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Introduzione. I
Blitz di mercato: II
Arte, codice ambiguo. Riflettiamo ora di nuovo su quella cosa che alchemicamente stiamo continuando a chiamare sistema dellarte ma che va assolutamente scisso dal concetto del fare arte, quanto tempo ancora questo sistema che Courbet e Van Gogh già rifiutavano e che da metà ottocento poco e nulla è cambiato può continuare ad esistere? Il sistema dellarte complessivo ruota intorno a non più di duecento potenti, tra galleristi, critici ed artisti, duecento persone che decretano le sorti della Storia dellArte contemporanea (Vedi Clemente portaborse di Boetti o Longobardi spazzino di Lucio Amelio) rendendo overground solo quello che reputano vendibile ed alla moda, operazione che si tenga presente fanno in base al loro gusto, aristocratico e distante dalla vita reale. Quello che sto affermando è che non è assolutamente vero che larte è morta negli anni settanta, né che sia rinata nei primi ottanta, la verità è semplicemente che mai il bisogno di comunicare è stato così forte e radicale, mai la parola ha forse avuto poco peso dal punto di vista del comportamentalismo sociale, questo sta significando che mai come oggi la profezia di Beuys sè avverata, è vero, difatti che siamo tutti potenzialmente artisti, ma non solo dal punto di vista comportamentale, anche il fare pittorico o scultorio non è più una questione per pochi adepti maestri e relativi discepoli, lindustria culturale totale ha creato un vero problema sociale, manuali darte per tutti, monografie dartista per tutte le tasche, materiali darte per tutti e pronti per essere usati da tutti, ma pochi nomi ad usufruire del mercato dellarte complessivo per oggettive problematiche di mercato, questo è un vero problema che lede la dignità di molti artisti creativi costretti a navigare ed a morire nellunderground.
III
Possibilità. Isolata dalla cultura di massa larte contemporanea non è in grado darrivare ad i non addetti ai lavori, cè oramai unatavica incomprensione tra il popolo dei non addetti ad i lavori e larte contemporanea, i creativi dovrebbero per superare il problema portare in maniera situazionista larte contemporanea in piazza e fare saltare quindi le figure del gallerista e del critico darte, in qualche maniera ci si deve sforzare di recuperare la vecchia funzione sociale ed il legame con la gente, da instaurare con i nuovi codici, superando così quelle forme dermetismo elitario ed individualistico che fanno la fortuna ed il gioco di critici e galleristi, spesso ignoranti in materia darte, ma molto colti per quanto riguarda marketing ed operazioni imprenditoriali. Il creativo deve tornare a battersi per la libertà, si deve ricollocare socialmente e deve tornare utile alla gente, battersi per la libertà despressione artistica e dopinione, non deve assolutamente essere schiavo della moda e di facoltose capre che a tempo perso collezionano larte quotata in borsa come oggetto radicale chic darredamento. La sinergia creativa è forse lunica possibilità per creare un nuovo mondo possibile per lartista contemporaneo, è un dato di fatto quello che stiamo marciando verso la generalizzazione artistica e che in nome dellambiguità della cultura imprenditoriale darte si stanno compiendo grandi scempi storici, per riportare ordine dovremmo cominciare ad abolire la parola arte a favore della più efficace, generali sta e democratica dartigianato creativo. In sostanza dellarte contemporanea tutto si può dire, tranne che verta in uno stato di crisi, larte contemporanea soffre soltanto di forti e radicali crisi didentità, dovute al semplice fatto che lindustria culturale ed artistica ha il bisogno fisiologico di un identità artistica dominante vendibile e svendibile, di una nuova linea da tracciare che faccia Accademia, che quindi sia importata nelle Accademie e quindi diventi sterilmente nuovo artigianato artistico. Oggi si pensa allarte ancora come un aspetto prioritario o trascendente, come un valore assoluto e assiomatico nella cultura di massa, questo è un errore grossolano ed ingenuo; questo concetto se in questa maniera lo vogliamo definire assume una valenza soltanto negli ambienti artistici che hanno avallato ed avallano ancora oggi uno specifico filone despressioni artistiche al solo fine di ricavarci attorno sordide e false verità da inserire come fine ultimo nel sistema del mercato, questo sistema chiuso ha assunto, grazie anche agli artisti deboli, una posizione di straordinario potere a causa della necessità da parte dellartista vivente, per istinto di sopravivenza della sua vanagloria e del successo.
