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Un tizio entra in una salumeria.
Ci sono già molti clienti e l’uomo, che ha molto senso civico, prende
il suo numero e si mette in fila con gli altri. Con un certo stupore,
però, si accorge che la maggior parte dei clienti esce dalla bottega senza
aver comprato niente.Quando finalmente tocca a lui, l’uomo chiede timidamente
un etto di prosciutto. Il salumiere affetta il prosciutto, lo avvolge
con abilità in un cartoccetto, lo pesa, calcola il prezzo (tremila lire,
ad esempio) e lo comunica al cliente, senza però dargli il prosciutto.
Il cliente apprende che è necessario prima presentare gli scontrini di
tutti i clienti che hanno comprato prosciutto da quel cosciotto, e solo
allora il salumiere, dalla differenza fra il valore dell’intero cosciotto
e l’incasso già avvenuto e registrato negli scontrini, verificherà che
la cifra di tremila lire è esatta, e permetterà al cliente di pagare e,
finalmente, ottenere il prosciutto. Mentre il povero cliente si chiede
dove mai potrà reperire tutti i precedenti clienti, il meraviglioso pizzicagnolo
gli viene prontamente in aiuto: - Ma no, egregio signore, nel mio registratore
di cassa c’è già copia di tutti gli scontrini emessi. Mica deve andare
a cercarli dai clienti, basta che faccia una domanda a me. Ora, però,
gli sorge un dubbio: visto che il salumiere ha già la serie degli scontrini
arretrati, perché il cliente deve chiederla e riconsegnarla facendo la
fila tre volte? Non potrebbe, il salumiere, dargli il suo prosciutto
e farsi per i fatti suoi tutte le verifiche che vuole, senza mettere in
mezzo la clientela? A questo punto, il malcapitato ha davanti a sé tre opzioni:
a) Pensare che il salumiere sia folle, dire quattro maleparole e andarsene
sbattendo la porta.
b) Pensare che sia tutto uno scherzo, stare al gioco e, appena a casa,
farsi quattro risate.
c) Pensare che, purtroppo, così va il mondo, abbassare la testa e
compilare il modulo per fare la domanda.
Domanda: Quale delle tre scelte ha più probabilità di essere messa
in opera?
R: La scelta privilegiata sarà la c): Pensare che, purtroppo, così
va il mondo, abbassare la testa e compilare il modulo per fare la
domanda (modulo per ritirare il quale, manco a dirlo, bisogna fare un’altra
fila).
Domanda: Perché?
R:
Perché in realtà quella salumeria non è una vera salumeria: è la segreteria
studenti della facoltà. Perché quel prosciutto non è vero prosciutto:
è il piano di studi. Perché quel cliente non è un vero cliente, ma uno
studente di lettere.
Non sono così stupido da pensare che i segretari provino un qualche sadico
piacere nel torturare gli studenti in questi modi raccapriccianti. D’altra
parte, qualunque psicanalista anche inesperto converrà che una forma di
perversione dovuta a qualche trauma infantile è un’ipotesi affascinante
per spiegare tali situazioni. Una postilla in particolare è secondo me
un capolavoro della burocrazia universale di tutti tempi: “E’ obbligatorio
allegare al presente modulo il piano di studi degli anni precedenti, (O
mio Dio, un’altra fila!) che può essere ritirato presso gli appositi self-service
automatizzati (Fiuu! Bene)”. Peccato che il self-service non lo fa,
“perché - spiega un impiegato - è stata bloccata l’emissione di certificati
connessi con le iscrizioni, almeno fino a che non saranno registrate le
nuove iscrizioni”. Più che giusto. Non gli viene in mente neanche per
un attimo che il piano di studi che mi serve non è quello connesso all’iscrizione
di quest’anno (che fra l’altro non ho ancora presentato; anzi, per essere
precisi, quello degli anni scorsi mi serve appunto per presentare il piano
di studi di quest’anno.)
Per farla breve, dopo la passeggiata distensiva fino
al distributore self-service, lo studente dì lettere (io, ma sarà successo
a mille altri) se ne torna mesto in segreteria dal suo salumiere, a prendere
il suo numero.
Ora, lungi da me ogni forma di facile e sterile disfattismo, ma
leggere sul Bollettino d’Ateneo i discorsi del dott. Caruso delle Relazioni
col Pubblico mentre ci si trova in situazioni del genere manifesta
l’irresistibile comicità della situazione. D’altra parte, basta ascoltare
per un attimo il Magnifico per chiedersi: di che mi lamento? I fondi europei
per il nostro ateneo aumentano, l’Università apre ogni anno nuovi corsi
di laurea e di diploma, cosa chiedere di più? Basterebbe che gli esclusi
dal numero chiuso ci lascino in pace, quegli ignorantoni, perché la vita
torni a sorriderci.
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