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E' Morte che arriva,
che incede fiera, sulle ossa di un palafreno smorto,
danzando sui legni di un vecchio carro dalle grandi ruote.
Pianura del nord, lande deserte abbandonate al gioco delle maree, siete
ormai teatro di guerra e di distruzione.
E' Morte
che arriva e non ha parole, non ha armi e né cavalli. Ride ridendo
nella moltitudine degli scheletri: ombre di una vita andata, ombre del
recente passato, voluttuosi di sangue e potere.
L'esercito del nulla e del non essere, ironico e burlescamente beffardo,
profana Amori e Canti, Vino ed Incanti, Giudici e Zoppicanti.
Morte forte e scura, impavida e fragile, che corre blanda per terre basse
e nebbiose, lungo coste sabbiose, per radure fredde e campi di grano,
nel palazzo diroccato di colui che fu' il castellano, che s'annida nelle
penombre dei cortili e che scivola silenziosa sugli archi acuti del tempo.
Dove il re, dove il soldato, dove la donna, dove il cavaliere ed il prete
e dove il buon villano? Dove la madre, la moglie ed i figli?
Questa è morte, buondio, che corre e falcia fiori a primavera,
questa è morte che ammazza e porta via. Questa è morte all'orizzonte
e sulle colline, dentro chiese e taverne, che butta giù carte e
dadi, questa è morte sottile nelle linee sottili delle forche,
giovane donna come vergine spagnola, questa è morte che ride piangendo.
Morte ammazza, sgozza e uccide. Morte condanna, assolve ed è tiranna.
Non ha età e non tiene tempo, velato ha il volto da mille e più
maschere.
Vescovo cardinale e papa sudan vino al tristo cospetto.
Ed è tutto un silenzio, grande gioia macabra, un trionfo alato,
sintonia nel lutto, un dissolversi muto nella sera dell'ultimo giorno.
Cosa mai avranno da dire i Matti se nel riso non trovan più diletto,
se nel canto non vedon più il sollazzo.
Violenza inaudita e sistematico annullamento cromatico.
L'Inferno che avanza dal meridione cattolico, dall'intolleranza spagnola,
e che giace nelle paure del diverso, scivola adesso sulle corde di un
vecchio violino, rubata dal tragico coro delle trombe del nulla.
La vita quella delle e nelle strade è ormai Morte, quella delle
e nelle strade. Donna che china sul fango tendi la mano verso il perdono,
Priora che chiudi gli occhi al mondo, drappiere che offri seta e lino,
usuraio che ingoi denaro cercando redenzione, tutto ormai non ha senso,
tutto è angoscia e terrore.
Le fiamme della fine, gli scudi crociati e le lance al vento, la moltitudine
scheletrica, la sabbia della clessidra, la fredda lama della mannaia,
il lucernaio della notte, la forca della giustizia, l'organistro della
Morte han gettato il nero velo sulle dolci danze dei pezzenti, sugli amori
dei poeti, sui seni tondi delle belle figlie, sui tesori dei principi.
E cosa se non botti colme un tempo agli orli d'oro e gemme fan da parata
a cortei funebri di manichini senza dio.
Questo è il gioco, questo l'inganno, questa è Morte che
ammazza e porta via.
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