IV
Concetto Arte, falso storico. Lindustria si serve della creatività artistica per vendere prodotti di largo consumo, larte sacralizzata è una questione di mercato globale, il valore di Leonardo è non quantificabile, quindi è zero, chi sarebbe in grado di vendere il San Girolamo? Il successo artistico è inteso come gloria tra gli uomini e non come raggiungimento di un fine concettuale, di un pensiero in grado di migliorare la ricerca artistica complessiva. Il designer può essere considerato un vero artista, perché crea un oggetto veramente utile alla società del suo tempo, lo rende arredamento, gli artisti creativi sciolti invece mirano a fare parlare e scrivere di loro siccome ideativi fuori della norma, quando poi abbiamo visto il mercato globale crearne e clonarne a bizzeffe, può sembrare un ragionamento radicale ma non è per niente così, la generalizzazione semantica globale voluta dallindustria culturale globale ha fatto sì che tutti possano fare gli artisti, basta conoscere pochi codici grammaticali della comunicazione visiva, oggi fare lartista è non complicato, basta soltanto auto proclamarsi artista e trovarsi una cerchia di persone che ti riconoscono perché tale, processo che è uneffimera conquista, la conquista del nulla. Questo processo non ci deve meravigliare, viviamo nella società dellinflazione galoppante, dove il termine generalizzato dartista abbraccia anche gli intrattenitori mediatici come Jerry Scotti e Lorella Cuccarini, ma loro quantomeno un lavoro remunerato, lhanno La verità è che lindustria culturale ed imprenditoriale artistica e neocapitalistica propone anche mostre che sono assolutamente virtuali, mostre dove il lavoro di mercanzia triangolare critico, gallerista ed artista si è già svolto durante party notturni mondani in discoteche prese in prestito per una sera, da qui dovrebbero muoversi una serie dinterrogativi profondi per i creativi che operano così, come: Ma sono sul serio interessati al mio lavoro o a come sto appoggiato al muro con il bicchiere pieno in mano?
V
Narrazione. Ripercorrendo trame poetiche e narrative a ritroso, troviamo artisti narrativi, epici, prolissi e geniali, ma non troviamo, porsi, il problema, di raccontare con naturalezza. Dalletà Romantica in poi la necessità prima era quella di vagare nella tecnica e trovarvi soluzioni per giovarsi della sperimentazione tecnica stessa. Larte oggi si nutre di molte influenze esterne e da necessità differenti, forzando e sintetizzandone gli sviluppi, riusciamo però a trovare due radici particolarmente significative: Lanalisi sugli assembramenti societari e le sofferenze intime ed esistenziali. Due radici molto generiche che riducono le espressioni artistiche libere ad un discorso di massa, collettivo e miserando. Genericità che però non deve essere necessariamente svalutante, fare pittura, scultura o qualsiasi altro tipo di discorso artistico è questione molto complicata, proprio perché sono dei discorsi che vanno fatti con serietà estrema, la pittura è un codice linguistico e tecnico molto profondo e continuamente da scoprire e riscoprire, ed allinterno di queste due direttrici artistiche principali ve ne sono infinite altre, Vittorio Sgarbi sostiene che larte contemporanea è arte escrementizia, io posso essere anche daccordo, ma mi chiedo: Ci sarà un perché? Perché larte sè imbruttita, forse per denunciare lapparire e la caducità delle cose? Questa culturalmente potrebbe essere una conquista, il fatto però che è diventata una conquista di massa la svaluta dal punto di vista del mercato, ora mi chiedo, dovè il vero falso storico? Nelle tendenze dellarte di massa, che nega larte e pretende giustizia artigianale sociale e poetica? Nelle gallerie alla moda, luoghi per pochi eletti che tracciano la direzione dello pseudo pensiero artistico? Il sistema dellarte è loverground, la MTV della distribuzione artistica, ma non è detto però che il sistema dellarte non possa fare il gioco delle subculture creative ed artistiche, dovere dei creativi underground dovrebbe proprio essere quello di plagiare i codici dominanti e deformarli a proprio uso e consumo, il creativo per immettersi nella vera comunicazione diretta e sociale ha una unica possibilità, depropriare