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L'elegante aria rinascimentale che si respira in questa città che ancora oggi sembra ruotare attorno alla vecchia famiglia feudale degli Estensi, dominando l'antico borgo con il Castello Estense che occupa maestosamente proprio il centro di quest'ultima, e l'esibizione di artisti, musicisti e musicanti, ballerini e giocolieri, danno vita ad uno strana e intensa sensazione di meraviglia ai partecipanti attori e spettatori. Ferrara teatro di musica, sberleffi, giocoleria e contemporaneamente impregnata di un senso metafisico che sconvolge tutti. Ferrara palcoscenico. L'aveva immaginata forse così De Chirico nella sua opera "le muse inquietanti"? Per un istante mi sembra proprio di si, c'e' anche un immobile manichino abbigliato all'antica proprio dove il pittore greco l'aveva immaginato, ma al suono di una moneta scagliata in un cappello mi accorgo che la statua inizia a muoversi finendo per cristallizzarsi in un'altra espressione aspettando il successivo e generoso bambino. Una cosa è certa: in quello scenario metafisico sarebbe risultato difficile immaginare un pubblico di diverse centinaia di migliaia di persone, famiglie, ragazzi, aspiranti giocolieri, i ferraresi stessi, e le loro biciclette (sembra proprio che non possano proprio separarsi da queste). E così tra una surreale anziana ottantenne che ti sbuca velocemente da sotto il naso impennando con la sua due ruote, e un "madonnaro" che tenta di convincere un più moderno graffitista che la sua non è arte ma soltanto accostamento di forme geometriche che creano nonsense, la settimana del festival passa velocemente in una cornice temporale smussata e dilatata da una sorta di "confusione storica", conseguenza immediata di quei colori, luci e personaggi che riempiendo Piazza Cattedrale spesso sembravano quasi uscire con forza dalla moderna Ferrara, non far caso alle esalazioni del Mc Donald's che puntualmente occupa ben tre piani di uno dei più belli palazzi del Duomo, e proiettarti indietro in un tempo in cui il semplice e comune narratore di emozioni visive e musicali diveniva consapevolmente un artista, capace di usare tutta la propria abilità per tenere viva l'attenzione degli ascoltatori. Il Busker definito si' come "suonatore ambulante", ma che della sua condizione di manifesta caducità ne fa un baluardo fondamentale e ci gioca combinando culture e singolari tradizioni sonore come nel caso di gruppi come "The Fujii" che inventano letteralmente un travolgente ensemble di blues e folk, frutto delle menti di chitarrista e violinista giapponesi e un trombettista britannico. La cultura assume, quindi, per una settimana la sua forma più spontanea, bambinesca e naturale, essa coinvolge tutti, rapendo dinanzi il suono di un'arpa, immobilizzando allo sguardo di un ritrattista che sembra quasi dare vita ai suoi lavori al carboncino, e intrattenendo di fronte all'estemporanea esibizione di un clown.
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Ferrara
Buskers festival... |
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online
da settembre 2002
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