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Decreto Ministeriale
509/99,
la "Carta fondamentale" dell’autonomia didattica degli atenei...
In esso vengono tra l’altro disciplinati: la tipologia dei titoli;
la disciplina generale delle classi di laurea e della definizione dei
singoli corsi; la disciplina generale dei crediti (CFU); la disciplina
generale dell’accesso ai corsi di studio; i ruoli degli organi interni
agli atenei.
Motivo conduttore di questo decreto è il "modello europeo"
delineato al vertice dei ministri europei di Bologna (18-19 giugno 1999),
che faceva seguito alla Dichiarazione della Sorbona (25 maggio 1998),
confermato anche al vertice di Praga svoltosi il 18 e 19 maggio 2001.
Qui
si parla di autonomia della didattica; cioè che le singole
facoltà avranno il potere di decidere il contenuto di gran parte
(la totalità) delle materie, ma non solo...
Visto che la devolution è sulla bocca di tutti, anche i
nostri professori vorranno gestirsi meglio. Ogni facoltà si specializzerà
in un dato settore formativo, a seconda delle esigenze territoriali, ambientali
o d'impiego che siano.
Fin qui, tutto come prima, dato che al momento in molte delle nostre facoltà,
sono i professori relatori che indirizzano meglio o peggio il laureando
a seconda delle suddette esigenze. Questa è la famosa differenziazione
competitiva: adattarsi ai tempi che corrono, specializzarsi in assurdi
microsaperi, essere al passo con la niù economi: ormai è
dato per scontato, raccoglie il consenso di tutti.
Esigenza di mercato. Imperialismo motore degli organi di formazione. Imperialismo
non di uno Stato dominante ma, secondo il sociologo Alexander Zinov'ev,
di una supersocietà composta da 50 o 60 milioni di individui, in
essa cooptati, che determinano il mondo non più separati dai confini
delle classi, ma padroni della conoscenza e -fatto mai avvenuto
nella storia- con il monopolio dell'informazione. E' questa "supersocietà"
che stabilisce le logiche di mercato, radica dogmi e ignora ciò
che la ostacola, cioè sindacati, ambientalisti, forza lavoro. Il
fantasma del mercato, forza inarrestabile cui non è dato opporsi.
Non credo che le Università seguiranno direzioni più etiche
ed indipendenti... Visto inoltre che non sono previsti organi di controllo
al di sopra degli stessi atenei, questo laissez faire al consiglio
di facoltà difficilmente riscontrerà l'interesse reale degli
studenti, ma piuttosto le esigenze cattedratiche, evoluzionisticamente
intese come acerrima conservazione della specie.
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