limmaginario, fare propria la logica del sistema e sognare di rivoltargliela contro, perché altrimenti la retorica dellomologazione puzza troppo dideologico, è vero che cè un popolo globale di creativi, ma tutti diversi luno dallaltro, tutti con una anima interiore ed estetica dascoltare, ergo tutti con un loro valore insito non superiore od inferiore a nessuno, se è vero che larte è vita e la vita è anche ricerca, come facciamo a valutare una esperienza artistica ed una ricerca di vita in maniera superiore od inferiore a unaltra attraverso una valutazione fredda come quella dellindustria culturale ed il mercato? LArte visiva è globalizzata, guidata ed indirizzata, ma non ancora omologata, la molteplicità, il sincretismo e la contaminazione che la massificazione totale artistica ha creato solo una grande insoddisfazione creativa e una dispersione denergie che in qualche maniera vanno riciclate, la Biennale di Venezia fa scuola ogni due anni così come Mtv somministra a menti giovani e malleabili il consumo per la creazione di una propria matrice identitaria, tutti consumano lo stesso patrimonio dimmagini (Cattellan ha monopolizzato i media così come Andrea Pezzi) ed ascoltano la stessa musica, gli stessi 99 Posse nel panorama dellindustria culturale complessivo valgono per un giovane estremista di sinistra né più né meno che un Last al limone per una casalinga, larte visiva rischia di regolare le proprie vibrazioni individuali su di uno stesso metro sereno variabile, il panorama delle arti visive contemporanee rischia di diventare pop anche nel suo underground fatto depigoni frustrati. Il televisore e la cultura di massa ci propinano da tempo corpi nudi, spogliati in tutti i sensi, con uninflazione della nudità volgare lontanissima dal nudo casto, classico ed elegante che larte ha sempre esaltato in passato, il nudo pornografico, anche quello diretto da una industria culturale, è un incentivo alle violenze sessuali ed allimpotenza, il corpo rivelato oggi è privo dinteresse, è svelato, appiattito e noioso. Bisogna diffidare dellarte nelle gallerie, nei privati e negli spazi consacrati allarte in genere, siamo sempre in presenza in questi casi darte geneticamente modificata e dartisti agli aromi naturali, proprio come i panini di Mac Donalds. La Transavanguardia come principio avrebbe potuto creare la libertà del fare, non è stato cosi perché teoricamente e concettualmente è nata da un gioco dalleanze, altrimenti non si spiegherebbe dopo la sua rivoluzione filosofica il fatto che su riviste specializzate si trovino fotografi-artisti, pittori-artisti, videoartisti e via dicendo, parcellizzati, sfaccettati, sezionati e analizzati senza protesi creative, ma comè possibile questa cosa? possibile che i contenuti siano divenuti così poco importanti nel fare artistico? ma siamo davvero convinti che la tecnica sia tutto? O è solo più vendibile? non è che i potenti del sistema dellarte si stanno solo dividendo fette di mercato? io non penso che i cinque super artisti della transavanguardia siano grandi pittori, sono solo degli onesti pittori, come cè ne solo migliaia e forse milioni in giro per il globo.
VI
Retroguardia Siamo in un contesto storico che oggettivamente ha messo in crisi i significati tradizionalmente attribuiti alle arti visive, il fare artistico non perpetua più immagini o sincarica di rappresentare il non rappresentabile, cè un gran sovraccarico dicone e la produzione dimmagini è infinita nella sua sterminata riproducibilità tecnica, le vecchie esigenze dellarte visiva sono divenute relative esigenze interiori di individualità sensibili, il concetto del fare artistico non può morire, anche la morte delle avanguardie è un finto problema storico, la sperimentazione artistica prosegue ma ad i margini del sistema dellarte. Paradossale è constatare poi come fare arte oggi in maniera sperimentale sia un qualche cosa da definire di retroguardia più che davanguardia, molti suppongono di sperimentare seguendo quello che il gusto dominante propone come avanguardia attraverso i media specializzati, terminando così a produrre una cosa che vorrebbe essere avanguardia, ma in sostanza è artigianato di un concetto davanguardia venduto dai media e consumato dagli utenti.
