Storie di quotidiana follia




di
Andrea Sciuto


Un tizio entra in una salumeria.  Ci sono già molti clienti e l’uomo, che ha molto senso civico, prende il suo numero e si mette in fila con gli altri.  Con un certo stupore, però, si accorge che la maggior parte dei clienti esce dalla bottega senza aver comprato niente.Quando finalmente tocca a lui, l’uomo chiede timidamente un etto di prosciutto.  Il salumiere affetta il prosciutto, lo avvolge con abilità in un cartoccetto, lo pesa, calcola il prezzo (tremila lire, ad esempio) e lo comunica al cliente, senza però dargli il prosciutto.  Il cliente apprende che è necessario prima presentare gli scontrini di tutti i clienti che hanno comprato prosciutto da quel cosciotto, e solo allora il salumiere, dalla differenza fra il valore dell’intero cosciotto e l’incasso già avvenuto e registrato negli scontrini, verificherà che la cifra di tremila lire è esatta, e permetterà al cliente di pagare e, finalmente, ottenere il prosciutto. Mentre il povero cliente si chiede dove mai potrà reperire tutti i precedenti clienti, il meraviglioso pizzicagnolo gli viene prontamente in aiuto: - Ma no, egregio signore, nel mio registratore di cassa c’è già copia di tutti gli scontrini emessi.  Mica deve andare a cercarli dai clienti, basta che faccia una domanda a me. Ora, però, gli sorge un dubbio: visto che il salumiere ha già la serie degli scontrini arretrati, perché il cliente deve chiederla e riconsegnarla facendo la fila tre volte?  Non potrebbe, il salumiere, dargli il suo prosciutto e farsi per i fatti suoi tutte le verifiche che vuole, senza mettere in mezzo la clientela? A questo punto, il malcapitato ha davanti a sé tre opzioni:
a)     Pensare che il salumiere sia folle, dire quattro maleparole e andarsene sbattendo la porta.
b)     Pensare che sia tutto uno scherzo, stare al gioco e, appena a casa, farsi quattro risate.
c)     Pensare che, purtroppo, così va il mondo, abbassare la testa e compilare il modulo per fare la domanda.
Domanda:      Quale delle tre scelte ha più probabilità di essere messa in opera?
R:      La scelta privilegiata sarà la c): Pensare che, purtroppo, così va il mondo, abbassare la testa e compilare il modulo per fare la domanda (modulo per ritirare il quale, manco a dirlo, bisogna fare un’altra fila).
Domanda: Perché?
Balcone del Monastero dei Benedettini, sede della facoltà di Lettere, Filosofia e Lingue a Catania (foto Santo Mangiameli)R:    Perché in realtà quella salumeria non è una vera salumeria: è la segreteria studenti della facoltà.  Perché quel prosciutto non è vero prosciutto: è il piano di studi.  Perché quel cliente non è un vero cliente, ma uno studente di lettere.
Non sono così stupido da pensare che i segretari provino un qualche sadico piacere nel torturare gli studenti in questi modi raccapriccianti.  D’altra parte, qualunque psicanalista anche inesperto converrà che una forma di perversione dovuta a qualche trauma infantile è un’ipotesi affascinante per spiegare tali situazioni.  Una postilla in particolare è secondo me un capolavoro della burocrazia universale di tutti tempi: “E’ obbligatorio allegare al presente modulo il piano di studi degli anni precedenti, (O mio Dio, un’altra fila!) che può essere ritirato presso gli appositi self-service automatizzati (Fiuu!  Bene)”.  Peccato che il self-service non lo fa, “perché - spiega un impiegato - è stata bloccata l’emissione di certificati connessi con le iscrizioni, almeno fino a che non saranno registrate le nuove iscrizioni”.  Più che giusto.  Non gli viene in mente neanche per un attimo che il piano di studi che mi serve non è quello connesso all’iscrizione di quest’anno (che fra l’altro non ho ancora presentato; anzi, per essere precisi, quello degli anni scorsi mi serve appunto per presentare il piano di studi di quest’anno.)
Per farla breve, dopo la passeggiata distensiva fino al distributore self-service, lo studente dì lettere (io, ma sarà successo a mille altri) se ne torna mesto in segreteria dal suo salumiere, a prendere il suo numero.
Ora, lungi da me ogni forma di facile e sterile disfattismo, ma leggere sul Bollettino d’Ateneo i discorsi del dott. Caruso delle Relazioni col Pubblico mentre ci si trova in situazioni del genere manifesta l’irresistibile comicità della situazione.  D’altra parte, basta ascoltare per un attimo il Magnifico per chiedersi: di che mi lamento? I fondi europei per il nostro ateneo aumentano, l’Università apre ogni anno nuovi corsi di laurea e di diploma, cosa chiedere di più?  Basterebbe che gli esclusi dal numero chiuso ci lascino in pace, quegli ignorantoni, perché la vita torni a sorriderci
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