online da Sabato, 27 Luglio, 2002
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