VII Tendenze di retroguardia
Va rilevato a questo punto come il novecento ebbe un gran debito da pagare allarte negra, attraverso essa si è capito che larte non può coincidere più con il concetto di bello, anche perché il concetto di bello sè notevolmente involgarito, non potrebbe essere altrimenti in un ambiente totale come il nostro, il bisogno darte continuerà ad esserci proprio per la gran lezione spirituale dellarte negra, per questo, in ogni caso sia, ci sarà sempre bisogno darte che sarà quella che potrà essere. Cè una linea delle nuove tendenze artistiche ancora ignorata perché troppo radicale nei confronti del sistema dellarte dominante, che è quella di gruppi di creativi che sassociano, rinunciando al logo-firma dartista e decidono di nascondersi dietro uno pseudonimo corale per portare larte tra la gente e mettere così larte al servizio del sociale, ora il sistema dellarte fiutando la tendenza ha già cercato di creare a tavolino situazioni del genere da spendere-vendere in luoghi consacrati allarte, vedi i Dormice od Oreste; questo perché sarebbe impossibile mettere queste bande di creativi al servizio dellindustria culturale, penso in questo caso alla mia posse creativa Mario Pesce a Fore a Napoli, ad i New kids on the black block a Barcellona, ad i Players survilliance camera a New York, ma anche al progetto dellartista cinese Qiu Zhijie della Long March Foundation, ovvero una carovana dartisti cinesi e non, oltre cento che ripercorre litinerario seguito nel 34-45 da Mao e dallesercito rosso in quella ritirata strategica che è passata alla storia come la lunga marcia, obiettivo: portare la pratica dellarte contemporanea in luoghi e a un pubblico generalmente esclusi dal fermento artistico ed intellettuale, dalle città cinesi della costa a quelle più moderne allinterno per quattro mesi di creazioni artistiche, performances e discussione con gli spettatori coinvolti negli e dagli eventi. Mi viene a questo punto in mente anche la brillante operazione del falso Oliviero Toscani, in realtà rete dartisti che ha raggirato il vero Politi proponendosi come Toscani ed attraverso il logo industriale e culturale forte di Toscani sono riusciti ad arrivare alla Biennale di Tirana presentando quattro artisti inesistenti e quattro opere di gusto trash scaricate da Internet, artisti inesistenti per i quali già era entrato in fermento culturale il mercato dellarte, Politi attraverso lo sponsor Toscani aveva, infatti, già adocchiato un introito economico non indifferente, niente contava a quel punto il valore poetico, storico o sociologico delle opere, quello era un problema secondario, intanto le opere andavano lanciate e vendute. Oliviero Toscani non è uscito allo scoperto, quello che interessava era, infatti, creare destabilizzazione attorno ad un ingranaggio illusorio mosso solo da interessi economici che hanno valore culturale pari a quello di un paio dAdidas, quindi semplicemente moda, storia del costume, ma assolutamente non Storia dellarte. Interessante notare poi come Mark Kostabi, altro artista magnate logo dellindustria culturale artistica abbia consigliato al vero Politi di muovere i servizi segreti americani contro questi potenziali terroristi del sistema dellarte. Una citazione, la merita poi anche Helena Velena, bolognese punk artista del cabaret sadomaso e del transgender, per il suo gran lavoro di controinformazione e di connessione di creativi oltre il sistema attraverso la rete. Interessante anche il lavoro di Zac Manzi ed Angelo Rossi a Napoli, dove in pratica Angelo Rossi si diletta a fare arte, senza sporcarsi le mani con il sistema dellarte e Zac Manzi invece firma le opere e sincarica di fare la parte sporca del lavoro, contattare critici e galleristi e tentare di vivere darte, lavori concettuali i loro, Angelo Rossi crea finti Flash Art e finte Settimane enigmistiche, avvolte in involucri di cellophane poiché oggetti di culto dammirare e non da leggere. Interessante, il lavoro in rete, dartisti come Loretta 68 a Ravenna, gioca al cambio didentità perenne che la rete permette, sdoppiandosi ed interagendo con se stessa, e a Spoleto (Pg) Francesca De Santis che tenta di rendere palpabile e materia una cosa che palpabile e materia poco si presta ad essere come larte digitale. Interessanti anche il lavoro dellAgenzia Esc a Napoli di Ninì Sgambati, la quale si propone come sito di riferimento per giovani creativi in difficoltà ad interagire con il sistema dellarte contemporanea in unarea sociale fortemente a rischio come quella campana. La globalizzazione, infatti, permette attraverso i nuovi media anche di dare voce in capitolo a chi prima non laveva, la rete da questo di vista, permette ad i creativi per la prima volta da due secoli, la comunicazione diretta con la gente che fruisce dellopera, senza passare più per intermediari come galleristi e critico, questo emancipa a tutti gli effetti il creativo, che può e deve tornare ad interrogarsi sul senso della sua esistenza poetica, sociale e creativa, usufruisce, infatti, di nuovi media che permettono di riprodurre in proprio un sistema di comunicazione globale altero, parallelo a quello ufficiale. Il mondo dellarte ufficiale infatti è un qualche cosa di ciarliero, salottiero e festivaliero, attraversato da rampanti creativi in cerca del quarto dora di successo (mi viene in mente Lorenzo Scotto di Luzio, nella sua imitazione di Bruce Nauman e degli Skiantos straripare dalle pagine di tutte le riviste darte e mercato del momento ), della recensione di un Pollo Politi qualsiasi (Giancarlo Politi) e della loro auto celebrazione, questa è predisposizione creativa e poetica al vuoto totale. |
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